Anno: 2012

“Bersani, la campagna è adesso”, di Mariantonietta Colimberti

«Nel 2013 non sarò più il segretario del Pd». E nei sondaggi cresce. La data chiave della campagna elettorale di Pier Luigi Bersani è 2013. È il numero che accompagna il suo nome nei manifesti, nei siti, nei video, insomma nella comunicazione per le primarie. Quasi a significare che lui è già là, o che comunque è là che guarda. Perché è l’anno in cui il centrosinistra tornerà al governo del paese. E poi, nel 2013 il Partito democratico celebrerà il suo congresso, appuntamento al quale – ha chiarito ieri Bersani nella videochat alla Stampa – «la ruota dovrà girare». Tradotto, il partito dovrà scegliersi un altro segretario. Anche perché (sottotesto) quello attuale dovrebbe albergare a palazzo Chigi. È un Bersani tranquillo, sereno e sicuro di sé quello che ieri si è presentato in via Lugaro, nella nuova sede del quotidiano torinese, accolto dal direttore Mario Calabresi, che ha condotto la chat. «Molto confident, eppure simpatico, cravatta rossa, segno di forza e fiducia» twittava in diretta Jacopo Iacoboni, giornalista quarantenne della Stampa, giornale non particolarmente …

“E i soldi?”, di Mario Piemontese

Il 30 ottobre la VII Commissione Cultura della Camera ha approvato alcune proposte di emendamento all’articolo 3 del disegno di legge di stabilità. La Commissione ha richiesto la soppressione dei commi 42,43, 45, 46 e 76 dell’articolo 3 del disegno di legge e contestualmente ha indicato come reperire le risorse necessarie a compensare i mancati risparmi. Il tutto dovrà essere valutato dalla V Commissione Bilancio della Camera che da oggi comincerà a esaminare l’intero disegno di legge. Obiettivi di risparmio per il MIUR La spending review ha fissato per il MIUR i seguenti obiettivi di risparmio: 182,9 milioni nel 2013, 172,7 milioni nel 2014 e 236,7 milioni nel 2015. Il disegno di legge di stabilità per raggiungere tali obiettivi ha previsto una serie di interventi sulla scuola che produrrebbero, una volta realizzati, risparmi per 240,4 milioni nel 2013, 721,3 milioni nel 2014 e 721,3 milioni nel 2015. Gli obiettivi della spending review sarebbero così abbondantemente raggiunti. La VII Commissione con i suoi emendamenti propone di raggiungere gli obiettivi di risparmio senza intervenire sulla scuola, ma …

"E i soldi?", di Mario Piemontese

Il 30 ottobre la VII Commissione Cultura della Camera ha approvato alcune proposte di emendamento all’articolo 3 del disegno di legge di stabilità. La Commissione ha richiesto la soppressione dei commi 42,43, 45, 46 e 76 dell’articolo 3 del disegno di legge e contestualmente ha indicato come reperire le risorse necessarie a compensare i mancati risparmi. Il tutto dovrà essere valutato dalla V Commissione Bilancio della Camera che da oggi comincerà a esaminare l’intero disegno di legge. Obiettivi di risparmio per il MIUR La spending review ha fissato per il MIUR i seguenti obiettivi di risparmio: 182,9 milioni nel 2013, 172,7 milioni nel 2014 e 236,7 milioni nel 2015. Il disegno di legge di stabilità per raggiungere tali obiettivi ha previsto una serie di interventi sulla scuola che produrrebbero, una volta realizzati, risparmi per 240,4 milioni nel 2013, 721,3 milioni nel 2014 e 721,3 milioni nel 2015. Gli obiettivi della spending review sarebbero così abbondantemente raggiunti. La VII Commissione con i suoi emendamenti propone di raggiungere gli obiettivi di risparmio senza intervenire sulla scuola, ma …

“Ferie d’ufficio per le supplenze brevi? Alcuni ds forzano la mano. L’altolà dei sindacati”, da La Tecnica della Scuola

Parte dei dirigenti interpretano in tal modo il divieto di monetizzazione introdotto dalla spending review. Ma per i rappresentanti dei lavoratori costringere i precari a fruire delle ferie in periodo che non va tra il 1° luglio al 31 agosto porterà inevitabili controversie. Il lungo ponte di Ognissanti è ormai alle spalle. Con un numero imprecisato di precari temporanei, docenti e Ata, che hanno dovuto piegarsi alle richieste più o meno pressanti dei loro dirigenti. E usufruire, nei due giorni di sospensione dell’attività didattica, delle ferie maturate nel corso della loro supplenza. Tutto nasce dalla disposizione normativa prevista dal decreto legge 95/2012, del 6 luglio scorso, più noto come spending review, che vieta il pagamento, anche ai pubblici dipendenti, delle ferie maturate e non godute. In particolare l’art. 5 del dl prevede che “le ferie, i riposi ed i permessi spettanti al personale, devono essere obbligatoriamente fruiti e non danno luogo in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi”. Dopo aver chiarito, dopo non poche incomprensioni, che l’adozione della norma non ha effetto retroattivo, …

"Ferie d’ufficio per le supplenze brevi? Alcuni ds forzano la mano. L’altolà dei sindacati", da La Tecnica della Scuola

Parte dei dirigenti interpretano in tal modo il divieto di monetizzazione introdotto dalla spending review. Ma per i rappresentanti dei lavoratori costringere i precari a fruire delle ferie in periodo che non va tra il 1° luglio al 31 agosto porterà inevitabili controversie. Il lungo ponte di Ognissanti è ormai alle spalle. Con un numero imprecisato di precari temporanei, docenti e Ata, che hanno dovuto piegarsi alle richieste più o meno pressanti dei loro dirigenti. E usufruire, nei due giorni di sospensione dell’attività didattica, delle ferie maturate nel corso della loro supplenza. Tutto nasce dalla disposizione normativa prevista dal decreto legge 95/2012, del 6 luglio scorso, più noto come spending review, che vieta il pagamento, anche ai pubblici dipendenti, delle ferie maturate e non godute. In particolare l’art. 5 del dl prevede che “le ferie, i riposi ed i permessi spettanti al personale, devono essere obbligatoriamente fruiti e non danno luogo in nessun caso alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi”. Dopo aver chiarito, dopo non poche incomprensioni, che l’adozione della norma non ha effetto retroattivo, …

“Usa, il voto della testa e quello del cuore”, di Massimo Gramellini

Obama, come no? Ma certo non è più la stessa cosa. Quattro anni dopo, la crisi ci ha resi meno retorici o forse soltanto più adulti. Meno disposti a rinfocolare quel sogno assurdo che tutti per un attimo abbiamo sognato: la delega della soluzione dei problemi del mondo a un unico uomo. Come in amore, quando l’oggetto della passione diventa il ricettacolo inconsapevole di ogni nostro desiderio sopito. Poi l’amore finisce, all’illusione subentra la delusione, e ci si trova davanti a un bivio: o ci si lascia o ci si ama, cioè ci si accetta per come si è davvero. Vista da lontano, la sensazione è che a Obama verrà risparmiato il divorzio. Gli americani non amano interrompere a metà il lavoro di un Presidente. Nel dopoguerra lo hanno fatto soltanto due volte, con Carter e Bush senior, ma le alternative si chiamavano Ronald Reagan e Bill Clinton, mica Mitt Romney. Uno che, come il John Kerry strapazzato nel 2004 da Bush junior, su quella fronte spaziosa da ricco qualsiasi reca impresso il marchio «loser», …

"Usa, il voto della testa e quello del cuore", di Massimo Gramellini

Obama, come no? Ma certo non è più la stessa cosa. Quattro anni dopo, la crisi ci ha resi meno retorici o forse soltanto più adulti. Meno disposti a rinfocolare quel sogno assurdo che tutti per un attimo abbiamo sognato: la delega della soluzione dei problemi del mondo a un unico uomo. Come in amore, quando l’oggetto della passione diventa il ricettacolo inconsapevole di ogni nostro desiderio sopito. Poi l’amore finisce, all’illusione subentra la delusione, e ci si trova davanti a un bivio: o ci si lascia o ci si ama, cioè ci si accetta per come si è davvero. Vista da lontano, la sensazione è che a Obama verrà risparmiato il divorzio. Gli americani non amano interrompere a metà il lavoro di un Presidente. Nel dopoguerra lo hanno fatto soltanto due volte, con Carter e Bush senior, ma le alternative si chiamavano Ronald Reagan e Bill Clinton, mica Mitt Romney. Uno che, come il John Kerry strapazzato nel 2004 da Bush junior, su quella fronte spaziosa da ricco qualsiasi reca impresso il marchio «loser», …