"Né studio né lavoro", di Carlo Buttaroni
Giovani e giovanissimi che non lavorano, non studiano, non si formano. In Italia sono 3,8 milioni. Un esercito di cui fanno parte 400mila laureati e 1,8milioni di diplomati. Il titolo di studio è un «pezzo di carta» che non gli ha aperto le porte del mercato del lavoro, né quelle della vita. Non che non avessero progetti, tutt’altro. Ma i sogni sono materia fragile quando ci si sente dire «lei è troppo qualificato per questo lavoro». Gli era stato detto che lo studio li avrebbe resi competitivi. Una promessa che è stata mantenuta sì, ma solo fuori dai nostri confini. In Italia, infatti, gli occupati con diploma o laurea, tra il 2004 e il 2013, sono diminuiti del 20%. E, nel frattempo, i neet con analoga scolarizzazione sono aumentati del 65%. I migliori, e quelli che possono, emigrano verso altri Paesi. Esportiamo talenti. O cervelli, come si dice oggi. Il 28% dei nostri laureati lascia l’Italia appena conclusi gli studi, più del doppio di dieci anni fa, quando i laureati emigranti erano il 12% del …
