"Il vero rischio? Il disinteresse", di Carlo Carboni
Con il nuovo collasso della politica, sempre inciampata su mancate decisioni che la riguardano, con le nuvole che si addensano sul futuro dell’economia e con la crisi morale che incombe da un ventennio, si torna a parlare di classi dirigenti. Però, qualche paletto andrebbe messo in questo dibattito. Primo: occorre distinguere l’élite, “ciò che si è” (un vertice), da classe dirigente, “ciò che si fa” con visione e competenza. L’avvento della democrazia ha reso le élites più numerose e plurali, ma le classi dirigenti sono diventate più rare, come i leader capaci di interpretare gli eventi, trasmettere nuove idee, aprire nuove vie. I caratteri dei leader dei tempi andati (decisori /moralizzatori) hanno esaurito la loro missione negli anni 60 quando l’Italia era un altro mondo. Il contesto è ora più complesso e non c’è più lo “scudo Atlantico”: è perciò più comodo crogiolarsi nell’”esserci” e pensare in segreto che riformare un grande paese sia una pia illusione. Secondo: ovunque nel vecchio mondo occidentale, siamo nel mezzo di una crisi della democrazia rappresentativa. Il malessere democratico …
