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"La nuova indennità di disoccupazione anche per gli esodati", di Enrico Marro

Se non sarà possibile mandare tutti gli «esodati» in pensione con le vecchie regole, si interverrà con un sostegno al reddito, che potrebbe essere l’Aspi, la nuova indennità di disoccupazione contenuta nella riforma del mercato del lavoro che da domani comincia l’iter parlamentare. Una settimana fa il governo ha promesso che entro sette giorni avrebbe fatto luce su quanti sono gli «esodati», cioè quei lavoratori che a causa di crisi aziendali e dimissioni incentivate rischiano di restare senza stipendio e senza pensione dopo il brusco aumento dei requisiti pensionistici dovuto alla riforma Fornero. Domani dovrebbe essere il giorno della verità. È infatti prevista una riunione al ministero dell’Economia tra i tecnici della Ragioneria generale dello Stato, del ministero del Lavoro e dell’Inps. La sensazione è che il governo voglia meglio circoscrivere la platea rispetto ai 350 mila esodati di cui si è parlato ufficiosamente finora e soprattutto individuare le diverse tipologie, che verranno trattate con strumenti differenti. C’è chi potrà andare con le vecchie regole previdenziali e chi appunto dovrà accontentarsi di un sussidio in …

"Partite Iva e contratti a termine: i cambiamenti sono possibili", di Bianca Di Giovanni

«L’impianto deve restare immutato, ma siamo aperti a nuove idee che vengano dal Parlamento». Così il sottosegretario alla presidenza del consiglio Antonio Catricalà annuncia l’apertura del governo sulla riforma del lavoro, che oggi sbarca in Senato. Alle 19 la commissione Lavoro di PalazzoMadamastilerà il calendario dell’esame, che potrebbe chiudersi in commissione entro in due settimane. Insomma, il varo a giugno non è impossibile. Salvo intoppi, naturalmente. POSIZIONI DISTANTI A leggere le cronache, le posizioni appaiono molto dure, soprattutto sul fronte dei datori di lavoro. Confindustria e le altre associazioni datoriali (Abi, Ania, Rete imprese Italia e l’associazione delle cooperative) terranno un vertice domani per mettere a punto una strategia durante l’esame del testo. Insomma, sembra proprio che si voglia dare battaglia. Dal canto suo il premier è tornato a difendere il testo anche durante la sua visita a Gerusalemme. «Con la riforma attuata dal nostro governo il mercato del lavoro sarà più flessibile a favore delle imprese e meno dualistico , ha detto Mario Monti nel giorno di Pasqua. E ieri dall’Egitto ha aggiunto: sulla …

"Rosi, è ora di lasciare Roma ladrona", di Michele Brambilla

Anche se la stragrande maggioranza degli italiani non lo immagina neppure, Rosi Mauro è la quarta carica dello Stato. In caso di impedimento di Napolitano, l’Italia sarebbe rappresentata dal presidente del Senato, Schifani; in caso di impedimento anche di Schifani, toccherebbe al presidente della Camera, Fini; ma se a quest’ultimo venisse il colpo della strega, la Patria avrebbe la forma e la figura della signora Rosa Angela Mauro detta Rosi. Alla quale ci sentiamo di rivolgere un cortese ma fermo invito: si dimetta. Lasci quella carica: fosse di partito, non ci permetteremmo. Ma è la vicepresidenza del Senato della Repubblica: rappresenta tutti noi e anche qualche nostro illustre antenato. Lei obietterà di non essere indagata. Ma non tutto si misura con il codice penale. Ci sono comportamenti sconvenienti che non sono reati, ma restano sconvenienti. Gentile signora: l’hanno capito anche due persone cui lei dovrebbe voler bene, Umberto Bossi e suo figlio Renzo. Anche loro non sono indagati. Ma quel che è già emerso dall’inchiesta sul conto di entrambi è bastato a indignare non dico …

"La Repubblica provvisoria", di Ilvo Diamanti

È finita un´epoca. Ripeterlo, come un mantra, serve a evitare di appiattirsi sulla cronaca (giudiziaria o di colore). Che ogni giorno riserva novità. Ieri le dimissioni del figlio del Capo – Renzo Bossi – dal Consiglio regionale della Lombardia. Oggi chissà. Ma gli scandali che hanno travolto il milieu familiare – forse meglio: familista – di Bossi, insieme alla leadership della Lega (in parte coincidenti), rammentano quanto già si conosceva. Che la Lega è divenuta, da tempo, un partito come gli altri. Per alcuni versi: più esposto degli altri alle logiche di sotto-governo. Perché ha occupato una catena infinita di posti di potere, centrale e locale, in tempi molto rapidi. E la sua classe politica è stata reclutata in base a criteri di fedeltà ai leader, non di coerenza con la “missione” del partito. Tanto meno di qualità. Tuttavia la Lega non è – o almeno: non era – un partito come gli altri. È il soggetto politico che ha rovesciato la “Questione nazionale”, storicamente identificata con il Mezzogiorno – l´area dello “sviluppo dipendente”. Ha, …

"Miriam Mafai, una vita in trincea tra giornalismo e battaglie civili", di Eugenio Scalfari

Se n´è andata una ragazza. Una vecchia e grande ragazza che ha combattuto battaglie civili per tutta la vita, volontaria, militante, giornalista e soprattutto persona. Con allegria. L´allegria di chi sa di compiere un dovere e di esprimere in quel modo il suo amore verso gli altri. Senza dimenticare l´amore verso se stessa che si chiama dignità.Insieme a tanti altri sentimenti intensamente vissuti, Miriam Mafai aveva nel sangue anche la capacità e la voglia di comunicare; il giornalismo per lei fu dunque una passione e una vocazione prima ancora che una professione. Una passione che favorì l´incontro tra la sua militanza di parte e lo sforzo di capire le ragioni degli altri che è la pre-condizione per il dialogo senza pregiudizi e quindi la possibile sintesi che assicura la convivenza sociale al tempo stesso dialettica e dinamica. La conobbi nell´ottobre del 1975. Ero nel mio ufficio all´Espresso in via Po 12 a Roma, quando il telefono squillò e una voce femminile mi chiese: «Lei è Scalfari? Sono Miriam Mafai. Vorrei vederla, è possibile?». Non c´era …

"L'Aquila che non c'è", di Ilaria Ravarino

In piazza Sallustio, quella che fu invasa dalle carriole, c’è talmente tanto silenzio che si sentono le lucertole strisciare nell’erba e i piccioni tubare fra le macerie. Una ventina di metri più indietro, oltre alle camionette dei militari che sorvegliano la zona rossa, si allunga il Corso: quello dove tre anni fa s’andava a fare shopping, e dove oggi alzano le serrande solo i pub per il giovedì universitario. È il 6 aprile 2012, sono passati tre anni dal terremoto che l’ha devastata, e L’Aquila è ferma nel tempo. Transenne che punteggiano facciate fatiscenti, insegne di negozi che non esistono più, porte spalancate sul nulla: più che una città, pare un set abbandonato all’incuria del tempo. In Piazza Duomo, dove il sabato c’era il mercato, i cani passeggiano pigri. Alcuni sono sdraiati sotto alle transenne dei lavori in corso. Altri giocano con i bambini: animali e bimbi sono le uniche creature, nel raggio di un paio di chilometri, a muoversi tra le macerie con serena indifferenza. “Io lo porto qui perchè mio marito insiste, ma …

"Misure contro la corruzione: se non ora, quando?", di Roberto Scarpinato*

Il 3 aprile a Gela un’anziana signora si è suicidata dopo avere appreso che la sua pensione era stata ridotta da 800 a 600 euro. «Questa notizia l’ha letteralmente sconvolta. Non sapeva darsi pace perché la riteneva un’ingiustizia» hanno riferito i figli. È solo l’ultimo aggiornamento di un bollettino di suicidi per disperazione e per insopportabile umiliazione, il cui numero sta crescendo con ritmi impressionanti: decine di operai senza pane, di imprenditori senza credito, di impiegati ridotti quasi a mendicare, si gettano tra le braccia della morte. Una nullificazione fisica, esito finale di una nullificazione sociale ed esistenziale subita come un’ingiustizia sociale. Suicidi come “risposta-protesta” nei confronti di uno Stato da cui ci sente abbandonati e della vigile indifferenza di una società nella quale ogni giorno di più «ognuno è solo sul cuore della terra, trafitto da un raggio di sole, ed è subito sera». Troppi nostri concittadini non hanno più la forza di attendere che si faccia sera “naturalmente”. Troppo insopportabile è divenuto il dolore. Tutto ciò accade mentre, come attestano le cronache giudiziarie, …