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"San Suu Kyi come un Mandela birmano", di Timothy Garton Ash

Se Aung San Suu Kyi sarà eletta al Parlamento birmano, questa domenica, il mondo inevitabilmente si chiederà se la Nelson Mandela d´Asia abbia infine trovato il suo presidente de Klerk. O, se preferite un paragone europeo, se la Václav Havel d´Asia abbia incontrato il suo Michail Gorbaciov. Sono partite le riprese del terzo episodio della saga «da prigioniero a presidente»? Io sono convinto che questo giorno arriverà, ma non facciamoci illusioni: gli ostacoli all´orizzonte non mancano e ci vorrà forza e buon senso, dentro e fuori la Birmania, per superarli. Qualunque cosa succeda, Aung San Suu Kyi si è meritata da tempo la comparazione con Havel e Mandela. Come Mandela, ha sopportato decenni di prigionia e ne è uscita con una straordinaria assenza di rancore. Come Havel, oltre a essere la dissidente principale del suo Paese, è anche stata capace di analizzare la condizione politica e sociale in un´ottica universale. Ascoltate il primo dei due discorsi che ha tenuto alla Bbc l´anno scorso, leggete il manifesto sulla libertà di espressione che ha appena scritto per …

“San Suu Kyi come un Mandela birmano”, di Timothy Garton Ash

Se Aung San Suu Kyi sarà eletta al Parlamento birmano, questa domenica, il mondo inevitabilmente si chiederà se la Nelson Mandela d´Asia abbia infine trovato il suo presidente de Klerk. O, se preferite un paragone europeo, se la Václav Havel d´Asia abbia incontrato il suo Michail Gorbaciov. Sono partite le riprese del terzo episodio della saga «da prigioniero a presidente»? Io sono convinto che questo giorno arriverà, ma non facciamoci illusioni: gli ostacoli all´orizzonte non mancano e ci vorrà forza e buon senso, dentro e fuori la Birmania, per superarli. Qualunque cosa succeda, Aung San Suu Kyi si è meritata da tempo la comparazione con Havel e Mandela. Come Mandela, ha sopportato decenni di prigionia e ne è uscita con una straordinaria assenza di rancore. Come Havel, oltre a essere la dissidente principale del suo Paese, è anche stata capace di analizzare la condizione politica e sociale in un´ottica universale. Ascoltate il primo dei due discorsi che ha tenuto alla Bbc l´anno scorso, leggete il manifesto sulla libertà di espressione che ha appena scritto per …

"I calcoli sbagliati (per difetto) su chi perde pensione e stipendio", di Enrico Marro

Un pasticcio. Difficile trovare un’altra definizione per la vicenda degli «esodati», brutta parola che sta a indicare quelle persone che, dopo la riforma della previdenza, rischiano di restare senza stipendio e senza pensione. È un fenomeno che si verifica ogni volta che una riforma innalza i requisiti pensionistici. Succede che i lavoratori che nel periodo immediatamente precedente hanno lasciato il lavoro, spesso con incentivi aziendali in attesa della pensione che sarebbe arrivata da lì a poco, si ritrovano improvvisamente con le regole del gioco cambiate e con il traguardo previdenziale spostato in avanti di alcuni anni. Per questo, di solito, la legge prevede delle clausole di salvaguardia che consentono, a precise condizioni, a questi lavoratori di andare in pensione con le vecchie regole. Anche questa volta è stato così, solo che a differenza del passato, la riforma Fornero prevede un aumento dei requisiti per la pensione senza precedenti e quindi la salvaguardia inizialmente tarata su 65 mila persone si è rivelata insufficiente. La norma stabilisce, tra l’altro, che potranno andare in pensione i lavoratori in …

“I calcoli sbagliati (per difetto) su chi perde pensione e stipendio”, di Enrico Marro

Un pasticcio. Difficile trovare un’altra definizione per la vicenda degli «esodati», brutta parola che sta a indicare quelle persone che, dopo la riforma della previdenza, rischiano di restare senza stipendio e senza pensione. È un fenomeno che si verifica ogni volta che una riforma innalza i requisiti pensionistici. Succede che i lavoratori che nel periodo immediatamente precedente hanno lasciato il lavoro, spesso con incentivi aziendali in attesa della pensione che sarebbe arrivata da lì a poco, si ritrovano improvvisamente con le regole del gioco cambiate e con il traguardo previdenziale spostato in avanti di alcuni anni. Per questo, di solito, la legge prevede delle clausole di salvaguardia che consentono, a precise condizioni, a questi lavoratori di andare in pensione con le vecchie regole. Anche questa volta è stato così, solo che a differenza del passato, la riforma Fornero prevede un aumento dei requisiti per la pensione senza precedenti e quindi la salvaguardia inizialmente tarata su 65 mila persone si è rivelata insufficiente. La norma stabilisce, tra l’altro, che potranno andare in pensione i lavoratori in …

“I calcoli sbagliati (per difetto) su chi perde pensione e stipendio”, di Enrico Marro

Un pasticcio. Difficile trovare un’altra definizione per la vicenda degli «esodati», brutta parola che sta a indicare quelle persone che, dopo la riforma della previdenza, rischiano di restare senza stipendio e senza pensione. È un fenomeno che si verifica ogni volta che una riforma innalza i requisiti pensionistici. Succede che i lavoratori che nel periodo immediatamente precedente hanno lasciato il lavoro, spesso con incentivi aziendali in attesa della pensione che sarebbe arrivata da lì a poco, si ritrovano improvvisamente con le regole del gioco cambiate e con il traguardo previdenziale spostato in avanti di alcuni anni. Per questo, di solito, la legge prevede delle clausole di salvaguardia che consentono, a precise condizioni, a questi lavoratori di andare in pensione con le vecchie regole. Anche questa volta è stato così, solo che a differenza del passato, la riforma Fornero prevede un aumento dei requisiti per la pensione senza precedenti e quindi la salvaguardia inizialmente tarata su 65 mila persone si è rivelata insufficiente. La norma stabilisce, tra l’altro, che potranno andare in pensione i lavoratori in …

"Fede e il sipario che cala sul Tg in versione varietà", di Massimiliano Panarari

Ci potranno mai più essere un TG4 alla Emilio Fede e un TG1 stipato di editoriali alla Augusto Minzolini nell’Italia del governo tecnico? Con una naturalezza e una non- davvero impressionanti (e alquanto imprevedibili), il governo di Mario Monti ha avuto l’effetto di un terremoto in parecchi settori della vita pubblica italiana. Sta platealmente riscrivendo l’agenda economica e sociale, ma tutto fa pensare anche, in questo nostro Paese dall’aria (apparentemente) immutabile, che abbia dato inizio, quatto quatto, a una specie di nuovo spirito dei tempi, destinato, ovviamente, a non risparmiare quei termometri ipersensibili rispetto al clima politico che sono i telegiornali. Il mix di competenza e sobrietà dei professori sta così producendo delle rivoluzioni anche nel sancta sanctorum del piccolo schermo. Uno sciame sismico: crisi d’ascolti dei talk show, aggiustamenti e ritocchi negli spazi giornalistici del servizio pubblico (a proposito del quale la maggioranza degli italiani invoca, giustamente, il recupero di uno spirito da troppo negletto), Minzolini che ha fatto i bagagli, il varo di TGCom 24 (il canale all news di Mediaset). E, soprattutto, …

“Fede e il sipario che cala sul Tg in versione varietà”, di Massimiliano Panarari

Ci potranno mai più essere un TG4 alla Emilio Fede e un TG1 stipato di editoriali alla Augusto Minzolini nell’Italia del governo tecnico? Con una naturalezza e una non- davvero impressionanti (e alquanto imprevedibili), il governo di Mario Monti ha avuto l’effetto di un terremoto in parecchi settori della vita pubblica italiana. Sta platealmente riscrivendo l’agenda economica e sociale, ma tutto fa pensare anche, in questo nostro Paese dall’aria (apparentemente) immutabile, che abbia dato inizio, quatto quatto, a una specie di nuovo spirito dei tempi, destinato, ovviamente, a non risparmiare quei termometri ipersensibili rispetto al clima politico che sono i telegiornali. Il mix di competenza e sobrietà dei professori sta così producendo delle rivoluzioni anche nel sancta sanctorum del piccolo schermo. Uno sciame sismico: crisi d’ascolti dei talk show, aggiustamenti e ritocchi negli spazi giornalistici del servizio pubblico (a proposito del quale la maggioranza degli italiani invoca, giustamente, il recupero di uno spirito da troppo negletto), Minzolini che ha fatto i bagagli, il varo di TGCom 24 (il canale all news di Mediaset). E, soprattutto, …