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"Il necessario patto sociale", di Claudio Sardo

Al tavolo sul mercato del lavoro si decide assai più di una misura d’emergenza odi una politica settoriale. È in gioco il profilo stesso del governo. Anzi, il segno sociale di questa transizione. Solo chi ha perso il senso della realtà può immaginare scambi politici tra l’articolo 18 e la legge anticorruzione, oppure la riforma della Rai.Il tema cruciale è la capacità del Paese di rispondere con coesione alla sfida della crisi e della competitività. Il «patto sociale» – cioè la partecipazione alle scelte e l’assunzione di responsabilità dei sindacati e dei corpi intermedi – non è un dettaglio. È una condizione di credibilità per l’Italia. Come fu al tempo del governo Ciampi nel ’93, anche oggi è questa la credenziale migliore per il governo Monti, oltre che un punto di forza in Europa. Nondia retta il premier alle tante sirene che consigliano la rottura, ora sostenendo che i sindacati sono per loro natura inadatti a rappresentare l’interesse generale, ora argomentando che i mercati vogliono vedere il sangue dei lavoratori. Sono i cattivi maestri. EMonti …

“Il necessario patto sociale”, di Claudio Sardo

Al tavolo sul mercato del lavoro si decide assai più di una misura d’emergenza odi una politica settoriale. È in gioco il profilo stesso del governo. Anzi, il segno sociale di questa transizione. Solo chi ha perso il senso della realtà può immaginare scambi politici tra l’articolo 18 e la legge anticorruzione, oppure la riforma della Rai.Il tema cruciale è la capacità del Paese di rispondere con coesione alla sfida della crisi e della competitività. Il «patto sociale» – cioè la partecipazione alle scelte e l’assunzione di responsabilità dei sindacati e dei corpi intermedi – non è un dettaglio. È una condizione di credibilità per l’Italia. Come fu al tempo del governo Ciampi nel ’93, anche oggi è questa la credenziale migliore per il governo Monti, oltre che un punto di forza in Europa. Nondia retta il premier alle tante sirene che consigliano la rottura, ora sostenendo che i sindacati sono per loro natura inadatti a rappresentare l’interesse generale, ora argomentando che i mercati vogliono vedere il sangue dei lavoratori. Sono i cattivi maestri. EMonti …

"Accordo vicino Ipotesi decreto per un testo blindato", di Alessandro Barbera

«Mai stata poco fiduciosa, l’accordo è realizzabile entro la prossima settimana». Per far cambiare direzione alla trattativa sulla riforma del mercato del lavoro sono bastate 24 ore e un incontro a quattr’occhi. Attorno al tavolo della sala riunioni del ministero del Welfare si sono incontrati Elsa Fornero e i leader dei principali sindacati. La battuta di martedì del ministro – «non metteremo a disposizione una paccata di miliardi senza il sì delle sigle» – aveva creato tensioni, ma rendeva bene lo stato delle cose. Per garantire una riforma graduale (e più onerosa del previsto) della riforma degli ammortizzatori, il ministro chiedeva ai sindacati altrettante garanzie sul punto più controverso: il sì ad una modifica dell’articolo 18 e delle norme sui licenziamenti. Ci sono ancora tasselli da sistemare, ma in buona sostanza lo scambio è pronto: il governo allunga l’entrata in vigore della riforma, i sindacati dicono sì ai licenziamenti per motivi economici e disciplinari e alla fine del reintegro obbligatorio. L’incontro va così bene che nel pomeriggio, durante la registrazione di una intervista a «La …

“Accordo vicino Ipotesi decreto per un testo blindato”, di Alessandro Barbera

«Mai stata poco fiduciosa, l’accordo è realizzabile entro la prossima settimana». Per far cambiare direzione alla trattativa sulla riforma del mercato del lavoro sono bastate 24 ore e un incontro a quattr’occhi. Attorno al tavolo della sala riunioni del ministero del Welfare si sono incontrati Elsa Fornero e i leader dei principali sindacati. La battuta di martedì del ministro – «non metteremo a disposizione una paccata di miliardi senza il sì delle sigle» – aveva creato tensioni, ma rendeva bene lo stato delle cose. Per garantire una riforma graduale (e più onerosa del previsto) della riforma degli ammortizzatori, il ministro chiedeva ai sindacati altrettante garanzie sul punto più controverso: il sì ad una modifica dell’articolo 18 e delle norme sui licenziamenti. Ci sono ancora tasselli da sistemare, ma in buona sostanza lo scambio è pronto: il governo allunga l’entrata in vigore della riforma, i sindacati dicono sì ai licenziamenti per motivi economici e disciplinari e alla fine del reintegro obbligatorio. L’incontro va così bene che nel pomeriggio, durante la registrazione di una intervista a «La …

“Accordo vicino Ipotesi decreto per un testo blindato”, di Alessandro Barbera

«Mai stata poco fiduciosa, l’accordo è realizzabile entro la prossima settimana». Per far cambiare direzione alla trattativa sulla riforma del mercato del lavoro sono bastate 24 ore e un incontro a quattr’occhi. Attorno al tavolo della sala riunioni del ministero del Welfare si sono incontrati Elsa Fornero e i leader dei principali sindacati. La battuta di martedì del ministro – «non metteremo a disposizione una paccata di miliardi senza il sì delle sigle» – aveva creato tensioni, ma rendeva bene lo stato delle cose. Per garantire una riforma graduale (e più onerosa del previsto) della riforma degli ammortizzatori, il ministro chiedeva ai sindacati altrettante garanzie sul punto più controverso: il sì ad una modifica dell’articolo 18 e delle norme sui licenziamenti. Ci sono ancora tasselli da sistemare, ma in buona sostanza lo scambio è pronto: il governo allunga l’entrata in vigore della riforma, i sindacati dicono sì ai licenziamenti per motivi economici e disciplinari e alla fine del reintegro obbligatorio. L’incontro va così bene che nel pomeriggio, durante la registrazione di una intervista a «La …

"Quel litro di benzina misura il malumore", di Gianni Riotta

Oggi la benzina è rincarata. È l’estate del quarantasei. Un litro vale un chilo d’insalata…» canta Paolo Conte nella sua vecchia ballata dedicata alla Topolino amaranto. E da allora il prezzo della benzina è per gli italiani l’indicatore economico primo. Rozzo, simbolico, casalingo, quel che volete, ma prima che tutti ci avvezzassimo allo spread BundBtp, quando Standard&Poor’s erano meno familiari dei grandi magazzini Standa, ora Billa, e quando nulla sapevamo del trading online, bene, che un litro di super valesse un chilo di insalata, o giù di lì, lo sapevano tutti. Non siamo i soli a ragionare così, per generazioni di americani il biglietto, prima ancora il gettone, della metropolitana di New York doveva avere lo stesso costo della fetta di pizza e il «New York Times» calcolava il costo della vita comparando subway e Napoletana. Ancora oggi, del resto, il raffinato settimanale d’affari «The Economist» pubblica un indice McDonald’s stimando le metropoli più esose con un borsino che confronta il prezzo locale del Big Mac. Non c’è dunque da stupirsi se, appena lenite le …

“Quel litro di benzina misura il malumore”, di Gianni Riotta

Oggi la benzina è rincarata. È l’estate del quarantasei. Un litro vale un chilo d’insalata…» canta Paolo Conte nella sua vecchia ballata dedicata alla Topolino amaranto. E da allora il prezzo della benzina è per gli italiani l’indicatore economico primo. Rozzo, simbolico, casalingo, quel che volete, ma prima che tutti ci avvezzassimo allo spread BundBtp, quando Standard&Poor’s erano meno familiari dei grandi magazzini Standa, ora Billa, e quando nulla sapevamo del trading online, bene, che un litro di super valesse un chilo di insalata, o giù di lì, lo sapevano tutti. Non siamo i soli a ragionare così, per generazioni di americani il biglietto, prima ancora il gettone, della metropolitana di New York doveva avere lo stesso costo della fetta di pizza e il «New York Times» calcolava il costo della vita comparando subway e Napoletana. Ancora oggi, del resto, il raffinato settimanale d’affari «The Economist» pubblica un indice McDonald’s stimando le metropoli più esose con un borsino che confronta il prezzo locale del Big Mac. Non c’è dunque da stupirsi se, appena lenite le …