"Un partito in fuga", di Massimo Giannini
Un partito in fuga. Dai problemi da risolvere, dalle scelte da compiere, dalle responsabilità da assumere. Questo è oggi il Pdl, che in un giorno solo vive una doppia crisi di nervi. Berlusconi si sottrae al rito canonico, officiato da Bruno Vespa, sul quale ha costruito in tv le sue svolte e i destini della Seconda Repubblica. Alfano si ritrae dal vertice di maggioranza, convocato dal presidente del Consiglio, insieme a Bersani e Casini. Due «indizi», che bastano a fare una prova: il Popolo delle Libertà non sa dove andare, e ormai fugge soprattutto da se stesso. La rinuncia al tele-comizio nel confortevole salotto di “Porta a Porta” nasce dall´insostenibile leggerezza della leadership di Alfano. A dispetto delle smentite postume, il delfino è ormai marchiato a fuoco dalla maledizione del «quid». «Angelino», malgrado la sua buona volontà, è condannato a rimanere il segretario del Cavaliere, più che il segretario del partito. Per questo Berlusconi è costretto a declinare l´invito di Vespa. Se fosse andato, sulla stessa poltrona che tra una settimana accoglierà il segretario del …
