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“Ma la licenziabilità non crea posti di lavoro”, di Walter Passerini

Né totem né tabù, ma nemmeno la chiave magica che riuscirà ad aprire le porte della riforma del lavoro. I manager italiani sdrammatizzano il peso dell’articolo 18, indicando la strada per un nuovo patto tra aziende e lavoratori. L’articolo 18 non è un tabù, ma da solo non serve più. La maggioranza degli 850 dirigenti e quadri intervistati rivela un atteggiamento pragmatico e laico verso quello che è diventato un territorio di crociate e di battaglie spesso ideologiche e riporta i problemi con i piedi per terra. Come risulta dall’indagine realizzata dall’associazione Manageritalia, che rappresenta oltre 35 mila direttori e capi d’impresa, con la collaborazione di Astra Ricerche, due manager su tre affermano che non è l’articolo 18 a impedire alle imprese di assumere personale (concorda con questa opinione il 61,7% degli intervistati). I dirigenti indicano con chiarezza quelle che dovrebbero essere le vere tutele in un moderno sistema del lavoro. Secondo l’86,7% degli interpellati, infatti, il punto critico è la forte competizione e l’obsolescenza di alcune professionalità, che vanno sostituite rapidamente, ma ciò deve …

"E a soffrire di più sono il Mezzogiorno e le aree industriali", di Marco Alfieri

Nemmeno la jobless recove- ci salva più. La ripresa senza occupazione che ha tenuto compagnia all’Europa per un biennio (2˚semestre 2009 1˚ trimestre 2011). Giravi per le province industriali del nord – Varese, Vicenza, Treviso, Bergamo, Brescia, Torino, Reggio Emilia, Bologna – e la fotografia era quasi identica: ripresa di ordinativi, export e fatturato rispetto alla gelata 2008 ma calma piatta sull’occupazione. La Cig non basta più Dalla scorsa primavera anche quello stato di sospensione, lenito dal materasso degli ammortizzatori sociali (30 miliardi spesi in 3 anni e mezzo per finanziare 3,4 miliardi di ore di cassa integrazione che hanno coinvolto oltre 4 milioni di lavoratori), è ormai un lontano ricordo. Il consuntivo 2011 calcolato dalla Cgil parla di 500mila lavoratori in cassa a zero ore, costretti a rinunciare a 8 mila euro in busta paga, pari a un taglio complessivo di 3,6 miliardi. Ma soprattutto di una disoccupazione ufficiale risalita a dicembre all’8,9%, al livello di 11 anni fa, prima della riforma Biagi. Quella reale, sommando gli inattivi che non cercano più, secondo la …

“E a soffrire di più sono il Mezzogiorno e le aree industriali”, di Marco Alfieri

Nemmeno la jobless recove- ci salva più. La ripresa senza occupazione che ha tenuto compagnia all’Europa per un biennio (2˚semestre 2009 1˚ trimestre 2011). Giravi per le province industriali del nord – Varese, Vicenza, Treviso, Bergamo, Brescia, Torino, Reggio Emilia, Bologna – e la fotografia era quasi identica: ripresa di ordinativi, export e fatturato rispetto alla gelata 2008 ma calma piatta sull’occupazione. La Cig non basta più Dalla scorsa primavera anche quello stato di sospensione, lenito dal materasso degli ammortizzatori sociali (30 miliardi spesi in 3 anni e mezzo per finanziare 3,4 miliardi di ore di cassa integrazione che hanno coinvolto oltre 4 milioni di lavoratori), è ormai un lontano ricordo. Il consuntivo 2011 calcolato dalla Cgil parla di 500mila lavoratori in cassa a zero ore, costretti a rinunciare a 8 mila euro in busta paga, pari a un taglio complessivo di 3,6 miliardi. Ma soprattutto di una disoccupazione ufficiale risalita a dicembre all’8,9%, al livello di 11 anni fa, prima della riforma Biagi. Quella reale, sommando gli inattivi che non cercano più, secondo la …

"Comportamento incompatibile", di Pietro Spataro

È una brutta storia. Nella quale si incrociano questioni che riguardano l’etica pubblica, la correttezza politica, il rapporto di fiducia con gli elettori e con il partito che si rappresenta. La vicenda giudiziaria che coinvolge Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita e oggi senatore del Pd, è appena agli inizi e presenta ancora alcuni aspetti poco chiari. Passaggi che sono sotto la lente della Procura di Roma e sui quali è bene riservarsi il giudizio finale. Toccherà ai pm verificare se quei 13 milioni di euro, in gran parte frutto dei rimborsi elettorali del vecchio partito di Rutelli, sono finiti tutti nelle tasche del senatore indagato. Per ora, l’unica cosa certa è che Lusi, davanti ai magistrati, ha ammesso le colpe e si è assunto ogni responsabilità. Anzi, in un’intervista, ha detto testualmente: «Mi assumo la responsabilità di tutto e di tutti». Dove l’ambiguità di quel «tutti» sembra lasciare aperto ogni possibile sviluppo. L’accusa è molto pesante: appropriazione indebita. Pesante non tanto da un punto di vista penale (il codice prevede una multa e il …

“Comportamento incompatibile”, di Pietro Spataro

È una brutta storia. Nella quale si incrociano questioni che riguardano l’etica pubblica, la correttezza politica, il rapporto di fiducia con gli elettori e con il partito che si rappresenta. La vicenda giudiziaria che coinvolge Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita e oggi senatore del Pd, è appena agli inizi e presenta ancora alcuni aspetti poco chiari. Passaggi che sono sotto la lente della Procura di Roma e sui quali è bene riservarsi il giudizio finale. Toccherà ai pm verificare se quei 13 milioni di euro, in gran parte frutto dei rimborsi elettorali del vecchio partito di Rutelli, sono finiti tutti nelle tasche del senatore indagato. Per ora, l’unica cosa certa è che Lusi, davanti ai magistrati, ha ammesso le colpe e si è assunto ogni responsabilità. Anzi, in un’intervista, ha detto testualmente: «Mi assumo la responsabilità di tutto e di tutti». Dove l’ambiguità di quel «tutti» sembra lasciare aperto ogni possibile sviluppo. L’accusa è molto pesante: appropriazione indebita. Pesante non tanto da un punto di vista penale (il codice prevede una multa e il …

"Maccari-Casarin, la Rai va in pezzi", di Fabrizia Bagozzi

Guerra a viale Mazzini su Tg1 e Tgr: gli ultimi sussulti di questo cda? Alla fine, dopo un cda Rai lungo e difficile, sono state confermate le previsioni della vigilia sulle controverse nomine del direttore del Tg1 e delle testate regionali della tv pubblica: Alberto Maccari rimane al Tg1 in proroga fino a fine dicembre e al Tgr va Alessandro Casarin, considerato molto vicino alla Lega. Con cinque voti a favore, quelli della resuscitata vecchia maggioranza Pdl-Lega e quattro contro, quelli dei consiglieri di area centrosinistra, van Straten e Rizzo Nervo – che si è dimesso –, dell’Udc De Laurentiis e, per la prima volta nella storia della Rai (almeno per il Tg1) del presidente Garimberti. È andata dunque in scena una spaccatura netta sulle nomine che il direttore generale Lorenza Lei ha insistito a portare sul tavolo del piano nobile di viale Mazzini, a dispetto delle contrarietà e del dissenso esplicito e più volte ribadito oltre che dei consiglieri di area centrosinistra, anche del presidente della Rai Garimberti. La doppietta Maccari al Tg1 e …

“Maccari-Casarin, la Rai va in pezzi”, di Fabrizia Bagozzi

Guerra a viale Mazzini su Tg1 e Tgr: gli ultimi sussulti di questo cda? Alla fine, dopo un cda Rai lungo e difficile, sono state confermate le previsioni della vigilia sulle controverse nomine del direttore del Tg1 e delle testate regionali della tv pubblica: Alberto Maccari rimane al Tg1 in proroga fino a fine dicembre e al Tgr va Alessandro Casarin, considerato molto vicino alla Lega. Con cinque voti a favore, quelli della resuscitata vecchia maggioranza Pdl-Lega e quattro contro, quelli dei consiglieri di area centrosinistra, van Straten e Rizzo Nervo – che si è dimesso –, dell’Udc De Laurentiis e, per la prima volta nella storia della Rai (almeno per il Tg1) del presidente Garimberti. È andata dunque in scena una spaccatura netta sulle nomine che il direttore generale Lorenza Lei ha insistito a portare sul tavolo del piano nobile di viale Mazzini, a dispetto delle contrarietà e del dissenso esplicito e più volte ribadito oltre che dei consiglieri di area centrosinistra, anche del presidente della Rai Garimberti. La doppietta Maccari al Tg1 e …