"Il rischio di un passo da lumaca", di Michele Ainis
Due settimane dopo il giuramento del nuovo esecutivo, la scena assomiglia a un quadro stralunato di Picasso. C’è il governo, non c’è il sottogoverno. Per designare 25 sottosegretari e 5 viceministri (o non saranno 8? Nel buio delle notizie anche i numeri brillano a casaccio), s’aprono estenuanti trattative fra i partiti e il premier. Non con tutti, però, e sempre in gran segreto: tanto da consumare un vertice notturno attraverso il tunnel sotterraneo che collega palazzo Madama a palazzo Giustiniani. L’unico dato certo è che i pretendenti sono almeno il triplo rispetto alle poltrone. Anzi no, sappiamo pure come si chiama lo strumento che districherà questa matassa. Manuale Cencelli: 40% dei posti al Pdl, 40% al Pd, 20% all’Udc. Ma nel frattempo le Camere vivono in un limbo, perché senza sottosegretari le commissioni parlamentari sono paralizzate. Eppure non mancherebbe affatto il lavoro da smaltire. Prima Repubblica? No, impero di Bisanzio. E suona in sé paradossale che un esecutivo nominato a spron battuto dal capo dello Stato, strada facendo sia diventato un lumacone. Che il governo …
