Tutti gli articoli relativi a: attualità

"Non c'è Europa senza una politica estera", di Adriana Cerretelli

L’Europa ha lanciato ieri il secondo ultimatum alla Russia di Putin in meno di un mese. Il primo è andato a vuoto, dimenticato. Il secondo forse non farà la stessa fine perché, se di fatto si può provare a chiudere un occhio sull’annessione della Crimea e sui torbidi della crisi ucraina in bilico tra guerra civile aperta e scissione, perfino per la cinica Europa diventa difficile ignorare il crash di un aereo di linea. L’aereo abbattuto da un missile partito dall’Ucraina separatista e i suoi 298 morti, quasi 200 olandesi. Forse, se la Russia continuerà a non cooperare per fermare i secessionisti da Kiev, le sanzioni europee, finora poco più che simboliche, faranno dunque un salto di qualità per colpire settori-chiave come mercato dei capitali, difesa, high-tech, energia. Forse, perché ancora non sono state messe a punto, perché tra i 28 non c’è ancora l’accordo, escluse ieri le dovute parole forti di condanna dei ministri degli Esteri Ue sull’onda di un’unanime e unitaria reazione emotiva. Forse, infine, perché ci vorrà un vertice straordinario dei capi …

"Il labirinto delle garanzie", di Michele Ainis

Il Titanic delle riforme rischia d’affondare sbattendo contro un doppio iceberg. L’elezione diretta del Senato, in primo luogo: respinta dal governo, però caldeggiata da Grillo, auspicata da Alfano, bramata da un fronte eterogeneo del dissenso tra le file del Pd e di Forza Italia. E in secondo luogo le preferenze per eleggere i nuovi deputati, negate anch’esse dall’ Italicum , ma agognate anch’esse come il primo amore. Errore: non è su questi ostacoli che può interrompersi la navigazione. Dopotutto, «Batman» Fiorito ottenne 26 mila voti di preferenza. E un Senato non elettivo costituisce la regola in Europa: funziona così in Francia, Germania, Austria, Olanda, Regno Unito, e almeno parzialmente in Belgio e in Spagna. Dov’è allora lo scoglio? Sott’acqua: c’è, ma non si vede. Come la trama impercettibile di relazioni e di reciproche influenze tra i poteri dello Stato, come il gioco di pesi e contrappesi che garantiscono la tenuta del sistema. Ecco, le garanzie. Il bicameralismo paritario rispondeva a quest’ultima funzione, nel bene e nel male. Se ce ne sbarazziamo, se al contempo iniettiamo …

"Scuole private, dove arriva la libertà", di Vladimiro Zagrebelsky

Il caso dell’insegnante che si è vista, negare il rinnovo di un contratto di insegnamento da parte di una scuola privata cattolica sulla base di un preteso suo orientamento sessuale che la scuola disapprova, offre occasione di un inquadramento del problema della discriminazione quando questa si confronti con esigenze fondate su legittimi orientamenti religiosi, ideologici o culturali. Si tratta di un terreno molto specifico, ove è necessaria un’attenta opera di distinzione e contemperamento delle esigenze diverse e opposte di rispetto della eguaglianza e di riconoscimento delle specificità. Il caso che attira ora l’attenzione riguarda il mondo dell’istruzione, ma anche altri ambiti, come potrebbe essere quello della sanità, espongono problemi analoghi. La libertà d’insegnamento assicurata dalla nostra Costituzione, accanto all’obbligo-per la Repubblica di istituire scuole statali per tutti gli ordini e gradi, implica anche la libertà di istituire scuole da parte di privati. La legge, che fissa i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, come stabilisce ancora la Costituzione, deve assicurare ad esse piena libertà. Se sull’impostazione culturale della scuola …

"L'Italia abusa delle supplenze", di Antimo Di Geronimo

La normativa italiana sulle supplenze viola la normativa comunitaria. La violazione consiste nella facoltà, concessa dalla legge 124/99 all’amministrazione scolastica, di reiterare i contratti a tempo determinato. Senza limite. E senza che il legislatore interno abbia previsto alcuna sanzione in caso di abuso. Questa, in sintesi, la posizione espressa dall’avvocato generale presso la Corte di giustizia europea, Maciej Szpunar, nelle conclusioni presentate il 17 luglio scorso in un giudizio promosso dalla Corte costituzionale e dal Tribunale di Napoli davanti ai giudici comunitari. È giunto alle battute finali, dunque, il braccio di ferro che si sta disputando ormai da anni tra precari della scuola e amministrazione scolastica. E che sembrava essersi definitivamente risolto in favore del ministero, dopo la sentenza 10127/2012 del Corte di cassazione. Sentenza con la quale i giudici di legittimità avevano giustificato l’operato del ministero dell’istruzione. Che attraverso la reiterazione dei contratti non avrebbe abusato del ricorso alle supplenze, ma avrebbe delineato un vero e proprio criterio di reclutamento, finalizzato all’immissione in ruolo a seguito dell’accumulo del punteggio di servizio. Di qui la …

"L’industria continua a soffrire", di Andrea Bonzi

Si dirà che era difficile sperare in qual- cosa di meglio, viste le ultime previsioni sul Pil. A dar la mazzata finale all’ottimismo sulla crescita italiana è stato ieri l’Istat, che ha certificato il calo (-1%) del fatturato dell’industria a maggio rispetto ad aprile, registrando flessioni sia sul mercato estero che su quello interno (rispettivamente -1,9% e -0,6%) e il calo degli ordinativi, con una diminuzione del -2,1% (-4,5% di quelli provenienti dall’estero e -0,2% di quelli interni). E se corretto per gli effetti di calendario – i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 22 di maggio 2013 -, il fatturato totale cresce in termini tendenziali del +0,1%. Le cose peggiorano allargando il periodo considerato: nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo diminuisce dello 0,7% rispetto ai tre mesi precedenti (-0,8% per il fatturato estero e -0,7% per quello interno). SINDACATI PREOCCUPATI Numeri che non passano inosservati al- le parti sociali. Susanna Camusso, numero uno della Cgil, ribadisce che il ca- lo della produzione industriale «è la nostra preoccupazione, anche nei giorni scorsi …

"La diplomazia di Babele", di Luigi Bonanate

Il vuoto politico crea dei mostri, avrebbe potuto dire Goya. Una specie di ombra nera sta coprendo il mondo: è fatta di violenza, per un verso, e di assoluta inettitudine politica, dall’altra. Sotto questa cappa nessuno sa più che cosa fare. Non Putin che è incapace di controllare le frange estreme dei suoi accoliti o sta ingannando il mondo intero; non l’Unione Europea che non sa che pesci pigliare nello stabilire chi (tra le tante degne persone – nessuno ne dubita – che sono in lizza) possa diventare il suo rappresentante internazionale; non gli Stati Uniti, che per voler andare d’accordo con tutti non vanno più d’accordo con nessuno. Ma siamo ancora abituati a guardare agli Stati Uniti come al primo e più importante protagonista della vita politica internazionale, e non riusciamo a capacitarci delle prove di inettitudine che da quel paese vengono in continuazione. Sia ben chiaro: non sono in discussione le gaffes del Segretario di Stato Kerry, ma l’incapacità politica statunitense ad affrontare le novità e, più ancora, le sorprese. Ma chiediamoci, con …

"Quella via possibile di uscita dal conflitto", di Ugo Tramballi

Immaginatevi un israeliano e un palestinese che discutono degli avvenimenti di Gaza. Per capire perché dopo tante guerre e processi di pace falliti, la tauromachia sembra essere senza fine non serve analizzare il ruolo dell’America, valutare la scomparsa di un vecchio ordine internazionale né l’efficacia di uno nuovo. Il petrolio ha scarsa presa e il dominio del mondo non conta perché Israele e Palestina insieme sono più piccoli dell’Emilia-Romagna. Immaginatevi dunque un israeliano e un palestinese che discutono: non uno della destra nazional-religiosa ebraica e uno di Hamas. Due nella media che desiderano una soluzione del conflitto purché, comprensibilmente, non sia troppo di danno alla propria parte. Cioè la maggioranza quanto meno relativa dei due popoli. «Avete già ucciso più di cento bambini», dice il palestinese. «Sono i terroristi che si fanno scudo di loro», risponde l’israeliano. «La nostra è una lotta di popolo, dobbiamo liberare la nostra terra», ribatte il primo. «Da Gaza ce ne siamo andati nove anni fa», insiste il secondo. Il palestinese: «Dalla Cisgiordania no, e continuate ad allargare gli insediamenti». …