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"Consigli per resistere all'emergenza", di Luca Mercalli

Costa Est degli Stati Uniti: prima un improbabile terremoto, poi l’attesa per l’arrivo di Irene fino a New York, un uragano poco consueto fino a queste latitudini, il tutto a dieci anni da quel drammatico undici settembre. Cosa si accanisce sull’America? Le tempeste naturali dopo quelle finanziarie hanno almeno un vantaggio: sono un fenomeno fisico potente, pericoloso ma ben identificabile, contro cui ci si può organizzare e preparare. E proprio una concreta e pragmatica «preparedness» formicola febbrile su una striscia di territorio che va dalla South Carolina al New England, un concetto intraducibile in italiano, un misto di prevenzione e prontezza operativa di fronte a un disastro annunciato, sotto il motto «Sperare in bene, prepararsi al peggio». Nulla a che vedere con il catastrofismo né con il fatalismo. Qui sono le immagini satellitari e i modelli di simulazione dell’atmosfera a fornire i dati su cui costruire una strategia delle istituzioni ma soprattutto del popolo. Dopo Katrina nel 2005 gli Stati del Sud hanno metabolizzato questa lezione, per New York è invece meno scontato dover mettere …

"Il mercato impeccabile", di Giorgio Ruffolo

La più grave crisi capitalistica dopo quella degli anni Trenta del secolo scorso, che precipitò nella grande depressione, non ha intaccato la fede liberista nell´infallibilità dei mercati, anzi del Mercato. Angelo Panebianco ne offre un perspicuo esempio quando (sul Corriere della Sera) trancia con eleganza la questione suprema della superiorità del Mercato sullo Stato come gestore specializzato efficace delle grandi interdipendenze economiche. Per efficace intende, penso, capace di raggiungere e mantenere equilibri stabili. Lo Stato, invece, sarebbe il portatore di interessi particolari, nazionali e democratici destinati per loro natura a turbare i processi di interdipendenza. Insomma, un disturbatore istituzionale. Posizione elegante ma a mio parere infondata per due ragioni. La prima è che una posizione di interdipendenza stabile la si può conseguire in vari modi e con varie combinazioni di distribuzione del reddito e del potere. La può raggiungere la Svezia e la mafia; quest´ultima, dal punto di vista del governo delle interdipendenze, in modo efficacissimo. Una posizione di equilibrio può essere raggiunta in condizioni di tendenziale equilibrio distributivo o in condizioni di suprema iniquità. …

«Approvata la Finanziaria serve un nuovo governo», intervista ad Anna Finocchiaro di Simone Collini

Primo, sulla manovra: convergenze parlamentari, tra i gruppi di opposizione ma anche con la maggioranza, «non solo sono auspicabili ma devono esserci». Secondo, sulla crisi che attanaglia il Paese: è ampiamente «dimostrato» che questo governo non è ingrado di affrontarla e quindi «approvata la manovra bisogna voltar pagina». Terzo, sullo sciopero generale indetto dalla Cgil: l’autonomia del sindacato «va rispettata» ed è «normale che rappresentanti del Pd partecipino ad iniziative indette da forze sociali, ma noi vogliamo salvaguardare l’accordo del 28 giugno». Per Anna Finocchiaro la discussione in corso al Senato sulla manovra rivela la grande debolezza della maggioranza e l’intento del governo di dividere il fronte sindacale. Dice la capogruppo del Pd al Senato: «Devono tener conto delle nostre proposte.Non possono solo tagliare e far pagare i soliti noti. Servono misure per la crescita. Altrimenti si consegna il Paese alla recessione». Pensa sia veramente modificabile col vostro contributo la manovra? «Intanto verrebbe da dire: quale manovra? Ormai è palese che dentro la maggioranza, su ciascun punto, è in atto un conflitto aperto. Addirittura, la …

"Domande sulla “novità” Montezemolo", di Giorgio Merlo

E dopo il “miliardario” Berlusconi arriva il “miliardario” Montezemolo? Messa così potrebbe essere una battuta da bar ma, invece, questo potrebbe rivelarsi uno dei tanti scenari possibili in vista delle prossime elezioni politiche. Certo, il fascino e il carisma del Berlusconi edizione 1994 non è lontanamente paragonabile allo stile tecnocrate di Montezemolo e alla sua voglia di protagonismo un po’ sgangherato ed approssimativo che sta manifestando in queste settimane. Ma tant’è. Sempre di “miliardario” si tratta. Ora, però, al di là delle ricchezze e dei puntuali conflitti di interesse che potrebbero affacciarsi, si tratta di valutare sul terreno squisitamente politico l’ipotetico approdo politico del presidente della Ferrari e dell’ex presidente Fiat. Almeno su due versanti. Quello della prospettiva politica e, soprattutto, sui contenuti del nuovo “partito”. Sul terreno della prospettiva politica, la secca analisi di Bersani è abbastanza calzante. E cioè, siamo in un contesto bipolare. Ma non perché lo impone la regola elettorale. Ma per una semplice constatazione, quasi storica. Non a caso, tanto nella prima quanto nella Seconda repubblica il bipolarismo è stato …

Bersani: «Come possiamo stupirci se la Cgil sciopera?», di S.C.

«Con tutto quello che il Pd stesso pensa e dice della manovra, dovrebbe forse stupirsi di uno sciopero o di una qualsiasi altra forma civile di mobilitazione o di protesta?» A Pier Luigi Bersani non piace la polemica che si è aperta nell’opposizione e all’ interno del suo stesso partito sullo sciopero generale indetto dalla Cgil per il 6 settembre. Mentre Idv e sinistra radicale aderiscono alla giornata di mobilitazione e chiedono al Pd di fare altrettanto, mentre il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini critica la decisione presa da Corso Italia e chiede al Pd di «abbandonare ogni ambiguità» e dire «da che parte sta», mentre nello stesso Pd c’è chi,come Beppe Fioroni, sostiene che «bisogna opporsi punto e basta a uno sciopero assurdo e controproducente », Bersani scrive sull’home page del sito web del partito una nota piuttosto chiara: parte sottolineando che di fronte a una manovra iniqua e regressiva come quella che vorrebbe approvare il governo, il Pd non si stupisce che sia stato indetto uno sciopero. E continua così: «Piuttosto, si prenda …

"A Brancher 160 milioni di euro", di Paolo Biondani

Avete presente l’ex ministro di Berlusconi appena condannato in via definitiva a due anni? Bene: il governo lo ha nominato presidente con pieni poteri di un nuovo ricchissimo ente. Così l’esecutivo italiano ha un nuovo record: è l’unico al mondo che in tempi di sacrifici e di tagli affida una valanga di denaro a un pregiudicato. Per distribuire preziosi pacchi di soldi pubblici mentre l’Italia rischia la bancarotta, cosa c’è di meglio di un bel comitato politico, presieduto da un onorevole marchiato dalla giustizia come ladrone? Spesso in Italia, come insegnava Ennio Flaiano, la situazione è grave, ma non seria: a riconfermarlo è un atto del governo che affida un tesoretto di 160 milioni di euro a un nuovo ente presieduto e diretto da Aldo Brancher. Sì, proprio lui, il deputato berlusconiano fresco di condanna definitiva per i reati di ricettazione e appropriazione indebita. Il neonato ente parastatale si chiama “Odi” (“Organismo di indirizzo”) ed è stato istituito il 14 gennaio 2011 con un apposito decreto firmato nientemeno che da Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti. …

"Se le Primavere Arabe Tradiscono le Donne", di Cecilia Zecchinelli

Hala Misrati, la star della tv di Gheddafi finita sui media del mondo per il suo ultimo show con pistola prima dell’arresto, era diventata una celebrità negli ultimi mesi, la voce più forte della propaganda. Ma è difficile pensare che se anche avesse vinto il Colonnello, cosa ormai impossibile, la tostissima ex scrittrice di romanzi rosa avrebbe trovato un ruolo di leadership nella Jamahiriya. E anche le amazzoni del Qaid (guida), tanto decantate e poi sparite, avevano un ruolo ancillare nonostante le divise e le armi: nessuna femminista araba le ha mai portate d’esempio e in Occidente piacevano soprattutto agli uomini. Ma se il maschilismo dei vecchi regimi arabi, caduti e non, è cosa nota, che dire dei governi nascenti? Nella Nuova Libia le donne avranno più spazio nella vita pubblica? E in Egitto, in Tunisia? Un’altra domanda: la loro presenza nella stanza dei bottoni, se non egualitaria almeno importante, può essere davvero, tra qualche mese quando i tre Paesi voteranno, la prova del loro livello di democrazia? A questo si può rispondere che ci …