"Il ladro di realtà", di Miguel Gotor
Ora che Fassino ha conquistato Torino di slancio e che Pisapia ha staccato la Moratti di sette punti sono in tanti a dire: «Io l´avevo detto». Prima, però, l´orizzonte di attesa era ben diverso: Berlusconi, proprio nella sua città, doveva dimostrare di essere in sintonia con la pancia del Paese. Al massimo insidiato dal successo di una Lega finalmente moderata; a livello nazionale il Terzo polo era destinato a veleggiare con il vento in poppa degli auspici, mentre i coccodrilli per il Pd di Bersani, «il caro estinto», erano gia pronti. Costa ammetterlo, forse più a sinistra che a destra, ma le cose stavano così. Quanti hanno avuto la possibilità di assistere agli ultimi giorni di campagna tra Milano e Torino non hanno dimenticato che anche nell´elettorato progressista da tempo l´insoddisfazione e il timore serpeggiavano profondi. A Torino la vittoria di Fassino al primo turno era in discussione con il solito rosario di argomenti: l´uomo è grigio, imposto dal partito di Roma, ormai da decenni lontano dalla città che non conosce più, incapace di entrare …
