"Un´identità da ristudiare", di Francesco Merlo
E se dovessimo ancora farlo, il Risorgimento? Contro Bossi, che lavora per dividere l´Italia imputando al Sud lo Stato che dal Nord è nato. Contro i “neoterroni”, che gli forniscono alimento immaginando un´altra Cassa del Mezzogiorno, un partito del Sud. Contro la riforma della Gelmini, che concentra nella scuola a cui si deve l´unità d´Italia i più vieti e rancorosi luoghi comuni antiunitari. A partire da Gramsci, tutti gli storici hanno raccontato il Risorgimento come il piccolo movimento militare di un grande gioco internazionale, alla fine del quale i contadini del sud diventarono briganti, periferia senza storia e senza patria e dunque illegale e mafiosa; la Lombardia, che era europea, fu annessa al Piemonte; le altre realtà statali furono unificate con un artifizio da un gruppo di notabili che parlavano francese. L´Italia che ne nacque fu, per tre quarti di secolo, malata: a Nord infestata da pellagrosi e cretinici per via della dieta a base di mais, al sud da contadini devastati da quella malaria che uccise anche Cavour. Nel 1882 il senatore Luigi Torelli …
