"Il vero obiettivo azzoppare i pm", di Giuseppe D'Avanzo
La riforma della giustizia è una favola buona per gli ingenui. Nei tre striminziti fogli che il ministro della Giustizia porta in giro, al Quirinale, Montecitorio, Palazzo Madama, Palazzo dei Marescialli, non c´è alcuna traccia di riforma. Nessuna correzione di ciò che è oggi storto. Nessuna cura delle criticità del sistema. “Riforma” è un eufemismo. Consente all´Eletto di manipolare la Costituzione per rendere innocuo il pubblico ministero, la bestia nera. Il sedicente rinnovamento della giustizia non è altro che questo: l´assalto all´autonomia e all´indipendenza delle procure; il tentativo di fare del pubblico ministero non un “potere” né un “ordine” ma “un ufficio” – sarà così definito – che rappresenta nel processo le fonti di prova raccolte dalle polizie dipendenti da una mano governativa che, a sua volta, deciderà con il ministro di Giustizia “le priorità” nell´esercizio dell´azione penale. Addio articolo 112 della Carta: “Il pubblico ministero ha l´obbligo di esercitare l´azione penale”. Liquidato l´articolo 109: “L´autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria”. C´è anche altro nel programma del governo: la separazione delle carriere; lo sdoppiamento …
