"L’ultimo Berlusconi, un re dei balcani Pdl", di Francesco Lo Sardo
Si sfrangia il Pdl, dal Nord al Sud: ultima, la rottura di Micciché. Così, senza dichiararlo, si torna all’antico, al 1994. Al nord quello che di fatto è un Polo delle libertà “PdlLega” a trazione Bossi-Tremonti, al sud il “polino” del buongoverno di Micciché che muove in queste ore i suoi primi passi, sorretto dall’invisibile ma salda mano dal lungimirante papà Marcello Dell’Utri. Intorno, un pulviscolo di oltre 14 partitini, dai socialisti alle destre di Storace, Mussolini, Santanché, al Pri di Nucara – l’ultimo è quello di Mannino e Cuffaro, che porta a quota cinque il numero di scissioni dell’Udc fomentate da Berlusconi e capeggiate da Rotondi, Giovanardi, Baccini, Pionati. Il Pdl è ridotto a una scatola vuota affidata ai triumviri Verdini, Bondi e La Russa: sedici anni dopo la discesa in campo del Cavaliere, il partito di maggioranza relativa si sta disintegrando e assume sempre più, giorno dopo giorno, le inconfondibili fattezze della Forza Italia degli albori: un’entità inafferrabile, l’ombra di un partito, un mero logo elettorale da collegare alla materialità del corpo di …
