Tutti gli articoli relativi a: attualità

"Una scelta sbagliata", di Sergio Romano

Se gli incontri del presidente del Consiglio con il capo dello Stato fossero frequenti e regolari (persino sotto il fascismo Mussolini veniva ricevuto dal re una volta alla settimana), quello preannunciato ieri non avrebbe suscitato un particolare interesse. Ma il prossimo accadrà dopo una fase durante la quale gli incontri sono stati rari, e al presidente della Repubblica, per di più, verrà chiesto di ricevere non soltanto il presidente del Consiglio, ma una specie di delegazione composta da Silvio Berlusconi e Umberto Bossi. I temi della discussione, a giudicare dalle dichiarazioni del leader della Lega, saranno verosimilmente la sostituzione di Gianfranco Fini alla presidenza della Camera dei deputati e, in prospettiva, la possibilità di elezioni anticipate. Sembra quindi che i leader dei due partiti della maggioranza abbiano deciso di alzare il livello della crisi, di renderla istituzionale e di appellarsi per la sua soluzione al capo dello Stato. A me sembra che sull’opportunità di questa iniziativa possano farsi alcune osservazioni amare. In primo luogo non ha molto senso deplorare gli interventi del capo dello Stato …

"Inamovibile per liberarlo dai ricatti", di Michele Ainis

L’ennesima zuffa tra i poteri dello Stato ha un antefatto più remoto del discorso pronunziato da Gianfranco Fini a Mirabello. Trae origine dalla voracità dei partiti politici italiani, il cui appetito – in questa seconda Repubblica, ancor più che nella prima – ormai supera quello di Pantagruel. E allora facciamo un esercizio storico, dato che la memoria non è precisamente la nostra qualità migliore. Ai tempi della Democrazia Cristiana, Montecitorio veniva offerto in appannaggio a un esponente dell’opposizione: vi si avvicendarono Ingrao, la Iotti (rimasta in sella 13 anni di fila, un record), Napolitano. Nel 1994, con il successo elettorale di Silvio Berlusconi, la seconda Repubblica riceve il suo battesimo, e a quel punto la nuova maggioranza occupa tutti i posti in tavola, compresa la poltrona di Montecitorio. La sinistra strepita, ma nel 1996 – quando arriva il suo momento – s’adegua volentieri: così Violante subentra alla Pivetti. E però non basta, il cibo sul piatto non è mai abbastanza. Dal 2001 in poi la presidenza della Camera entra negli accordi elettorali, tant’è che regolarmente …

"Il primo passo di una destra normale", di Carlo Galli

La destra che è nata a Mirabello – soggetto politico con esistenza parlamentare ma non ancora partitica – costituisce del berlusconismo la contestazione interna, ma anche, al tempo stesso, l´antitesi frontale. Un paradosso che dice molte cose sulla politica del nostro Paese, e che va decifrato. Fini ha rotto con Berlusconi simbolicamente, in modo radicale. Gli ha contestato il riflesso padronale, l´incapacità di vera leadership (cioè il deficit di capacità di convincimento e di mediazione), l´intolleranza repressiva definita illiberale e “staliniana”, l´interpretazione cesaristica e personalistica della politica, il soffocamento della dialettica democratica, la distruzione degli equilibri e delle regole costituzionali, il populismo. Solo le parole “conflitto d´interessi” non sono state esplicitamente pronunciate – il rischio di essere identificato con la sinistra sarebbe stato per Fini troppo alto – ; ma molto di quello che esse denotano, cioè la confusione sistematica fra pubblico e privato, era contenuto nell´idea di politica che è stata proposta: una politica saldamente istituzionale, costituzionale, repubblicana, orientata al bene comune della nazione e non di Uno o di pochi. Dunque, per quanto …

"Pd pronto a riscrivere le regole", di Mariantonietta Colimberti

Il giorno dopo Mirabello e mentre è in pieno svolgimento la festa nazionale democratica a Torino, nel Pd ci si interroga sulle conseguenze del discorso di Gianfranco Fini e sugli scenari che potranno aprirsi di qui a qualche mese, se non a poche settimane. E proprio da Torino è arrivata ieri la richiesta di dimissioni del governo da parte del vicesegretario Enrico Letta: «Berlusconi e Bossi prendano atto che è finita, vengano in aula e aprano la crisi». Che le parole del presidente della camera abbiano segnato un punto di non ritorno è un giudizio condiviso da tutte le anime del maggior partito di opposizione che Europa ha raccolto. Così come è diffusa la convinzione che la situazione politica possa precipitare da un momento all’altro e il paese rischiare di andare alle urne con l’attuale legge elettorale, che, ricorda Pierluigi Castagnetti, «ha già fallito due volte, nel 2006 e nel 2008; in entrambe le occasioni, infatti, la maggioranza è venuta meno a metà legislatura». «Se prevalesse l’asse Lega-berlusconismo populista – rileva il veltroniano Walter Verini …

"Non solo Teheran, l’omicidio di gruppo che non sporca le mani", di Lorenzo Biondi

Quando un crimine colpisce tutta la società, perché minaccia l’ordine naturale delle cose, deve essere la comunità intera ad eseguire la sentenza. È l’antica brutale logica della lapidazione: non un boia solo, ma un’esecuzione collettiva. Questa punizione vecchia come il mondo (nella Bibbia vengono indicati diciotto reati da punire con la morte a sassate) non è limitata al solo Iran. Degli altri paesi si sente parlar poco: sono nazioni che non fanno notizia, perché troppo lontane o – in qualche caso – perché alleate dell’occidente. Amnesty International elenca almeno nove paesi nei quali la lapidazione è legale. Ad esempio i “civilissimi” Emirati Arabi, che nei grattacieli di Dubai ospitano uno dei centri della finanza globale. Statistiche certe però non ne esistono. La questione riaffiora sporadicamente davanti agli occhi dell’opinione pubblica occidentale, in modo più o meno casuale. Nell’estate del 2009 i quotidiani inglesi avevano raccontato della moglie di un principe saudita che era riuscita a fuggire a Londra dopo essere rimasta incinta del proprio amante. La donna aveva fatto richiesta di asilo politico, per evitare …

"Quei "pezzi" che perde il Cavaliere", di Michele Brambilla

È azzardato cercare qualche punto in comune fra il botto che ha provocato Gianfranco Fini e quello che ha ottenuto il nuovo tg di Enrico Mentana? Forse no. E vediamo di capire perché. Fino a qualche tempo fa i due appartenevano in qualche modo all’universo berlusconiano. Il primo, dopo una vita passata in quell’angolo in cui era relegato il neofascismo italiano, fu sdoganato nel 1993 con una battuta che è il vero esordio politico di Berlusconi («Se fossi un cittadino romano voterei Fini sindaco»). Dopo di che, per sedici anni Fini è stato per il Cavaliere un alleato fedele: per certi versi ancora più fedele di Bossi, visto che mai si è presentato alle politiche da solo (a differenza della Lega); e visto che meno di tre anni fa ha accettato di sciogliere il suo partito, An, per fondersi con Forza Italia. Il secondo, Mentana, dei giornalisti delle aziende di famiglia non è mai stato uno dei più zelanti adulatori del capo: ma neppure si può dire che sia stato frondista, o men che meno …

"Un eroe del Sud", di Ermete Realacci

Meno di un mese fa, durante le vacanze, ho trascorso un’intera giornata insieme ad Angelo Vassallo. Non la finiva più di raccontarmi tutto quello che aveva fatto e stava facendo per la sua terra. Con orgoglio e passione mi mostrava i risultati di quella battaglia vinta, oppure il centro culturale multiservizi per gli anziani appena inaugurato, o ancora un angolo nascosto del suo meraviglioso territorio. Mentre assaporavamo fichi del Cilento. Angelo era un amico, un uomo coraggioso che amava la sua terra e le sue origini di pescatore e che aveva fatto dell’ambiente e della lotta all’illegalità le sue bandiere. Sapeva che per il futuro dell’amato Sud, lottare contro la devastazione dell’ambiente e contro la criminalità organizzata era come combattere con due facce della stessa medaglia e che per guardare al futuro bisognava scommettere sui talenti del territorio. Su questi temi aveva costruito l’impegno della sua amministrazione comunale che governava dal 1995 con una sola breve interruzione di sei mesi. Era un ottimo sindaco, di quelli che fanno buona politica e dai quali si dovrebbe …