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"La Costituzione e i beni pubblici", di Salvatore Settis

Nel duro scontro fra interessi privati e bene comune dei cittadini, c´è un dato da cui partire: il più robusto schieramento italiano è il “partito della Costituzione”. Lo mostra l´eloquenza dei numeri: nelle elezioni del 2008, il maggior partito italiano (il Pdl) ebbe 13.629.464 voti, pari al 37,3% dei voti espressi; nel referendum del 2006, la riforma costituzionale varata dal centro-destra fu bocciata da 15.791.293 italiani (il 61,3 % dei voti espressi). La percentuale dei votanti fu assai diversa nei due casi (52,3% nel 2006, 80,4% nel 2008), ma quel che conta (anzi, conta ancor di più) è il dato in cifra assoluta: a difesa della Costituzione, contro una riforma che somiglia anche troppo all´insussistente “Costituzione materiale” invocata dall´onorevole Bianconi contro il Capo dello Stato, votarono allora oltre due milioni di cittadini più degli elettori Pdl di due anni dopo. Come ha osservato il Presidente emerito Scalfaro, i vincitori del referendum del 2006 non seppero trarre le conseguenze di quel risultato, ma è oggi il momento di ricordarsene. Oggi, mentre il Paese è in preda …

"Ma prima va rispettata la legge", di Michele Brambilla

Quando si comincia a parlare di espulsioni di rom, come ha fatto il nostro ministro degli Interni e come stanno facendo in Francia, è inevitabile che tornino subito in mente immagini fra le più sinistre di quel macabro film che per certi versi è stato il Novecento. Viene in mente persino quella celebre poesia di Bertolt Brecht: «Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti. E io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare». Anche se erano altri tempi e altri regimi, non c’è dubbio che già il termine «espulsioni» suoni macabro. In Italia si discute ormai da anni se siamo un popolo razzista oppure no, ed è una discussione destinata a finire in un vicolo cieco perché essa pure viziata da quella specie di …

"La badessa del Pdl predica al Meeting Cl", di Francesco Lo Sardo

Un’altra angoscia del Cavaliere: il catto-complotto. E i big del Pdl si gettano all’inseguimento del consenso dei cattolici. Il campanello d’allarme, a palazzo Grazioli, ha cominciato a suonare impazzito dopo le parole di Bernhard Scholz, presidente della Compagnia delle Opere, il “braccio economico” di Cl, che associa 35mila e rotte imprese. E meno male che Sholtz l’ha detto al Corriere della sera: siamo contrari a elezioni anticipate. Meno male perché se a intervistarlo fosse stata Repubblica – com’è avvenuto con Tremonti, che da allora vive in regime da “sorvegliato speciale” – Berlusconi non avrebbe più dubbi sull’esistenza di un catto-complotto ai suoi danni. Anche Cl mette i bastoni tra le ruote all’exit strategy elettorale di Berlusconi per non farsi logorare e arrivare in barella a fine legislatura. No al voto, no governi tecnici, ma «proseguire le riforme iniziate, dare concretezza al lavoro intrapreso », dice Scholtz. Non così la pensano Formigoni, Lupi, Mario Mauro, i ciellin-pidiellini a modo loro simbiotici con Berlusconi, da cui hanno avuto molto e che seguirebbero fino alle porte dell’inferno: «Ma …

"Il viaggio dell'Unità, 150 anni dopo. Le donne ribelli della Sicilia", di Giuseppe Civati

Qui non si va né avanti, né indietro»: l’unità, la scuola e le camicie rosa un Paese che ospita Cefalù non può essere triste. Rileggo i miei appunti ai piedi della cattedrale, tra turisti francesi e spagnoli. C’è un sole giaguaro e un caldo torrenziale. Per il poncho garibaldino, le temperature sono troppo elevate. Va bene una t-shirt. È un’insegnante precaria, Caterina Altamore. Mi parla dello sciopero della fame iniziato una settimana fa a Palermo da parte di tre colleghi. Uno è stato ricoverato la scorsa notte. Caterina è la dimostrazione vivente che gli statali e gli insegnanti non sono tutti fannulloni, come piace a qualcuno. Ha insegnato per un anno a Palazzolo sull’Oglio, Brescia. Molto lontano da casa sua e dai suoi affetti. Mi parla della difficile interlocuzione con il mondo della politica, «con chi di dovere»: Lombardo aveva promesso un anno fa un tavolo di confronto, che però non è mai stato aperto. E i partiti spesso sembrano distanti. Mila Spicola è stata un mese a Roma a preparare il Forum della Scuola …

"Le elezioni la norma e il Quirinale", di Michele Ainis

C’è una norma costituzionale sullo sfondo di questa crisi politica che incrudelisce giorno dopo giorno. E c’è anche un organo, un potere, un uomo scaraventato suo malgrado nel centro della mischia. L’uomo è Napolitano: dovrà sciogliere le Camere, come reclamano Bossi e Berlusconi se la maggioranza verrà sconfitta in Parlamento? La norma è l’articolo 88, secco e laconico com’era nel costume dei nostri padri fondatori: «Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse». È il potere più importante attribuito al Quirinale, e non a caso viene messo sotto schiaffo in questo tempo di rissa fra i poteri. Dicono che la nuova Costituzione materiale ne abbia svuotato i contenuti: siccome gli italiani votano con un pretendente al trono indicato per nome e cognome sulla scheda elettorale, allora se il monarca cade giù dal trono bisogna farli votare nuovamente, non c’è alternativa allo scioglimento anticipato. Balle: nel 2006 Prodi vinse con questa stessa legge elettorale, e quando due anni dopo inciampò in un voto di sfiducia nessuno …

"Per salvare il Lodo, 5 milioni di cause a rischio", di Liana Milella

Mandare al macero, o quantomeno compromettere pesantemente il corso, di 5 milioni di cause civili pendenti, pur di cambiare il destino dell´unica che gli interessa. La sua. Quella sul lodo Mondadori che, se venisse confermata la sentenza di primo grado del giudice Raimondo Mesiano, costerebbe alla Fininvest 750 milioni di euro da versare alla Cir di Carlo De Benedetti. Non si smentisce mai Silvio Berlusconi. Il metodo delle leggi ad personam e ad aziendam è sempre lo stesso. Storia lunghissima, Cirami, Cirielli, rogatorie, falso in bilancio, blocca processi, processo breve, lodo Schifani, lodo Alfano, già una norma per il caso fiscale della stessa Mondadori. Solo per citare le più note. E le prime indiscrezioni sul suo progetto, annunciato venerdì a palazzo Grazioli durante la conferenza stampa post vertice, per «un piano straordinario per il rapido smaltimento delle cause civili pendenti», svela subito il suo interesse recondito. Poiché per i processi civili non c´è amnistia che tenga, allora la strategia del colpo di spugna deve camminare per altre vie e ammantarsi di una fittizia regolarità. Ma …

"Perché il Cavaliere deve temere le urne", di Ilvo Diamanti

NON è una novità, il protagonismo di Bossi. Esibito anche in passato, quando la Lega contava molto meno. Tuttavia, Bossi (e, di riflesso, la Lega) raramente è apparso così determinato. Oggi, infatti, è lui a dettare i tempi e i temi della crisi. Senza preoccuparsi di nulla e nessuno. Nei confronti di Fini e dei suoi amici: «Bisogna cacciarli. Fini è invidioso e rancoroso». Il dialogo è tempo sprecato: «Meglio andare a votare subito». Cioè: «A fine novembre, al massimo ai primi di dicembre». Lo ha ripetuto più volte, negli ultimi giorni. D´altronde, non c´è spazio per altre maggioranze, oltre a questa. Di fronte a governi tecnici il Nord insorgerebbe. È già campagna elettorale. E Bossi non perde occasione per riproporre i temi dell´agenda leghista. In primo luogo, il “mitico” federalismo. Poi, la sicurezza (i soliti immigrati, il cui numero e la cui pericolosità sociale salgono e calano a comando. Magari a tele-comando. Secondo l´urgenza politica del centrodestra). Poi il Sud. Dove, secondo Bossi, Fini – il nemico di Tremonti – «vuole sprecare i soldi …