“Se si decide di non decidere”, di Vittorio Emanuele Parsi
Decidere di non decidere è, in politica, una prassi antica e consolidata. Ma non si era mai visto decidere in anticipo che nessuna decisione vincolante possa essere adottata nemmeno in un appuntamento ancora da venire eppure da tempo programmato. Tanto più su un problema di cui, ogni giorno, si continua a ribadire la gravità e l’urgenza. Altro che «politica dell’annuncio». Qui siamo al paradosso per cui l’unico modo per far rimanere una questione all’ordine del giorno dell’agenda dei vertici internazionali è quello di rassicurare i recalcitranti che nessuna pressione eccessiva sarà esercitata nei loro confronti. Poco importa che la prossima conferenza Onu sul clima rischi così di diventare una versione globale di «Che tempo che fa», alla quale tanto varrebbe inviare Fabio Fazio o, meglio ancora, Luciana Littizzetto, che almeno è refrattaria alla retorica e generalmente non le manda a dire. La sensazione che i vertici, mentre si moltiplicano e si affollano nei partecipanti, siano sempre più inconcludenti quando non del tutto inutili si rafforza ogni giorno di più. Neppure l’effetto vetrina sembra riuscire a …
