"La riforma del Senato in tre mosse conservando nome e tradizione", di Michele Ainis
Tre settimane fa il governo ha diffuso una bozza di riforma costituzionale. Oggi la bozza uscirà dal bozzolo, sicché vedremo di che colore è la farfalla. Mentre attendiamo il lieto evento, tuttavia, c’è già chi organizza i funerali. E infatti si moltiplicano gli altolà e gli appelli contro tale decisione. L’appello a prescindere, avrebbe detto il buon Totò. Perché fin qui ne conosciamo i contorni, non i dettagli, che in queste faccende sono invece l’essenziale. Per esempio: quanti sindaci nel nuovo Senato? Erano 108 nella prima idea di Renzi, poi 60, magari domani diventeranno la metà. E ci sarà spazio per correzioni sui poteri del premier, oltre che sul bicameralismo e le Regioni? Infine: il governo scriverà un unico progetto oppure un paio? Quest’ultima domanda solleva un problema di metodo, e il metodo è a sua volta essenziale. Se accorpo in un testo tutti gli interventi lo rendo più efficace, perché in una Costituzione tout se tient . Ma al primo intoppo perderò le capre insieme ai cavoli. Viceversa se scrivo testi separati ho buone …
