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“Cinque miliardi dai capitali in Svizzera”, di Federico Fubini

Sanzioni più basse che in Austria o in Gran Bretagna, intorno al 12% delle somme rimpatriate, in cambio dei nomi dei consulenti che hanno aiutato i clienti a nascondere patrimoni in Svizzera. Un gettito supplementare per lo Stato che nel 2014 può arrivare intorno ai cinque miliardi di euro, con flussi di entrate fiscali di circa trecento milioni l’anno in seguito. E la depenalizzazione dei casi di evasione su cifre elevate, pur di invogliare i proprietari di grandi fortune ad alzare il velo sui loro fondi all’estero. L’AGENZIA delle Entrate e il governo sono nella fase finale di preparazione delle misure per il rientro dei capitali, ma non sarà uno scudo fiscale: non è prevista tutela dell’anonimato degli italiani che fino ad ora hanno nascosto i loro soldi in Svizzera. Formalmente non sarà neppure un condono, ma una sanzione (ridotta) dopo una «dichiarazione volontaria» di chi fino ad oggi ha tenuto dei fondi in un paese che tutela il segreto bancario. Di certo però, come le varie misure di scudo, anche questa è destinata a …

“L’egoismo del colosso tedesco”, di Andrea Bonanni

Il primo della classe finisce dietro la lavagna per eccesso di egoismo. In Europa può succedere anche questo. La Germania è stata messa sotto «inchiesta approfondita» da parte della Commissione europea per aver accumulato in modo continuativo un eccesso di surplus nella bilancia commerciale senza aver adeguatamente sviluppato la domanda interna. In altre parole: esporta troppo e soprattutto importa troppo poco dagli altri partner dell’Unione europea. CHE subiscono la sua concorrenza sui mercati esteri senza beneficiare per le proprie esportazioni di una corrispondente crescita del mercato tedesco. «Non possiamo essere messi sotto accusa per aver avuto successo», si lamenta il governo di Berlino che si sente oltraggiato. Ma in realtà non è la straordinaria performance dell’economia tedesca a finire sotto esame, quanto piuttosto l’egoismo della Germania che, comprimendo i consumi, non si presta, come potrebbe e dovrebbe, a fare da motore per le altre economie europee meno efficienti e meno competitive. Il terzo rapporto della Commissione di Bruxelles sugli squilibri macroeconomici ha compiuto così un salto di qualità sottile ma importante. Se fino ad ora …

“La colpevole assenza dei padri diventati incapaci di educare”, di Matteo Lancini

Docente Facoltà di Psicologia Milano-Bicocca I comportamenti delle adolescenti di Roma testimoniano in maniera evidente la «grande assenza» paterna. I dialoghi tra madre e figlia spingono a chiedersi dove fosse il padre, che funzione genitoriale svolgesse e perché non intervenisse. La crisi dell’autorità paterna, ormai sancita da decenni, apre importanti questioni. La ricontrattazione familiare ha avuto come esito una ridefinizione della figura materna, divenuta «acrobata» proprio per la straordinaria capacità di integrare funzioni tradizionali con più moderne competenze educative e professionali. Se possibile, per il padre la questione è più complessa. Da quando la crescita del bambino non avviene sotto la regia del modello educativo della colpa e della punizione somministrata per limitare il figlio nell’espressione di sé, il padre è alla ricerca di una nuova identità di ruolo. I papà talvolta si commuovono nell’incontro precoce con il figlio, prima davanti all’ecografia e dopo in sala parto. Si inginocchiano ad altezza di bambino per adorarlo e per giocare, lo adagiano nella carrozzina o nel seggiolino della bicicletta per una passeggiata metropolitana che dona felicità al …

“A trentacinque anni dalla legge gli aborti sono più che dimezzati”, di Mariella Gramaglia

Ha trentacinque anni. Quasi metà di una vita. Odiata, amata, combattuta, difesa, la legge 194 per l’interruzione di gravidanza, nella forma, è rimasta uguale a se stessa, ma nella sostanza? Dall’anno del rapimento di Aldo Moro e dell’elezione di Sandro Pertini al Quirinale a quello di Beppe Grillo e delle larghe intese, che tipo di acqua è passata sotto i ponti? Le donne italiane studiano di più, hanno una vita sociale e lavorativa più intensa e meno falsi pudori: da ragazze è facile che chiedano consiglio alla madre, da adulte al medico o all’amica più saggia. Un dato per tutti per dire quanto l’istruzione sia importante per usare bene la contraccezione e prevenire una gravidanza indesiderata: il tasso di abortività fra le laureate è del 6 per mille, fra le donne che hanno solo la licenza elementare del 20 per mille. Ma guardiamo più da vicino i numeri che compongono l’affresco generale. Prima di tutto si abortisce molto di meno. Nel 2012 abbiamo raggiunto il minimo storico: 105.968 interruzioni, meno 4,9% rispetto al 2011, meno …

Intervenire per decreto? Costituzionalisti divisi”, di Rachele Gonnelli

Scale che ripartono da dove iniziano, labirinti che evocano prospettive impossibili e circuiti infiniti. Volendo visualizzare il dibattito tortuoso sulla riforma della legge elettorale l’unico paragone che appare adatto è con i quadri di Escher. Un rompicapo e un enigma che incrocia prospettive politiche e scenari inusitati. Si dice letteralmente «sconcertata», ad esempio, Lorenza Carlassarre, professoressa emerita di diritto costituzionale a Padova, passata dalla commissione dei saggi voluta del presidente Napolitano, da cui si è dimessa, in prima fila nell’associazione Libertà e Giustizia insieme a Gustavo Zagrebelsky. Proprio perché, a suo dire, «tutto è sovvertito, siamo in una situazione tale, con questo governo che non è negli schemi di un governo parlamentare di nessuna democrazia rappresentativa perché rappresenta gli opposti, forze che non possono esprimere una linea politica comune», che non è del tutto da escludere l’idea che il governo, di fronte al perdurare di uno stallo parlamentare sulla legge elettorale, possa intervenire per decreto. Per Carlassarre i requisiti richiesti la necessità e l’urgenza «ci sono tutti». Stefano Ceccanti, costituzionalista del Pd vicino a Renzi, …

“L’Istat fotografa le diseguaglianze della previdenza”, di Marco Ventimiglia

In questi giorni si fa un gran parlare di interventi sul sistema previdenziale nell’ambito della legge di Stabilità, per cercare di dare sollievo economico agli anziani con i trattamenti più bassi e gravare di un contributo fiscale le cosiddette pensioni d’oro. Naturalmente esiste il rischio che alla fine la montagna partorisca il classico topolino, quel che invece appare certo è che, così com’è, il sistema è fortemente squilibrato. A ribadirlo sono le cifre diffuse ieri dall’Istat, che analizzano il funzionamento della previdenza italiana nel- lo specifico territoriale. Un’indagine reativa al 2011, e quindi precedente alla discussa riforma Fornero, ma comunque capace di fotografare con efficacia le principali dinamiche previdenziale. AUMENTO SUL 2010 Nel 2011 la spesa per prestazioni pensionistiche è stata pari a 265.976 milioni di euro. In quest’ambito la quota di spesa più elevata (30,1%) è stata eroga- ta nel Nord-Ovest, mentre valori abba- stanza simili e prossimi al 20% si sono registrati nel Sud (18,6%), nel Centro (21,4%) e nel Nord-Est (20,3%). Ed ancora, il 9,1% dei trattamenti è stato corrisposto ai pensionati …

“Il prezzo della scissione”, di Piero Ignazi

Gli scontri all’interno della corte berlusconiana sembrano svolgersi in una cornice da ancien régime: chi viene cacciato dal re subisce l’ostracismo e l’esilio, e per lui non c’è altra sorte della solitudine e della miseria. Il Cavaliere ha evocato la fine mesta della ribellione di Gianfranco Fini per esorcizzare l’ipotesi di una scissione da parte dei “governativi” di Angelino Alfano. Ma è rimasto fermo allo schema vincente del dicembre 2010, quando si affermò per una manciata di voti. E rimuove i dati di realtà emersi in questi ultimi anni. Il primo fatto dissonante riguarda il diverso assetto politico rispetto a tre anni fa. Allora Berlusconi era a capo del governo e gestiva tutte le risorse che derivavano da tale posizione. Abbandonare il Cavaliere in quella fase comportava un allontanamento dal locus del potere. Di fronte ad un Pd ancora ripiegato su stesso per le ferite della sconfitta elettorale e per gli strascichi del passaggio di consegne da Veltroni a Bersani via Franceschini, Berlusconi appariva il Re Sole della politica italiana. In secondo luogo, Gianfranco Fini …