Tutti gli articoli relativi a: attualità

«Finché c’è l’austerity si potrà fare molto poco», di Bianca DI Giovanni

«I sindacati? La loro è una protesta inevitabilmente generica. Se davvero ci fossero proposte credibili per cambiare la legge di Stabilità sarebbero state prospettate e anche attuate». Vincenzo Visco commenta così le iniziative di lotta contro la legge di Stabilità annunciate dai Confederali. Non che non abbiano le loro ragioni: sul tempo e i soldi sprecati per l’Imu, oppure sulla denuncia dei tagli («ingiusti e irragionevoli») alle pensioni. Tutto condivisibile. Ma il punto è un altro. La vera questione è che oggi non esiste un vero spazio di manovra per politiche economiche nazionali efficaci. «Se non usciamo dalla trappola in cui l’Europa si è infilata negli ultimi anni, non ci sarà ripresa e non ci sarà lavoro». Questa è la realtà con cui gli italiani sono chiamati a confrontarsi. Il quadro di riferimento, cioè i vincoli imposti dall’austerità, lascia poche leve per poter agire. Vuole dire che l’Italia è a sovranità limitata? «No. Voglio dire che mantenere i vincoli del Patto di stabilità, in condizioni di continua incertezza, non consente di fare molto di più …

“Cicloni, tsunami e uragani quei due gradi in più che sconvolgono il pianeta”, di Maurizio Ricci

Climaticamente, un’epoca si è chiusa e ogni evento può trasformarsi da ordinario in straordinario. È giusto allarmarsi, ma non sorprendersi: già quattro anni fa, l’Onu aveva diffuso un rapporto che definiva gli anni e i decenni che ci si spalancano davanti come “l’età degli estremi”. Cioè, un’epoca in cui eventi meteorologici che fino a ieri sarebbero apparsi, a memoria d’uomo, eccezionali, inediti, mai visti, diventano sistematici e ordinari. In cui i record (di vento, di pioggia, di caldo) vengono sistematicamente oltrepassati e la contabilità della paura va costantemente aggiornata in una nuova normalità. Età degli estremi significa che Haiyan, uno dei cicloni più violenti storicamente registrati, si ripeterà nel giro di qualche decennio o, forse, prima. Come succederà per lo tsunami che due anni fa ha investito il Giappone. E per un uragano tropicale fuori rotta, come Sandy, che nel 2012 è arrivato a colpire le fredde coste americane dell’Atlantico del Nord. In altre parole, eventi che si verificavano ogni 100-200 anni si riproporranno ogni 10-20 anni. Gli scettici possono ribattere che, fino a quando …

“Un disastro che mette a rischio la tenuta sociale del Paese”, di Bill Emmott

Oltre alla questione più importante – il terribile costo umano – la tragedia del tifone Haiyan alle Filippine segna la fine di una serie di buone notizie per una nazione del Sud-Est asiatico che finora non aveva condiviso troppi successi della regione. Speriamo che la forza e la credibilità che le precedenti buone notizie avevano portato al governo del presidente Benigno Aquino III gli permettano di tenere insieme il Paese e recuperare rapidamente. Corruzione, cattiva gestione, guerre separatiste e guardaroba pieni di scarpe di Imelda Marcos, hanno per decenni reso le Filippine il peggior attore del Sud-Est asiatico. Un Paese che, nonostante i cento milioni di abitanti, è stato talvolta guardato con un misto di disprezzo e pietà dai suoi vicini, specialmente l’influente, disciplinata e ricca città-stato di Singapore. Ma negli ultimi anni tutto questo ha iniziato a cambiare. L’anno scorso il governo finalmente ha firmato la pace con il Fronte di Liberazione Islamico Moro, forza separatista che ha condotto una lotta armata per più di 25 anni nella regione meridionale del Mindanao, conflitto ignorato …

Suraya e le donne nell’inferno afgano “Italiani, adesso non andate via”, di Adriano Sofri

Suraya Pakzad ha 41 anni. La sua “Voice of Women Organization” offre assistenza legale e rifugi a donne minacciate ed evase dalla prigione domestica. «Sono una di 15 fratelli, di tre madri, due morte di parto. Mio padre volle la stessa educazione per maschi e femmine. Mi hanno sposata a 14 anni. Ho 6 figli, il primo avuto a 15 anni, è ingegnere elettronico. Ho potuto laurearmi a Kabul, scrivevo poesie, poi sono stata spinta verso cose dure. Mio marito è stato rispettoso. La vita che ho scelto ti fa prendere sulle spalle le disgrazie di tutte, a ogni ora, come in un pronto soccorso». Le uccisioni di donne sono meno frequenti che in Italia — quelle riconosciute. Le brutalità sono infinite. «Io rispetto la legge, ma la maggioranza delle donne sono in carcere senza aver commesso alcun reato. Per tentato adulterio — averlo pensato! 99 donne erano nel carcere di Herat per questo. Dopo è difficile farle riaccettare dalle famiglie. Le forze internazionali non possono restare in eterno, ma l’Afghanistan non è pronto. La …

“Manovra, cosa si può fare”, di Massimo D’Antoni

Gli emendamenti presentati alla commissione Bilancio del Senato sono più di tremila. Un tempo, quando si chiamava ancora Legge finanziaria, era in voga la metafora dell’assalto alla diligenza. Quest’anno c’è poco da assaltare. Innanzitutto perché ogni emendamento che chieda una maggiore spesa de- ve indicare la copertura, cioè specificare nel dettaglio da quali risparmi di spesa o maggiori entrate si prende- ranno le risorse. Ma questa non è una novità, è così da tempo. La novità è che quest’anno ancor più che in passato pesa la rigidità del vincolo di bilancio: quel 3% del rapporto tra deficit e Pil che è stato individuato come un obiettivo e che ci consentirà di presentarsi al decisivo 2014 della presidenza italiana con le carte in regola. Non si sgarra, e quindi è prevedibile che una parte rilevante degli emendamenti presentati non passerà il vaglio severo degli uffici legislativi e della Ragioneria. Ma ricapitoliamo le partite da tenere d’occhio nell’ambito della maggioranza di governo. Da un lato il Pdl (o Forza Italia che dir si voglia) preso dallo scontro …

«La Resistenza delle donne», di Lidia Bellodi

Era il 18 febbraio del 1945, l’appuntamento era per le 10 di mattina in piazza. Fu lì che trovai le donne. Si avvicinò la mia amica Silvana: «Dobbiamo fare una cosa noi donne mi disse però bisogna avere pazienza e stare attenti con chi si parla, perché questa cosa deve riuscire. Avvicina le persone per bene, che sai come la pensano, e chiedi di fare un po’ di passaparola, perché la cosa si allarghi, perché dovremo essere in tante.» E fu così che tutto cominciò. Con tanta titubanza e tanta paura fu così che quella domenica mattina, il 18 febbraio, ci trovammo verso le dieci. Fu anche difficile per me uscire, dovevo raccontar bugie a mia madre, perché in casa nessuno sapeva che facevo parte di questa organizzazione. Insomma, quel mattino, in tre, io, Silvana e Vittorina Dondi, che abitava a Ospitale sulla strada che porta a San Biagio verso la foce del Po, siamo partite. (…) E fu così: lei con un cartone con scritto sopra «Vogliamo pane, abbiamo fame, basta con la guerra!», …

“Lasciata sola contro i boss ecco perché non sono più un sindaco della Locride”, di Attilio Bolzoni

Perché è tornata a fare la farmacista? «Perché non mi sentivo più libera di fare il sindaco». Perché continua a vivere nella Locride? «Perché non saprei vivere altrove». Cos’è oggi la sua Calabria? «Una terra lunga lunga e vuota vuota dove i giovani se ne vanno perché la trovano ostile». E non solo loro. «Dal 2000 ci sono stati più di mille atti intimidatori contro amministratori locali calabresi », ricorda Maria Carmela Lanzetta, per sette anni sindaco di Monasterace, ultimo paese della provincia di Reggio sul mare Jonio dove lei — perseguitata dai boss della ’ndrangheta e dai suoi complici — è una di quei personaggi che vorrebbero «una rivolta per cambiare tutto» e sotterrare «la politica del malaffare». Di passaggio per Roma, si porta sempre dietro i fedeli carabinieri della scorta e una delusione per come vanno le cose in fondo a un’Italia sempre più lontana. «Molti non l’hanno ancora capito, ma non occuparsi della Calabria vuol dire non occuparsi dell’intera nazione», dice. Quando ha conosciuto per la prima volta la ’ndrangheta? «Vengo da …