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“Sorpresa, il gap di genere si riduce. Anche in Italia”, di Sonia Renzini

La buona notizia è che il divario tra uomini e donne nel mondo va lentamente diminuendo, ma chi è portato a vedere il bicchiere mezzo vuoto sa che l’uguaglianza tra i sessi è ancora una chimera. Ma è vero che nell’ultimo anno la distanza si è un po’ ridotta: lo rivela il rapporto annuale del World Economic Forum che stila una classifica sulle di- sparità di genere e che elegge l’Islanda l’Eldorado delle pari opportunità con il primo posto per il quinto anno consecutivo. A sorpresa, il rapporto vede l’Italia scalare nove posizioni rispetto al 2012. L’avanzamento del nostro paese mette quasi euforia, visto che interrom- pe un trend negativo che risaliva al 2009, ma l’entusiasmo finisce qui perché l’Italia non va più in là del 71° posto su un totale di 136. Già, la ricerca prende in esame 136 paesi nei quali si concentra il 93% della popolazione mondiale per studiarne la questione delle pari opportunità in ambiti strategici: dal mondo economico a quello politico, dall’istruzione alla salute, fino alla stessa sopravvivenza. Ebbene, in …

“Il delfino è finito nel secchio”, di Massimo Adinolfi

Nell’ampio mondo delle figure retoriche con cui si racconta la politica italiana, dove svolazzano simbolicamente falchi e colombe, dove Berlusconi resta ancora il Cavaliere per antonomasia e Alfano possiede (nei giorni pari) o non possiede (nei giorni dispari) un certo «quid» dal forte valore metonimico, non ha ancora fatto la sua comparsa la metafora del secchio. La introduciamo ora, a commento di una giornata di forti tensioni non solo per il Pdl ma per il Paese.Questi sommovimenti che si producono violenti nel centrodestra finiscono inevitabilmente col ripercuotersi anche sul governo. Dunque: Berlusconi agita il secchio. Lo strattona e lo fa ruotare vorticosamente, perché più veloce ruota e più difficile è per l’acqua staccarsi dal fondo e riversarsi all’esterno. Così, dopo i giorni di relativa calma seguiti al mancato strappo del due ottobre, il Cavaliere ha accelerato nuovamente, per appiattire tutti i pidiellini dentro al secchio, e impedirgli di staccarsi (o costringerli per farlo a sforzi sovrumani e, per berlusconiani della prima ora, quasi contro natura). Alfano ha avuto l’occasione, ma non ha affondato il colpo. …

“La televisione malata di questo paese”, di Giovanni Valentini

Padrone del divertimento televisivo, rastrella pubblicità, ammassa profitti, opera lobotomie collettive mai viste. (da “Morbo italico” di Franco Cordero – Laterza, 2013 – pag. 90) È la prima volta, a memoria di “homo videns”, che il direttore generale della Rai sfida apertamente la politica per difendere gli interessi della sua azienda. E già questa novità, anche al di là del merito, è degna di considerazione. Non tanto perché denota un’apprezzabile autonomia personale e manageriale, quanto perché rivendica “coram populo” l’indipendenza della televisione pubblica rispetto alle interferenze del potere. Quando Luigi Gubitosi dichiara pubblicamente che «Crozza non è in Rai per colpa della politica», attacca il Pdl e in particolare il suo capogruppo alla Camera, Renato Brunetta, che aveva contestato i cospicui compensi del comico e di Fabio Fazio. Ma in realtà la sortita del direttore generale mette sotto accusa il conflitto d’interessi che condiziona da un ventennio tutto il sistema televisivo italiano: cioè quell’anomalia incarnata dalla figura di Silvio Berlusconi proprietario di Mediaset, capo di partito e già uomo di governo. Una distorsione del mercato …

“L’autunno industriale”, di Rinaldo Gianola

La Rai manda in onda lunedì e martedì la miniserie «Adriano Olivetti – La forza di un sogno», dedicata all’avventura industriale, politica e culturale di un grande imprenditore italiano. L’Olivetti è scomparsa da anni, non c’è nemmeno più il suo nome sul listino di Borsa perché è stata assorbita da Telecom in uno dei tanti artifici finanziari dell’ultimo decennio.Non sappiamo se Luca Zingaretti è l’attore giusto e se sarà un successo, ma potrebbe essere l’occasione per consolarci di tutte le disgrazie che l’industria ha vissuto e vive, non solo per la recessione e altre minacce planetarie, ma anche per le nostre responsabilità, per i nostri ritardi, per la mancanza di coraggio, di uomini, di innovazione. Anche se il rumore della politica, dalle sorti di Alfano alla campagna delle primarie del Pd, sovrasta tutto, non si può trascurare quella che oggi appare come una nuova emergenza economica e sociale. Proprio mentre ci illudiamo che il prossimo anno si possa finalmente manifestare una ripresina, mentre il governo mette in campo una legge di Stabilità che dovrebbe accompagnare, …

“Ma i colpevoli sono due”, di Stefano Rodotà

Chi aveva decretato la fine dell’età dei diritti, oggi dovrebbe riflettere sul fatto che la prima, vera crisi tra Stati Uniti e Unione europea si è aperta proprio intorno alle violazioni di un diritto fondamentale — quello alla privacy. Ed è una crisi che mostra con chiarezza che cosa significhi in concreto la globalizzazione, quali siano i limiti della sovranità nazionale, di quale portata siano ormai le sfide rivolte alla democrazia attraverso diverse negazioni di diritti. L’Europa reagisce, ma non è innocente. Non si può dire che questa sia una sorpresa, una vicenda imprevedibile, se non per la dimensione del fenomeno. Fin dai giorni successivi all’11 settembre, era chiaro che la strada imboccata dall’amministrazione americana andava verso l’estensione delle raccolte di informazioni personali, la cancellazione delle garanzie per i cittadini di paesi diversi dagli Stati Uniti, l’accesso alle banche dati private. Vi è stata una colpevole sottovalutazione di queste dinamiche e sono rimaste inascoltate le sollecitazioni di chi riteneva indispensabile un cambio di passo nelle relazioni tra Unione europea e Stati Uniti, per impedire che …

“Berlino e il nemico americano”, di Thomas Schmid

C’era una volta un’amicizia: quella che univa la Germania agli Usa. Un’amicizia tutt’altro che ovvia. Per lungo tempo la Germania aveva coltivato una profonda diffidenza nei confronti dell’America. Della sua cultura, tacciata di superficialità, così come della sua tendenza a esaltare il successo economico e la ricchezza. Nella prima come nella seconda guerra mondiale i due Paesi si erano attestati su due fronti inconciliabilmente opposti. I nazisti demonizzavano gli Usa, definiti roccaforte della plutocrazia a guida giudaica. Perciò l’aiuto americano alla Germania del dopoguerra, moralmente screditata e in macerie, non era tutt’altro che scontato: non il piano Morgenthau, concepito per il ritorno a una società agricola, ma il piano Marshall, con in più una serie di programmi di rieducazione, scambi tra scolaresche e studenti universitari ecc. Una politica che inizialmente colse i tedeschi di sorpresa, ma ben presto li conquistò; e insegnò loro che non sempre la legge del più forte ha l’ultima parola. Quando poi, nel 1948, Berlino Ovest fu tenuta in vita grazie al ponte aereo che costò la vita a molti piloti …

“Morire davanti al ministero per una malattia dimenticata”, di Adriano Sofri

Proviamo a fare a meno della retorica, e a dire la verità. Per esempio, che le persone che non sono malate, o non gravemente, pensano che i malati di malattie gravi e progressive siano un po’ meno vivi. Più vicini a morire, dunque sempre meno vivi e poi quasi morti… La morte di Raffaele Pennacchio costringe a ripensarci. O piuttosto la vita. La forza può consumarsi, le abilità venir meno, ma la soglia fra la vita e la morte resta netta, e prima che sia varcata la vita è intera, anche in una carrozzella e col respiratore. Il dottor Pennacchio è morto come si muore dalla parte giusta in una guerra giusta, in un’epoca in cui guerre giuste non ce ne sono più. È morto battendosi, con il coraggio e la tenacia che vengono dalla buona ragione. La sua vita di ieri non era dunque minore, anzi specialmente preziosa ed efficace. La grandissima maggioranza degli italiani avrà saputo solo così che tra i malati di Sla, che sono migliaia, molti si battono da anni facendo …