Tutti gli articoli relativi a: attualità

"I monumenti diventano la fabbrica del futuro", di Bruno Ugolini

“Sembra una battuta. Nasce da un interrogativo. Pensate che cosa farebbero gli americano se possedessero al centro di New York, il Colosseo. Organizzerebbero ogni giorno e ogni sera uno spettacolo. Teatro, cinema, concerti. E attorno a quell’enorme spazio un museo, una biblioteca. Altro che i poveracci travestiti da centurioni. Una fabbrica di cultura ma anche una preziosa fonte di reddito. Trattasi di un pensiero improvvisato scaturito dall’ascolto di interessanti interventi (Paolo Guerrieri, Ronny Mazzocchi, Danilo Barbi, Silvano Andriani, Nicola Cacace), coordinati da Laura Pennacchi. È un confronto che prende lo spunto da un ponderoso volume curato dalla stessa Pennacchi. Trattasi del Libro bianco per il piano del lavoro 2013 (Ediesse), composto da numerosi saggi affidati a economisti di scuole diverse. Un’opera che ha accompagnato e accompagna l’ambiziosa iniziativa del sindacato. Anche se per ora questo «piano» non ha trovato l’eco meritata. Un po’ ripercorrendo le sorti di quel primo progetto voluto da Di Vittorio nell’altro secolo e accolto, spiega Pennacchi, «con freddezza da Togliatti e con opposizione da De Gasperi». Eppure rappresenta la smentita, come …

"L'economia ferma dei troppo ricchi e troppo poveri", di Carlo Buttaroni*

Per il premio Nobel Joseph Stiglitz, quando le disuguaglianze sociali crescono, s’innesca una spirale negativa. Nei Paesi dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri il prodotto interno lordo tende a decrescere. Quando si afferma una grande «classe media», invece, la prosperità si diffonde. Stiglitz, analizzando il caso degli Stati Uniti, rileva come nei due periodi storici in cui l’1% dei ricchi è arrivato a concentrare nelle proprie mani il 25% della ricchezza complessiva è poi scoppiata una terribile recessione. È quanto accaduto sia nel ’29 che nella crisi esplosa nel 2008. Due crisi, diverse nelle origini e negli effetti, ma unite significativamente dal fatto che, alla vigilia di entrambe, la polarizzazione della ricchezza aveva raggiunto quella che sembra sempre più una soglia che diventa molto pericoloso oltrepassare. Ancora, nel corso del 2010, quando l’intera nazione americana era nel pieno della battaglia contro la crisi, la piccolissima percentuale di popolazione super-ricca continuava a guadagnare il 93% del reddito aggiuntivo creato nel frattempo dalla fragile ripresa (da questa spaventosa disuguaglianza nasce …

"Il primato delle regole sul voto popolare", di Vladimiro Zagrebelsy

L’aspirazione dell’onorevole Biancofiore a ricorrere alla Corte europea dei diritti umani, in difesa del diritto di Silvio Berlusconi a un processo equo, non ha spazio nel sistema europeo di cui l’Italia è parte. Alla Corte europea possono ricorrere le vittime, non gli amici ed estimatori. Quella dichiarazione può dunque essere relegata tra le stravaganze. Ma non va lasciato in ombra un tema – quello delle conseguenze di condanne sul diritto dei cittadini di partecipare alle elezioni – che invece merita di essere trattato e discusso con riferimento al diritto europeo, cui l’Italia è legata. Per garantire la democraticità degli Stati europei, la Convenzione europea dei diritti umani stabilisce che le elezioni si svolgano in modo da assicurare «la libera espressione dell’opinione del popolo sulla scelta del corpo legislativo». In linea di principio tutti i cittadini devono poter votare e poter portarsi candidati per essere eletti. Ma se questo è il principio, in tutti i sistemi vi sono limitazioni. Basti pensare ovviamente all’età minima per essere elettori o per essere eletti. Ma le leggi elettorali di …

"Sciopero, Colosseo chiuso Bray: voglio più risorse", di Simonetta Fiori

«Il Colosseo non resterà mai più chiuso. Non può più accadere». E ancora: «Devo chiedere scusa. Se è stato offeso il direttore degli Uffizi e insieme a lui molti altri bravissimi direttori di museo, il ministro non può che scusarsi. Fanno un lavoro enorme, con uno stipendio scandalosamente inadeguato: è assurdo che si finisca per svilire i loro sforzi. Bisogna cambiare passo». ASETTE settimane dall’insediamento del governo, Massimo Bray rilascia la sua prima intervista nel giorno più lungo per il Colosseo, chiuso per assemblea sindacale fino alle 11 con i turisti rimasti fuori. Pugliese, 54 anni, laurea in Lettere a Firenze, è approdato al Collegio Romano dopo una lunga esperienza alla direzione editoriale della Treccani e alla Fondazione Italiani/ Europei. L’incontro avviene anche a pochi giorni da una circolare, firmata dalla segretaria generale del suo ministero — Antonia Pasqua Recchia — che costringe direttori di musei, responsabili di siti archeologici e funzionari della soprintendenza a una scadenza triennale. Un provvedimento che — se non corretto per tempo — finirebbe per stremare definitivamente il corpo già …

"Perché abbiamo bisogno di politica", di Ilvo Diamanti

Ormai ci stiamo rassegnando alla precarietà. Alla provvisorietà come condizione stabile. Può apparire un discorso scontato, ma per questo è più significativo. Perché ci capita di ascoltarlo e di ripeterlo ogni giorno. In automatico. A proposito del lavoro, dei giovani, dell’economia, del mercato. Della politica. Già: la politica. Che offre rappresentanza e rappresentazione agli orientamenti e ai comportamenti pubblici dei cittadini. È il teatro della provvisorietà. Oggi: perché il domani non è pre-visto. In fondo, il governo guidato da Enrico Letta è “a tempo”. Non è stato formato per governare fino al termine della legislatura. Ma per fare le riforme necessarie a sbloccare il Paese bloccato. Per mantenere i conti in ordine, rilanciare lo sviluppo. Per rispettare i patti con l’Europa e i partner internazionali. Per riformare la legge elettorale e il bicameralismo, troppo perfetto per permettere governabilità. Per cui non è dato di conoscere quanto durerà il governo. Perché non è possibile sapere quanto tempo richiederà il rispetto di questi impegni. La legge elettorale: nella storia della Repubblica è stata “riformata” solo per via …

"L’Italia non è la Francia", di Carlo Galli

Modificare la Costituzione può significare l’attivazione del potere costituente, che realizza una piena discontinuità sistemica e ordinamentale: è quanto è accaduto, attraverso una guerra civile, nel passaggio dallo Statuto albertino alla Carta repubblicana. Oppure può significare una profonda sostituzione degli assetti materiali della costituzione vigente. Un ri-orientamento di fatto dei poteri sociali verso nuovi rapporti e nuovi valori. È quanto è avvenuto nel travagliato passaggio dal compromesso keynesiano fra capitale e lavoro che reggeva la fase centrale e finale della Prima repubblica alla flessibilità e alla subalternità normativa del lavoro che insieme alla disciplina di bilancio imposta all’Italia dall’interpretazione austera delle regole dell’euro connota la Seconda repubblica. Infine, può significare la riscrittura, secondo le procedure previste, di alcune parti della costituzione, come si è iniziato a fare per un input governativo che avrà il suo esito conclusivo nella discussione e nella decisione parlamentare, in commissione e in aula. Al di là del giudizio che si può dare sull’uso dell’art. 138 per modificare (sia pure senza stravolgerle) le stesse procedure della modifica, è chiaro che le …

"Cnr, i novant’anni della ricerca Il compleanno si festeggia il 25 giugno. Occasione per rilanciare il sapere", di Pietro Greco

Il Consiglio Nazione delle Ricerche (Cnr), che con i suoi 8.000 dipendenti e la sua gamma di attività in tutto lo scibile umano è il massimo ente scientifico del nostro Paese, compie novant’anni. Il compleanno sarà festeggiato il prossimo 25 giugno a Roma, alle ore 11 nell’aula convegni della sede centrale dell’ente alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Non è una festa di compleanno qualsiasi. È piuttosto un’occasione, che non va sprecata, per rilanciare – anzi, per rifondare – la politica di ricerca del nostro Paese sulla base delle due grandi indicazioni che, un secolo fa, mossero il genio di Vito Volterra prima a pensare e poi a creare il Cnr: da un lato progettare l’unico sviluppo possibile per il nostro paese, quello fondato sulla conoscenza; dall’altro fondare questo modello di sviluppo su una struttura di ricerca pubblica dotata di massa critica e dei caratteri di internazionalità, interdisciplinarità e gelosa autonomia. All’inizio del secolo scorso il senatore Vito Volterra è già un ricercatore molto conosciuto per le sue capacità sia nel campo della …