Tutti gli articoli relativi a: attualità

"Il Big Bang dei Cinque Stelle", di Piero Ignazi

I Parlamentari 5 Stelle si stanno avvitando in una spirale autodistruttiva. Potevano rappresentare un nuovo modo di fare politica. Fuori da rigidità burocratiche, correnti e portaborse. Tentativi di questo genere, a volte ingenui, a volte furfanteschi, sono stati fatti nel passato, ma in Italia hanno attecchito solo in piccoli gruppi. Con il travolgente successo del Movimento 5 Stelle nelle elezioni di febbraio sembrava che la “politica dei cittadini” entrasse nel Palazzo. Un’occasione irripetibile per imporre un nuovo modo di fare politica e di stare nelle istituzioni: come sbandieravano i grillini, i nuovi eletti si ponevano al servizio dei cittadini, della collettività e, addirittura, della nazione. Questa illusione è durata poco. Ed adesso siamo alla vigilia del Big Bang. Come si sia arrivati a questo, non dipende certo dal desiderio di arricchimento dei vari parlamentari, versione contemporanea del tradimento di classe lanciato contro chiunque, in tempi lontani, abbandonava i partiti storici della sinistra, a incominciare da quelli comunisti. In effetti, è sorprendente come, anche nell’era postmoderna, e in movimenti che si voleva esprimessero lo spirito di …

"La macchia umana sull’Europa", di Barbara Spinelli

Se almeno avessero le loro divinità antiche: forse i Greci capirebbero meglio quel che vivono, l’ingiustizia che subiscono, l’abulica leggerezza di un’Europa che li aiuta umiliandoli da anni, che dice di non volerli espellere e nell’animo già li ha espulsi. Le divinità d’un tempo, si sapeva bene che erano capricciose, illogiche, si innamoravano e disamoravano presto. Su tutte regnava Ananke: l’inalterabile Necessità, ovvero il fato. A Corinto, Ananke condivideva un tempio con Bia, la Violenza. L’Europa ha per gli Ateniesi i tratti di questa Necessità. Forse capirebbero, i Greci, come mai a Roma s’è riunito venerdì un vertice di ministri dell’Economia e del Lavoro, tra Italia, Spagna, Francia, Germania, per discutere il lavoro fattosi d’un colpo cruciale, e nessuno di essi ha pensato di convocare la più impoverita delle nazioni: 27 per cento di disoccupazione, più del 62 per cento giovani. Sono i tassi più alti d’Europa. Forse avevano qualcosa da dire, i Greci, sui disastri della guerra che le istituzioni comuni continuano a infliggere con inerte incaponimento, e senza frutti, al paese reo di …

"Quando un esame di Stato uguale per tutti gli studenti?", di Andrea Gavosto*

Vale la pena ritornare sulla decisione del ministro Carrozza, che con un decreto ha pochi giorni fa modificato i test di ingresso ai corsi di laurea a numero chiuso o programmato: medicina, professioni sanitarie, veterinaria, architettura. La vicenda, infatti, al di là degli aspetti tecnici e delle conseguenze immediate per gli studenti, ha messo in luce un importante nodo critico che riguarda il futuro dell’istruzione secondaria e universitaria in Italia. Due i punti controversi su cui è intervenuto il nuovo ministro: la data dei test, che da luglio slitta nuovamente a settembre, almeno per il prossimo anno accademico; il calcolo del cosiddetto bonus maturità, che nelle intenzioni del suo predecessore, Francesco Profumo, attribuiva fino a 10 punti sulla base del voto di maturità, ricalcolato però in relazione alla distribuzione dei voti nella medesima scuola nell’anno scolastico precedente. Perché questo accorgimento? Non è un’inutile complicazione? No: sappiamo, infatti, da tempo che i voti dell’esame di Stato non sono confrontabili fra territori diversi e scuole diverse (o anche all’interno della stessa scuola), dipendendo da quanto la commissione …

Politicamente corretto… Note a margine delle dichiarazioni programmatiche del Ministro M.C.Carrozza alle Camere", di Giancarlo Cerini

Come non condividere le nobili dichiarazioni di principio rese dal neo ministro Maria Chiara Carrozza il 6 giugno 2013 di fronte alle Commissioni riunite di Camera e Senato: maggiori attenzioni e investimenti nell’istruzione per promuovere la “ricchezza” della nazione e delle persone, per uguali opportunità per tutti, per una scuola palestra di legalità, ecc. Come non essere d’accordo sulla vision che mette al centro del programma d’intenti i principi della credibilità, della trasparenza, della coesione sociale: quasi un mix di efficienza e di solidarietà, compatibile con la stagione delle “larghe intese”. Magari l’incipit è troppo connotato dal lessico degli economisti (allocare le risorse, accountability, budget, valutazione ex-post, stakeholder, benchmarking…), ma di necessità occorre fare virtù: un po’ siamo già abituati al linguaggio e oggi per convincere i “signori del Tesoro” (in Europa e in Italia) a sfondare i confini blindati della spesa pubblica bisogna essere molto credibili e dimostrare conti alla mano che ciò che si spende in istruzione ritorna – con interessi aggiunti – per lo sviluppo del paese. Ma scavando sotto lo strato …

"L'Aventino del voto", di Nadia Urbinati

Le elezioni comunali che si sono da poco concluse passeranno alla storia come le consultazioni che hanno registrato il crollo dei partiti simpatetici a visioni popu-liste e plebiscitarie (il Pdl, la Lega, e il M5S), un fatto molto importante per le implicazioni che può avere nel modo di concepire lo stato e la politica. Le elezioni passeranno anche alla storia come quelle che hanno visto un crollo della partecipazione elettorale, franata sotto il 50 per cento degli aventi diritto. Il Pd e il centrosinistra non hanno di che celebrare, anche se i loro candidati hanno vinto dovunque. Un en plein che lascia un retrogusto amaro. Ci si deve preoccupare di questo Aventino degli elettori? La domanda è retorica. Evidentemente ci si deve preoccupare, e la prima reazione a questa legittima preoccupazione dovrebbe essere una riflessione sul contesto socio- economico all’interno del quale si colloca questo declino della partecipazione elettorale. La crisi economica e la crisi partecipativa sono tra loro correlate, simili nella fenomenologia e negli effetti. La crisi economica ha alimentato una psicologia della rinuncia. …

"Il made in Italy torna a crescere", di Luca Orlando

Il rimbalzo è minimo, ma di questi tempi è già un successo. Dopo due mesi consecutivi in rosso le esportazioni italiane invertono il trend e tornano a crescere, grazie in particolare alla “novità” della mini-ripresa degli acquisti dall’Europa. Il bilancio globale del mese, aiutato dalla presenza di una giornata lavorativa in più, vede una crescita tendenziale del 4,4%, mentre rispetto al mese precedente il bilancio è in pareggio. La crescita annua è il risultato di un aumento di oltre sei punti nei paesi extraeuropei e di un guadagno del 3,1% in Europa, crescita che interrompe nella Ue i dati fortemente negativi di febbraio e marzo e che viene corroborata dal dato Eurostat che indica un significativo +4% per le spedizioni intra-europee. Determinante per il dato del Vecchio Continente è il segno più dei nostri primi due partner commerciali, Germania e Francia, ma il dato forse più inatteso è il recupero della Spagna, con un aumento del 3,9% che inverte per la prima volta un trend negativo ininterrotto dal secondo trimestre del 2011. Il risultato di …

"Un nuovo New Deal per creare lavoro", di Laura Pennacchi

Dopo l’allarmato vertice di Roma e nell’imminenza del Consiglio Europeo di fine giugno, ora che tutti in Italia e in Europa finalmente riconoscono l’emergenza lavoro e il governo Letta con il «decreto del fare» pare avere acquisita la consapevolezza che l’asse strategico debba essere il rilancio della domanda interna, chi da molti mesi lancia l’allarme non può certo essere tacciato – è l’accusa di Renzi – di «terrorismo psicologico». L’indicazione della Cgil – secondo cui, in assenza di interventi e limitandosi a proiettare nel futuro i gravi trend in atto, solo nel 2076 si tornerebbe ai livelli occupazionali del 2007 – costituisce la pura e semplice estrapolazione ai prossimi sessanta anni di tendenze già denunziate nello scorso gennaio nel «Libro Bianco per un Piano del lavoro 2013 Tra crisi e grande trasformazione» edito da Ediesse. Ora, semmai, il problema è l’opposto: che, cioè, le proposte che vengono avanzate siano all’altezza dell’eccezionalità della situazione occupazionale denunziata e unanimemente riconosciuta, siano cioè proposte di aggressione del problema e non di mero aggiustamento rimanendo alla sua superficie. Occorre …