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"Lo strappo dei banchieri centrali", di Francesco Guerrera

«Tre uomini soli sono al comando». Le parole di Mario Ferretti, che lui usò al singolare per immortalare Fausto Coppi, tornano utili per descrivere il momento unico della finanza mondiale. Tre uomini – Ben Bernanke, Mario Draghi e, da questa settimana, Haruhiko Kuroda – sono al comando dell’economia del pianeta. Dietro i tre banchieri centrali d’America, Europa e Giappone, un gruppone d’investitori che segue ogni loro movimento con un solo obiettivo: fare soldi nonostante le difficili condizioni dei tre grandi blocchi del cosiddetto mondo sviluppato. Il frangente è quasi storico. Dopo la crisi finanziaria del 2008-2009, i grandi signori del capitalismo – le banche, le società e i fund managers – hanno abdicato la loro supremazia sui mercati. Al loro posto sono ascesi i burocrati di Washington, Bruxelles e Tokyo su un trono sorretto dalle pile di denaro stampate per resuscitare le economie di mezzo mondo. La Federal Reserve, la Banca Centrale Europea e la Banca del Giappone hanno già iniettato 4700 miliardi di dollari nelle vene del capitalismo mondiale. Tanto per darvi un’idea, la …

"Quei buchi neri da sanare in fretta", di Tito Boeri

Sulla carta è la più grande manovra espansiva degli ultimi dieci anni. Ma il suo impatto sull´economia sarà purtroppo limitato perché è ancora troppo lungo e macchinoso l´iter con cui verranno saldati i debiti della pubblica amministrazione. E anche perché si guarda solo all´indietro, a come erogare quanto ad oggi dovuto alle imprese, anziché a impedire che nuovo debito occulto si accumuli in futuro. Per essere più rapidi nel liquidare crediti e per impedire che il problema torni a riproporsi bisognerebbe aggredire le inefficienze della nostra amministrazione pubblica, imporre alla tecnocrazia dei ministeri e degli enti locali di stilare i bilanci secondo quanto previsto dalla legge e abolire il federalismo contabile impostoci dalla Lega, quello che permette ad ogni Regione di stilare un bilancio diverso da quello delle altre Regioni e soprattutto poco trasparente. Difficile che un esecutivo dimissionario possa far fronte a un compito così gravoso. Improbabile che se ne vogliano far carico i politici che hanno negli ultimi dieci anni permesso che si accumulasse debito occulto per più di 100 miliardi e che …

«Una riforma: reintrodurre i pensionamenti volontari», di Valerio Rosa

Figura di rilievo del sindacalismo italiano degli anni 70 e 80, a lungo presidente della commissione sulla povertà, Pierre Carniti guarda sconsolato al triste spettacolo di un establishment incapace di affrontare la disoccupazione dilagante. «Quello di Civitanova è un episodio drammatico, che interpella la coscienza dei tanti che purtroppo invece sono o si ritengono del tutto estranei a queste tragedie. Ma è anche la conferma di come la misura adottata dal governo tecnico con la cosiddetta riforma delle pensioni, accanto ad elementi su cui si poteva discutere, ne aveva altri assolutamente incredibili. Penso in particolare ai fattori che hanno prodotto la situazione degli esodati, che non possono percepire la pensione ma nemmeno lavorare, anche per via della loro condizione anagrafica. La loro situazione di insicurezza e difficoltà è aggravata dal fatto di essere senza speranza e senza alcuna ragionevole prospettiva». Che cosa avrebbe dovuto fare il governo? «Dati per acquisiti i cambiamenti demografici, con la conseguente necesità di rivedere periodicamente la struttura del sistema pensionistico, bastava una riforma elementare: reintrodurre il pensionamento volontario previsto con …

"Quando Grillo arriverà alla Rai", di Giovanni Valentini

Con il suo ultimo attacco frontale alla Rai, Beppe Grillo ha scelto proprio il caso specifico che — al di là della grave crisi economica e sociale del Paese — rappresenta meglio di qualsiasi altro l’autismo mediatico, il velleitarismo para-rivoluzionario e l’autoreferenzialità politica del Movimento 5 Stelle in questa incerta e turbolenta transizione. Da sempre epicentro della vita pubblica nazionale, greppia o alcova di Stato che dir si voglia, l’azienda di viale Mazzini versa oggi in una situazione di degrado che riflette, come nell’illusione ottica di uno specchio deformante, l’attuale stallo della nostra politica. E avrebbe bisogno perciò di una terapia d’urto, di interventi precisi e immediati. Nel capitolo “Informazione” del programma pentastellato, richiamato in proposito dallo stesso “guru”, si prevede la “vendita ad azionariato diffuso, con proprietà massima del 10%, di due canali televisivi pubblici”; “un solo canale televisivo pubblico, senza pubblicità, informativo e culturale, indipendente dai partiti”; e infine l’abrogazione della legge Gasparri che qui abbiamo definito fin dall’approvazione in Parlamento famigerata, scellerata e così via. Ma, a parte il fatto che non …

"Studi di settore: crollano i ricavi di manifatture e servizi", di Marco Mobili

Italiani tutti in pizzeria e ai mercatini del made in China. Con il manifatturiero e il commercio al -6,1%, i servizi al -7% e i professionisti al -3 per cento, i soli due settori che lo scorso anno non hanno visto crollare i ricavi sono il commercio ambulante al +1,2% e i servizi alla persona e le pizzerie con un +1,1%. È la fotografia impietosa scattata dal Fisco sulla riduzione dei ricavi 2012 di imprese, professionisti, commercianti e artigiani nell’elaborare i correttivi anti-crisi per gli studi di settore 2013 (si veda Il Sole 24Ore di ieri). A rendere ancor più drammatico il quadro della crisi c’è la pressione fiscale che, oltre ad aver raggiunto i livelli record e insostenibili del 52% nel IV trimestre 2012 (dato evidenziato ieri dall’Istat, si veda l’articolo in alto), diventa sempre più stringente e rischia di soffocare imprese, professionisti e autonomi. Come fa notare Claudio Carpentieri, responsabile delle politiche fiscali della Cna, questi contribuenti sono chiamati a fare i conti con il pagamento di imposte e tasse, come Imu, Tares …

"La tentazione presidenzialista nell’Italia dello stallo", di Marco Olivetti

È ormai evidente che, fra le possibili conseguenze dell’attuale crisi politica e dello stallo in cui si trova il tentativo di dare un governo all’Italia, la ricerca di uno sbocco di tipo presidenziale non può essere ritenuta del tutto irrazionale. La crisi del sistema dei partiti sembrerebbe infatti trasmettersi, come un virus, al sistema istituzionale. Imponendo l’abbandono del regime parlamentare e l’opzione per un’altra forma di governo, caratterizzata dall’elezione diretta del Capo dello Stato e dall’attribuzione a esso di rilevanti poteri di direzione politica, secondo le diverse varianti dello schema semipresidenziale o (meno frequentemente) presidenziale, oppure dall’elezione del Primo Ministro secondo lo schema del cosiddetto «sindaco d’Italia». In questa direzione spingono due ordini di argomenti, per alcuni aspetti contraddittori fra loro, ma di indubbio rilievo. Il primo muove dalla constatazione della crescita dei poteri presidenziali verificatasi nella nostra prassi costituzionale e culminata nell’attuale Presidenza, soprattutto nella sua fase finale (dal 2011 a oggi). Di fronte alla crescita del ruolo presidenziale determinato prima dall’emergenza economica del 2011, poi dall’esistenza di un governo tecnico di iniziativa presidenziale …

"Punire i giornalisti un’insana ossessione", di Cesare Martinetti

Vi scrivo da un giornale che non riceve finanziamenti pubblici e da una redazione con una storia che viene da lontano e che ha sempre considerato l’interesse del lettore più importante di quello dei giornalisti. È per questo che non abbiamo alcuno stato d’animo nel commentare le prime iniziative parlamentari dei grillini tra le quali, oltre all’abolizione dei rimborsi elettorali, ci sono l’abolizione dell’ordine dei giornalisti e la fine dei finanziamenti pubblici ai giornali. Consideriamo l’Ordine dei giornalisti come un insieme di regole che dà un inquadramento a questo nostro lavoro e lo rende responsabile di fronte ai nostri lettori e all’opinione pubblica in generale. Non certo come una barriera difensiva e corporativa per chi ne fa parte. Consideriamo giusto che vi siano delle norme da rispettare a garanzia di una professione che proprio il moltiplicarsi convulso di forme e di piattaforme creato in questi ultimi anni da Internet ha reso – a nostro giudizio – ancora più necessaria. Il giornalismo «cittadino» è una ricchezza che la blogosfera ha incentivato e che rende, semmai, più …