"Il Polo biomedico dopo il terremoto: lo Stato non rovini la rinascita", di Edoardo Segantini
A nove mesi dal terremoto che lo mise a terra nel maggio scorso, il polo emiliano di Mirandola è in ripresa. Stiamo parlando del primo distretto biomedico europeo, uno dei più importanti del mondo con Minneapolis negli Stati Uniti, che precede Francoforte, Losanna e Lund (in Svezia), e dove un centinaio di aziende italiane e internazionali, tra cui grandi marchi come Sorin, Bellco, Braun e Baxter, insieme a nomi meno noti, primeggiano globalmente in alcune aree cruciali del mercato: dalla dialisi alla cardiochirurgia. A spiegarne la vitalità, che le ha permesso di ripartire, c’è anche la sua origine: Mirandola è una Silicon Valley italiana che, come quella californiana, non nasce a tavolino, da un sogno dirigista, ma in un garage, da un farmacista-imprenditore geniale oggi ottantunenne, Mario Veronesi, che nel corso del tempo ha fondato cinque aziende (l’ultima nel 2003). Alla base della ripresa c’è un tessuto imprenditoriale serio e credibile, nelle singole aziende come nell’insieme, che ha costruito un rapporto solidissimo, difficilmente sostituibile, con la clientela di tutto il mondo. La vera minaccia, per …
