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“Le regole chiare che servono alla Rai”, di Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi*

Caro direttore, siamo grati alle acute osservazioni di Aldo Grasso su Sette, il magazine del Corriere della Sera di giovedì 13, che portano in luce un nervo scoperto della Rai, ossia alcune cattive prassi di interferenza da parte dei consiglieri nella gestione aziendale. La Rai ha un grande bisogno di trasparenza e rinnovamento. Vorremmo dunque chiarire alcuni equivoci per favorire tale trasparenza anche nella rappresentazione della Rai sui giornali. Rileviamo che i riferimenti al regolamento non ne rispecchiano il contenuto. Per esempio, quanto al tema cruciale dei «contatti con i dirigenti Rai per seguire la vita dell’azienda», il nuovo regolamento del Cda riproduce l’esistente. Infatti, già si prescrive che i consiglieri, per acquisire informazioni in materia gestionale, rivolgano motivata istanza al direttore generale, che poi fornisce loro informazioni (nel nuovo, la richiesta è indirizzata anche al presidente). Perché dunque suggerire che una norma sostanzialmente invariata sarebbe alla base del nostro no? Una disciplina già esiste. Dire che bocciando il nuovo regolamento si boccia tout court una «svolta» che limiti talune cattive pratiche non corrisponde ai …

“Le colpe di un debito da duemila miliardi”, di Massimo Riva

La cattiva notizia, purtroppo, era attesa. Ma ciò non la rende meno indigesta: a fine ottobre il debito pubblico ha superato la soglia dei 2mila miliardi per collocarsi a quota 2.014. Un record storico che spazza via ogni illusione di luci più o meno visibili in fondo al tunnel della crisi. Il cammino verso il riequilibrio dei nostri conti pubblici resta ancora lungo e impervio. Certo, ai più vigorosi aumenti del debito si era assistito, mese dopo mese, già nel corso dell’ultima e più recente gestione governativa del poco raccomandabile duo Berlusconi – Tremonti. Ma è un fatto che il dato comunicato ieri dalla Banca d’Italia fotografa la situazione dopo undici mesi di governo Monti nel pieno di una terapia d’austerità quale il paese non aveva mai conosciuto nella sua vita repubblicana. Ciò induce, innanzi tutto, a due principali considerazioni. La prima è che, quando il governo dei tecnici ha preso in mano la gestione della cosa pubblica a fine 2011, lo stato dei conti era anche più drammatico di quanto si potesse pensare. Questa …

“Concorsone al via, che cosa fare”, di Flavia Amabile

Lunedì prenderà il via il primo concorso per la scuola dopo tredici anni anche se la legge prevede selezioni ogni tre anni. Una parte dei sindacati in queste settimane ha ricordato che una parte dei vincitori della precedente selezione non ha ancora trovato posto nella scuola ma la macchina è partita e il Miur promette le prime nomine in ruolo dei vincitori già a partire dal prossimo anno scolastico. I quesiti oggetto della prova sono estratti da una banca dati, resa nota e pubblicata sul sito del Miur il 23 novembre insieme al calendario, sulla quale gli ammessi alla prova preselettiva hanno avuto la possibilità di esercitarsi. Non sono mancate le polemiche per alcuni errori presenti nei quesiti e corretti grazie alle segnalazioni, ma anche per la fuga di notizie che ha permesso a qualcuno di impadronirsi di domande e risposte dell’intera banca dati e di venderli in rete creando un business di tutto rispetto. Complessivamente, sono stati 8.481.184 i moduli scaricati per le esercitazioni e 300.387 i candidati che hanno utilizzato il simulatore gratuito …

“Un leader all’angolo”, di Piero Ignazi

A forza di passi avanti e indietro il minuetto di Berlusconi lascia frastornati anche i suoi più accesi sostenitori. Non capiscono più dove stia andando il loro leader: lancia in resta contro Monti o compostamente allineato dietro il Professore? Il rilancio, la ridiscesa in campo, il nuovo partito con le facce nuove, era tutto fumo negli occhi. Nel migliore dei casi, fino alla scorsa settimana Berlusconi poteva ancora pensare di galleggiare sull’area grigia del benpensantismo italico, su quelle fasce sociali scontente del “montismo” (leggasi: del dover pagare le tasse) e nostalgiche dell’irresponsabilità berlusconiana (“i ristoranti pieni”…). Il Cavaliere si muoveva sul filo dell’ambiguità: le sortite antieuropee e antigovernative venivano calmierate con l’ammissione che non c’erano alternative al governo Monti. Il Pdl si comportava da partito di lotta e di governo. Grazie a questa ambiguità poteva pescare in un bacino elettorale che andava dai leghisti meno identitari alla palude dei moderati inquieti per i loro portafogli e diffidenti dei centristi. Questo schema è saltato di colpo per un macroscopico errore di valutazione: scambiare l’eleganza e la …

“Le note spese e il paradosso del Cavaliere”, di Massimo Gramellini

In attesa della conferenza stampa del 21 dicembre in cui Monti rivelerà il contenuto della profezia dei Maya sulla sua candidatura a Palazzo Chigi, il centrodestra pop del trio lombardo Berlusconi, Bossi & Formigoni si trastulla con un pacco di note spese. Si tratta di una tipica specialità italiana. Da sempre gli spiriti grigi degli altri Paesi si fanno bastare una misera diaria e con essa hanno attraversato le loro spente vite senza mai sperimentare l’ebbrezza, la fantasia, diciamo pure la creatività che soltanto la nota spese garantisce, quando è compilata come si deve. Non sorprende che questo simbolo del Made in Italy vada oggi a incrociare le vivaci esistenze dei consiglieri di maggioranza della Regione Lombardia, il cui presidente ha un severo e dettagliato curriculum di crocierista a sbafo. I noti spenditori lombardi sono alcune decine. Li capeggia per fama un’igienista dentale, Nicole Minetti, che con i rimborsi istituzionali avrebbe comprato di tutto, dalla crema per il viso al sushi. Persino una copia del libro Mignottocrazia, che forse potrebbe rientrare alla voce «aggiornamento professionale». …

“Quella borghesia dal fiato corto”, di Gad Lerner

È davvero straordinaria l’enfasi con cui da più parti Mario Monti viene sollecitato a trasformarsi da tecnico “super partes” in leader politico dei moderati. Per il prestigio di cui gode a livello internazionale, egli viene invocato alla stregua di una figura salvifica. Una figura che dopo anni di tentativi fallimentari sarebbe finalmente in grado di realizzare il sogno di un partito “europeo” della borghesia italiana. Quel sogno, cioè, infrantosi con inesorabile puntualità ogni qual volta al cospetto s’è dovuto misurare con i vizi storici, economici e culturali della classe dirigente chiamata a farsene protagonista. L’attuale reincarnazione di tale progetto dovrebbe vedere la luce nell’ambito del Partito Popolare Europeo, cioè la famiglia politica che nel 1998 accolse nelle sue file il movimento fondato da Berlusconi e ora lo riconosce con imbarazzo come un corpo estraneo. “La partecipazione di Mario Monti al vertice del Ppe a Bruxelles è uno di quei dettagli suscettibili di cambiare la storia di una nazione”, ha scritto – niente meno – il solitamente compassato Sole 24 Ore. Con entusiasmo pari al quotidiano …

“Monti rischia un appoggio eccessivo”, di Michele Brambilla

Due cose non s’erano mai viste in una campagna elettorale. Non s’era mai vista una così esplicita ingerenza (chiamiamo le cose con il loro nome) estera sul voto italiano, e non s’era mai visto il leader di un partito che indica come candidato premier il premier che ha appena sfiduciato. La prima cosa, cioè il fatto che tutta Europa chieda a Monti di ricandidarsi, è indice di quanta stima goda oltre confine il Professore (tantissima) e di quanta ne abbia goduta il suo predecessore (pochissima per non dire zero). La seconda cosa sembra la prova delle difficoltà che Berlusconi sta incontrando dopo aver annunciato, con la solita metafora calcistica, il suo «ritorno in campo». Tutti e due i fatti, insieme, appaiono poi come il segno che per il Cavaliere non tira una buona aria. L’Europa non lo vuole, e lui si manifesta in stato confusionale. L’altro ieri, durante quella che in teoria avrebbe dovuto essere la presentazione di un libro di Bruno Vespa, in poco più di un’ora ha dato cinque versioni sulla candidatura a …