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"La conoscenza in testa, gli universitari si mobilitano", di Mario Castagna

Mentre nelle piazze di tutta Italia tra polizia e studenti medi scoppiavano gli scontri, nelle aule dell’università La Sapienza gli universitari della Rete Universitaria Nazionale tenevano la loro assemblea nazionale per lanciare il percorso della mobilitazione studentesca che li porterà in piazza venerdì prossimo. Ragazzi di tutta Italia sono arrivati nella capitale per lanciare le loro parole d’ordine: sapere, innovazione, lavoro. «La conoscenza in testa» è il loro slogan, ad indicare chiaramente quale debba essere il primo punto del prossimo programma di governo. Sullo sfondo vecchi e nuovi problemi dell’università. Il primo, sicuramente, il numero enorme di «idonei non assegnatari», burocratica formula che sta ad indicare quanti, pur avendo diritto ad una borsa di studio, non riescono ad ottenerla a causa della mancanza di fondi. Purtroppo questi studenti sono sempre più numerosi, a causa dei continui tagli di bilancio, ed è solo grazie all’aumento delle tasse universitarie a carico degli studenti che si riesce a garantire una copertura minima, seppur ancora insufficiente. La risposta del governo non è delle migliori. Infatti il ministro Profumo ha …

Camusso: "la politica si occupi del paese il lavoro è la priorità assoluta", di Rinaldo Gianola

Niente politica industriale, disattenzione alle emergenze del lavoro, zero investimenti, crescita pericolosa delle diseguaglianze. Questo autunno propone un’Italia in piena emergenza economica e sociale, una situazione che viene fronteggiata dal governo con politiche inadeguate, insufficienti. Per questo Susanna Camusso chiama la Cgil a una nuova stagione di mobilitazione e di impegno. A partire dalla giornata del 20 ottobre, in piazza San Giovanni a Roma, la piazza delle grandi sfide sindacali. Spiega: «Chiediamo al governo scelte chiare di politica industriale, difesa degli insediamenti produttivi, detassazione delle tredicesime, sostegno ai lavoratori esodati, ai dipendenti delle aziende in difficoltà. C%%è bisogno di una svolta profonda di politica economica perchè il Paese non ce la fa». Segretario Camusso, qual è la situazione del lavoro e dell’industria? «Assistiamo con enorme preoccupazione alla scomparsa di pezzi importanti del tessuto industriale. Siderurgia, auto, alluminio, distribuzione sono settori a rischio. Siamo un Paese che non investe. Per richiamare l’attenzione i lavoratori devono mettere in pericolo la propria vita salendo sui tetti, sulle torri, sui campanili. Il governo e il Paese forse non comprendono …

Camusso: "la politica si occupi del paese il lavoro è la priorità assoluta", di Rinaldo Gianola

Niente politica industriale, disattenzione alle emergenze del lavoro, zero investimenti, crescita pericolosa delle diseguaglianze. Questo autunno propone un’Italia in piena emergenza economica e sociale, una situazione che viene fronteggiata dal governo con politiche inadeguate, insufficienti. Per questo Susanna Camusso chiama la Cgil a una nuova stagione di mobilitazione e di impegno. A partire dalla giornata del 20 ottobre, in piazza San Giovanni a Roma, la piazza delle grandi sfide sindacali. Spiega: «Chiediamo al governo scelte chiare di politica industriale, difesa degli insediamenti produttivi, detassazione delle tredicesime, sostegno ai lavoratori esodati, ai dipendenti delle aziende in difficoltà. C%%è bisogno di una svolta profonda di politica economica perchè il Paese non ce la fa». Segretario Camusso, qual è la situazione del lavoro e dell’industria? «Assistiamo con enorme preoccupazione alla scomparsa di pezzi importanti del tessuto industriale. Siderurgia, auto, alluminio, distribuzione sono settori a rischio. Siamo un Paese che non investe. Per richiamare l’attenzione i lavoratori devono mettere in pericolo la propria vita salendo sui tetti, sulle torri, sui campanili. Il governo e il Paese forse non comprendono …

"L'ultima eredità del berlusconismo", di Giovanni Valentini

L’interrogativo rilevante per il futuro del sistema politico italiano, tuttavia, è cosa rimarrà nell’immaginario e nella visione politica degli italiani della narrazione berlusconiana e della sua promessa di un’Italia diversa. (da “Il racconto del capo” di Sofia Ventura – Laterza, 2012 – pag. 128) Era prevedibile ed era stato anche previsto che il berlusconismo potesse sopravvivere a Silvio Berlusconi. E anzi, che senza di lui potesse diventare perfino peggio, a giudicare dall’assortita compagnia dei suoi epigoni e dei suoi imitatori. Dalla Lombardia al Lazio fino alla Sicilia, gli scandali regionali che stanno scuotendo il Paese con la violenza di un movimento tellurico non sono altro che i lasciti del berlusconismo allo stadio terminale; l’ultima eredità di quella “ideologia pubblicitaria” che, a partire dalla metà degli anni Ottanta, la tv commerciale ha instillato per oltre un quarto di secolo nella mentalità nazionale a colpi di spot, minispot, telepromozioni e televendite. Le vacanze dorate del governatore lombardo Roberto Formigoni, già leader di Comunione e Liberazione; i festini e gli scandali dell’ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio, …

"L'ultima eredità del berlusconismo", di Giovanni Valentini

L’interrogativo rilevante per il futuro del sistema politico italiano, tuttavia, è cosa rimarrà nell’immaginario e nella visione politica degli italiani della narrazione berlusconiana e della sua promessa di un’Italia diversa. (da “Il racconto del capo” di Sofia Ventura – Laterza, 2012 – pag. 128) Era prevedibile ed era stato anche previsto che il berlusconismo potesse sopravvivere a Silvio Berlusconi. E anzi, che senza di lui potesse diventare perfino peggio, a giudicare dall’assortita compagnia dei suoi epigoni e dei suoi imitatori. Dalla Lombardia al Lazio fino alla Sicilia, gli scandali regionali che stanno scuotendo il Paese con la violenza di un movimento tellurico non sono altro che i lasciti del berlusconismo allo stadio terminale; l’ultima eredità di quella “ideologia pubblicitaria” che, a partire dalla metà degli anni Ottanta, la tv commerciale ha instillato per oltre un quarto di secolo nella mentalità nazionale a colpi di spot, minispot, telepromozioni e televendite. Le vacanze dorate del governatore lombardo Roberto Formigoni, già leader di Comunione e Liberazione; i festini e gli scandali dell’ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio, …

"Sant’Anna di Stazzema non è in Europa", di Moni Ovadia

La sentenza di archiviazione per gli imputati della strage nazista di Sant’Anna di Stazzema è un atto di ingiustizia perpetrato contro le vittime innocenti trucidate dai carnefici delle SS, contro i sopravvissuti e i loro discendenti e rappresenta anche uno strappo brutale inferto alla carne della memoria europea. Il danno principale, tuttavia, lo riceve paradossalmente la credibilità di quei giudici. Il loro giudizio pone un interrogativo serio sul carattere del loro retroterra culturale. Cerchiamo di capire perché. Un tribunale militare italiano dopo anni di lunghe e dolorose indagini ha emesso una sentenza di colpevolezza e una conseguente condanna sulla base delle numerose deposizioni di testimoni oculari, ma anche sulla base di confessioni di colpevolezza rese agli inquirenti e alla stampa da alcuni esecutori di quell’eccidio. I magistrati di Stoccarda, indagando con puntiglio e meticolosità, hanno deciso per l’assoluzione degli imputati per insufficienza di prove, di fatto dichiarando che le prove di colpevolezza riconosciute dai magistrati italiani sono a loro parere prove «fabbricate». Inoltre hanno addotto, a titolo di attenuante, il fatto che lo scopo principale …

"Sant’Anna di Stazzema non è in Europa", di Moni Ovadia

La sentenza di archiviazione per gli imputati della strage nazista di Sant’Anna di Stazzema è un atto di ingiustizia perpetrato contro le vittime innocenti trucidate dai carnefici delle SS, contro i sopravvissuti e i loro discendenti e rappresenta anche uno strappo brutale inferto alla carne della memoria europea. Il danno principale, tuttavia, lo riceve paradossalmente la credibilità di quei giudici. Il loro giudizio pone un interrogativo serio sul carattere del loro retroterra culturale. Cerchiamo di capire perché. Un tribunale militare italiano dopo anni di lunghe e dolorose indagini ha emesso una sentenza di colpevolezza e una conseguente condanna sulla base delle numerose deposizioni di testimoni oculari, ma anche sulla base di confessioni di colpevolezza rese agli inquirenti e alla stampa da alcuni esecutori di quell’eccidio. I magistrati di Stoccarda, indagando con puntiglio e meticolosità, hanno deciso per l’assoluzione degli imputati per insufficienza di prove, di fatto dichiarando che le prove di colpevolezza riconosciute dai magistrati italiani sono a loro parere prove «fabbricate». Inoltre hanno addotto, a titolo di attenuante, il fatto che lo scopo principale …