“Proroga sugli assegni di ricerca: una misura necessaria, ma non risolutiva”, di Manuela Ghizzoni – Scuola 24 – 03.03.15
Il decreto “milleproroghe”, convertito in legge la settimana scorsa, contiene una novità importante per il mondo della ricerca: passa infatti da quattro anni, in totale, a sei il periodo nel quale si può essere titolari di assegni di ricerca presso le università e gli enti pubblici di ricerca. Sono stata promotrice di questa proposta dopo molte riflessioni, ben cosciente di quanto la materia sia spinosa. Da un lato, infatti, la proroga potrebbe essere interpretata come un mero incentivo al prolungarsi di un precariato già di per sé lunghissimo. Da un altro lato, però, c’è da considerare che sono già passati quattro anni dall’approvazione della legge 240 (Gelmini), quindi, tantissimi assegnisti nel corso del 2015 sarebbero stati definitivamente espulsi dal mondo della ricerca pubblica, senza aver avuto alcuna possibilità di essere messi alla prova per il passaggio a posizioni di ruolo, o almeno a posizioni più tutelate – ancorché a termine – come quelle di ricercatore universitario a tempo determinato. Per molti di loro sarebbe rimasta un’unica alternativa realmente possibile per continuare a far ricerca, …
