"Oligarchie inamovibili e movimenti di plastica", di Francesco Cundari
Anche se non bisognerebbe mai infierire su un avversario a terra, è difficile non commentare l’esultanza della stampa berlusconiana di più stretta osservanza per la spaccatura del Pd prodotta dalle primarie («Tutti contro tutti, e adesso il Pd è morto», titolava ieri, per esempio, il Giornale di Alessandro Sallusti). Un rischio che il Pdl ha deciso prudentemente di non correre, dove ovviamente Pdl sta – come al solito – per Silvio Berlusconi, unico titolato a decidere in materia. D’altra parte, qualora Berlusconi decidesse di non ricandidarsi, e scarseggiassero i delfini ansiosi di provare il trattamento sperimentato quest’estate su Angelino Alfano, non si può escludere che il centrodestra ci ripensi e affidi alle primarie la scelta del suo primo rappresentante (suo di Berlusconi, s’intende). In molti, tuttavia, sostengono che il centrosinistra non abbia scelto un buon momento per fare le primarie. Ci sono validi argomenti a favore di questa tesi, primo tra tutti il rischio di aprire un confronto nel proprio campo mentre il naturale confronto con l’avversario è di fatto sospeso: il rischio, cioè, che …
