Tutti gli articoli relativi a: attualità

"Il populismo sanitario", di Pietro Greco

Nel suo monologo sul palco, non privo di inesattezze fattuali, Beppe Grillo fa proprie in un colpo solo tutte le cosiddette «teorie alternative dell’Aids». Sostiene che il virus Hiv non esiste. E che se esiste non è causa né necessaria né sufficiente per generare la Sindrome da immunodeficienza acquisita, l’Aids appunto, i cui fattori scatenanti sarebbero altri: il sangue infetto (ma da cosa?) e/o la droga e/o il farmaco Azt usato proprio nella cura della sindrome. La malattia e le relative terapie sarebbero un’invenzione delle grandi multinazionali. Insomma, Grillo evoca la tesi che l’Aids è il frutto di un «grande complotto» messo a punto per propalare una remunerativa «bufala». Sono argomentazioni utilizzate in passato da un noto ed esperto microbiologo dell’università della California, Peter Duesberg (che non ha mai vinto il Nobel) e da Gary Mullis, il chimico – non esperto di virologia – che ha messo a punto la Polymerase Chain Reaction (Pcr), la tecnologia che consente di clonare in maniera praticamente illimitata poche molecole o pochi frammenti di molecole di Dna. La Pcr …

"La paura di tornare ai lavori più umili", di Gian Arturo Ferrari

Nei borghi agricoli della Laconia, derelitta punta sudorientale del Peloponneso di recente guadagnata alle colture intensive, si aggirano frotte di indiani Tamil, neri e nodosi come bastoni. Fanno parte, propriamente parlando, dei lavoratori della Grecia e, nonostante l’aria sperduta, sono gente energica e coraggiosa. Parlano almeno tre lingue (la loro o le loro, un po’ di greco e un più che discreto inglese) e senza tante storie hanno varcato oceani e migliaia di chilometri per venire a cogliere le arance e le olive, a fare tutti quei lavori pesanti ai quali i laconici, pur se attanagliati — si dice — dalla crisi, si negano tuttavia recisamente. Non è pigrizia quella dei laconici, non è infingardaggine, o, perlomeno, non solo. C’è la memoria, non troppo remota, di un tempo di abbrutimento e fatica inenarrabile; c’è la recente felicità di esserne usciti, di aver conquistato gli agognati simboli del riscatto, solette e piloni di cemento armato, servizi igienici in porcellana, adorati suv giapponesi; c’è il terrore che rimettere mano alle antiche fatiche significhi riprecipitare, per un atroce …

"La paura di tornare ai lavori più umili", di Gian Arturo Ferrari

Nei borghi agricoli della Laconia, derelitta punta sudorientale del Peloponneso di recente guadagnata alle colture intensive, si aggirano frotte di indiani Tamil, neri e nodosi come bastoni. Fanno parte, propriamente parlando, dei lavoratori della Grecia e, nonostante l’aria sperduta, sono gente energica e coraggiosa. Parlano almeno tre lingue (la loro o le loro, un po’ di greco e un più che discreto inglese) e senza tante storie hanno varcato oceani e migliaia di chilometri per venire a cogliere le arance e le olive, a fare tutti quei lavori pesanti ai quali i laconici, pur se attanagliati — si dice — dalla crisi, si negano tuttavia recisamente. Non è pigrizia quella dei laconici, non è infingardaggine, o, perlomeno, non solo. C’è la memoria, non troppo remota, di un tempo di abbrutimento e fatica inenarrabile; c’è la recente felicità di esserne usciti, di aver conquistato gli agognati simboli del riscatto, solette e piloni di cemento armato, servizi igienici in porcellana, adorati suv giapponesi; c’è il terrore che rimettere mano alle antiche fatiche significhi riprecipitare, per un atroce …

"Così l'industria sarda ha smarrito il suo orizzonte", di Giacomo Mameli

In tour elettorale per le regionali Silvio Berlusconi lascia Palazzo Chigi e piomba nel Sud dell’isola che ribolle di rabbia. Il polo metallurgico di Portovesme è in agonia, Iglesias non sa più che cosa sia il lavoro produttivo, Carbonia è in apnea. Buio pesto per Ila e Rockwall, Alcoa in stand by, l’Eurallumina passata ai russi della Rusal sta per chiudere i cancelli. Agli operai B. promette il “massimo impegno” perché “chiamo subito il mio amico Putin e la fabbrica incrementerà i volumi di produzione e avrete il lavoro”. I sardi credono alla patacca. Ricompensano B. dandogli un carrettata di voti. Ma da Mosca arriva un niet grande quanto gli Urali. Oggi, dopo quattro anni di governo di centrodestra sostenuto da sedicenti sardisti, la Sardegna è in coma. Ha perso 42 mila posti di lavoro, “18mila nella sola industria”, come rimarca il leader della Cgil Enzo Costa. Dal Golfo degli Angeli all’Asinara si assiste sgomenti alla necrosi del tessuto produttivo, quello che aveva fatto uscire la Sardegna dal Medioevo. E si mette una pietra tombale …

"Così l'industria sarda ha smarrito il suo orizzonte", di Giacomo Mameli

In tour elettorale per le regionali Silvio Berlusconi lascia Palazzo Chigi e piomba nel Sud dell’isola che ribolle di rabbia. Il polo metallurgico di Portovesme è in agonia, Iglesias non sa più che cosa sia il lavoro produttivo, Carbonia è in apnea. Buio pesto per Ila e Rockwall, Alcoa in stand by, l’Eurallumina passata ai russi della Rusal sta per chiudere i cancelli. Agli operai B. promette il “massimo impegno” perché “chiamo subito il mio amico Putin e la fabbrica incrementerà i volumi di produzione e avrete il lavoro”. I sardi credono alla patacca. Ricompensano B. dandogli un carrettata di voti. Ma da Mosca arriva un niet grande quanto gli Urali. Oggi, dopo quattro anni di governo di centrodestra sostenuto da sedicenti sardisti, la Sardegna è in coma. Ha perso 42 mila posti di lavoro, “18mila nella sola industria”, come rimarca il leader della Cgil Enzo Costa. Dal Golfo degli Angeli all’Asinara si assiste sgomenti alla necrosi del tessuto produttivo, quello che aveva fatto uscire la Sardegna dal Medioevo. E si mette una pietra tombale …

"Quirinale, le ragioni di un privilegio", di Ugo De Siervo

Le polemiche sempre più sgradevoli e sfilacciate, che si sono prodotte a causa dell’ascolto e dell’inopinata conservazione da parte della Procura di Palermo di alcune intercettazioni «casuali ed indirette» di conversazioni telefoniche del Presidente della Repubblica possono contribuire a spiegare i motivi istituzionali del particolare privilegio che è attribuito al Presidente dalla nostra Costituzione. Ciò appare opportuno, anche perché la sentenza della Corte Costituzionale sul conflitto sollevato dalla presidenza della Repubblica non potrà giungere prima del prossimo dicembre, pur con tutte le opportune accelerazioni del caso (mentre l’udienza del 19 settembre prossimo riguarda la mera ammissibilità del conflitto, che peraltro appare scontata). Fino ad allora purtroppo si continuerà a operare in un contesto nel quale chiunque potrà cercare di trarre qualche vantaggio dalla irresponsabile asserzione dell’uno o dell’altro contenuto delle conversazioni intercettate ed i pochi – si spera – che quelle conversazioni davvero hanno ascoltato disporranno di un potere del tutto improprio e saranno sottoposti a molteplici pressioni per rivelarle o comunque farle conoscere. In un contesto pre-elettorale in cui alcuni soggetti sembrano disposti, in …

"Quirinale, le ragioni di un privilegio", di Ugo De Siervo

Le polemiche sempre più sgradevoli e sfilacciate, che si sono prodotte a causa dell’ascolto e dell’inopinata conservazione da parte della Procura di Palermo di alcune intercettazioni «casuali ed indirette» di conversazioni telefoniche del Presidente della Repubblica possono contribuire a spiegare i motivi istituzionali del particolare privilegio che è attribuito al Presidente dalla nostra Costituzione. Ciò appare opportuno, anche perché la sentenza della Corte Costituzionale sul conflitto sollevato dalla presidenza della Repubblica non potrà giungere prima del prossimo dicembre, pur con tutte le opportune accelerazioni del caso (mentre l’udienza del 19 settembre prossimo riguarda la mera ammissibilità del conflitto, che peraltro appare scontata). Fino ad allora purtroppo si continuerà a operare in un contesto nel quale chiunque potrà cercare di trarre qualche vantaggio dalla irresponsabile asserzione dell’uno o dell’altro contenuto delle conversazioni intercettate ed i pochi – si spera – che quelle conversazioni davvero hanno ascoltato disporranno di un potere del tutto improprio e saranno sottoposti a molteplici pressioni per rivelarle o comunque farle conoscere. In un contesto pre-elettorale in cui alcuni soggetti sembrano disposti, in …