Tutti gli articoli relativi a: attualità

"Né studio né lavoro, la «costosa» esclusione dei giovani", di Sergio Rizzo

Si fa presto a dire «spread». Perché se fa male ogni volta che il differenziale fra i tassi di rendimento dei nostri Btp e dei bund tedeschi va in orbita, non va certamente meglio con altri confronti. Il più doloroso di tutti, quello che riguarda l’occupazione giovanile. In Germania gli under 30 che lavorano sono 8 milioni 135 mila; in Italia, appena 3 milioni 202 mila. Quasi cinque milioni di meno. Il tasso di occupazione, cioè il rapporto fra i giovani che lavorano e il totale delle persone in quella fascia d’età, è da noi risultato pari, nel primo trimestre dell’anno, al 33,2%, contro il 57,1% dei tedeschi. E’ un dato che forse meglio di qualunque altro spiega l’abisso che separa i nostri due Paesi. Il primo, la Germania, dove i giovani inattivi sono il 36,7%, e il secondo, l’Italia, nel quale sono addirittura il 57,6%: 21 punti in più. Si potrà pensare che un tasso di inattività così elevato sia collegato a una maggiore propensione all’istruzione. Purtroppo però, spiega una recente e ancora inedita …

“Siamo uguali a voi uomini” le tunisine si ribellano alle leggi degli islamisti, di Giampaolo Cadalanu

Le tunisine e i tunisini non ci stanno a vedersi sequestrare dagli islamici la prima rivolta araba, nata come moto popolare senza influenze esterne. Tutto è cominciato qui, e qui deve andare avanti. All’avanguardia della protesta c’è ancora Sidi Bouzid, la città dell’interno dove nel dicembre del 2010 Mohamed Bouazizi si è dato fuoco avviando la rivoluzione e dove ieri è partito lo sciopero generale. In migliaia sono scesi in piazza, i commercianti hanno tirato giù le saracinesche, per le strade rimbombavano gli slogan contro Ennhada, il partito di ispirazione musulmana al potere, che si è limitato a definire lo sciopero generale «ingiustificato». Uffici statali e negozi erano sbarrati, tranne poche botteghe destinate a permettere ai fedeli islamici di mangiare dopo il tramonto del sole, alla fine del digiuno quotidiano imposto dal Ramadan. Centinaia di persone hanno risposto alla chiamata dei partiti di opposizione, dei sindacati, della società civile, e hanno sfilato davanti al Palazzo di giustizia, per reclamare la liberazione dei manifestanti arrestati nei giorni scorsi, quando la polizia aveva represso le proteste a …

(Se possibile) Buon Ferragosto!

La congiuntura economico e sociale che coinvolge da anni il Paese (crisi produttiva, speculazione finanziaria, lavoro che manca e crescita bloccata) fa apparire l’augurio di un sereno Ferragosto come fuori luogo. E a maggior ragione dopo il terremoto, che ha colpito la nostra terra, con 27 morti e oltre 11mila sfollati che hanno perso quasi tutto. Con il crollo di case, chiese, capannoni produttive e centri di aggregazione, é cambiata per sempre la nostra vita e con essa le nostre certezze. Tuttavia, non possiamo farci togliere la speranza: dalla nostra parte abbiamo l’ottimismo della volontà. Pertanto Manuela Ghizzoni e la Redazione augurano un buon ferragosto agli affezionati lettori, agli amici che interagiscono e arricchiscono questo sito, a chi scrive e segnala notizie e curiosità, a chi protesta e a chi sollecita a fare meglio.

"Finale di legislatura", di Claudio Sardo

Sarà un ferragosto di meritato riposo per tanti italiani. Ma l’animo di molti è carico di apprensione, di paura, di rabbia. Tra questi gli operai dell’Ilva e i cittadini di Taranto, vittime di uno scontro inaccettabile tra salute e lavoro. Lo Stato si gioca in questa terra del Sud una partita decisiva: per la propria credibilità, per la sopravvivenza della manifattura italiana e di politiche industriali degne di questo nome, per il ruolo che il nostro Paese occuperà nell’Europa di domani. Se si spegnerà l’altoforno, la nostra siderurgia sarà morta. Ma tenere aperta l’azienda, vuol dire necessariamente e seriamente risanare. Il tema non è l’ennesimo conflitto tra la magistratura e altri organi dello Stato, ma è per intero la capacità della politica di guidare processi reali di cambiamento. In Germania si produce acciaio a prezzi competitivi e con costi ambientali ridotti. Non si capisce perché non lo si possa fare anche in Italia. E, se la proprietà dell’Ilva si rifiutasse di partecipare alle spese, scaricando sullo Stato tutti i costi del risanamento (ci auguriamo non …

"I paletti di Napolitano sui tagli alla spesa. E per la ricerca: servono valutazioni specifiche", di Marzio Breda

È una messa in guardia che per il governo suona a futura (e ormai imminente) memoria, visto che in autunno dovrà varare la seconda fase della spending review. Un richiamo a non tirare troppo la corda o, meglio, a calibrare bene quanto e da quali parti la si dovrà tirare, con i prossimi tagli alla spessa pubblica. Perché il Paese è in sofferenza, la pressione fiscale tocca livelli record, gli effetti della crisi su famiglie e imprese diventano sempre più duri e si rischia che ne esca minata la stessa coesione sociale. Servono dunque, scrive il Quirinale a Palazzo Chigi, «scelte equilibrate» e, appunto, «sostenibili socialmente». Di più: servono scelte «coerenti con la necessaria priorità degli investimenti per l’innovazione, la ricerca e la formazione». Non per nulla, qualsiasi possibilità di sviluppo e crescita passa per quelle tre strade obbligate. Ecco che cosa Giorgio Napolitano ha raccomandato all’esecutivo all’indomani della conversione in legge del decreto per la revisione della spesa. Lo ha fatto il 10 agosto, attraverso una lettera del segretario generale del Colle, Donato Marra, …

"I doveri della legge", di Gianluigi Pellegrino

Dire che è assurdo dover scegliere tra salute e lavoro è senz’altro un bel dire, ineccepibile in astratto. Ma se andiamo al concreto della vicenda Ilva la petizione astratta rischia di mostrare la corda. Rischia di portarci su un binario morto dove la purezza dei principi si infrange sul sangue vivo delle scelte da compiere. Da parte di tutti gli attori coinvolti, governo, amministrazioni locali, giudici. Il punto è che mai come in questo caso la strada maestra deve essere quella della mediazione, anche tra valori e principi che sembrano irrinunciabili e incomprimibili. Il che ci consegna due risposte. La prima è che se si ha il dovere di mediare, la decisione finale non potrà essere dettata esclusivamente dalla tutela del lavoro (infischiandose della salute) né esclusivamente dalla tutela della salute (infischiandosene del lavoro), per difficile che sia anche solo pronunciarlo. La seconda risposta è che il potere più adeguato a svolgere questa difficile ma necessaria mediazione può essere solo quello legislativo. Sta qui, a ben vedere, la soluzione dello straniamento che tutti noi avvertiamo …

"Gli incendi dolosi e i troppi tagli ai Vigili del fuoco", di Vittorio Emiliani

Quando senti di persone colte a incendiare boschi, ti vien voglia di chiedere «pene esemplari». Perché i danni che i roghi, quasi tutti dolosi, procurano al patrimonio del Paese sono enormi e rimediabili soltanto in anni e anni. Sempre che non si tratti di irrecuperabili boschi secolari o di una riserva preziosissima come quella naturale dello Zingaro a San Vito Lo Capo (Trapani) incenerita nei giorni scorsi. Poi scopri che a Roma, assediata dai roghi, hanno colto sul fatto quattro romeni. Due si volevano «vendicare» per essere stati sloggiati da Monte Mario con le loro tende. Che fare per mitigare un simile flagello? Nel gennaio-luglio 2012 sono stati bruciati ben 24.000 ettari, in pratica l’intero comune di Genova, con un incremento del 110 % per i boschi. I romeni colti mentre incendiavano copertoni e lenzuoli hanno patteggiato 2 anni di carcere a testa. Basteranno a scoraggiare gli imitatori? Serverebbero pene più gravi? In caso di racket credo di sì, e però problemi posti al Paese da questo umiliante primato vengono ben prima. Certo, la siccità …