Tutti gli articoli relativi a: attualità

"Il voto anticipato può battere lo spred?", di Eugenio Scalfari

La giornata di venerdì non è stata la più felice sui mercati europei. In particolare non lo è stata per la Spagna e per l’Italia, ma — almeno per noi — nulla che somigliasse a un’ondata di panico. Quella mattina il governo ha lavorato tranquillamente esaminando una serie di provvedimenti in gestazione. Monti ha dichiarato che «il contagio era da tempo un problema con il quale ci si deve misurare» e che «l’Italia i suoi compiti li ha già fatti e altre manovre restrittive non sono e non saranno all’ordine del giorno». Il giorno prima si era recato al Quirinale. L’incontro è stato messo in relazione — da alcune voci interessate a diffondere nervosismo e incertezza — con il ribasso delle Borse e con il “contagio”, come se il premier l’avesse scoperto solo allora; i ribassisti sono specializzati nel manipolare i fatti per rendere più profittevoli le loro iniziative. Sta di fatto che il colloquio con il Quirinale aveva tutt’altro tema; un tema che Monti sta rimuginando da tempo e che al punto in cui …

"Responsabilità e opportunisti", di Claudio Sardo

In questa estate infuocata e così carica di paura per le sorti dell’Europa e per la stabilità finanziaria del nostro Paese, è doveroso il richiamo alla responsabilità. Nessuno – istituzioni, partiti, forze sociali, cittadini – può sottrarsi. Ma l’esercizio della responsabilità non è solo la pretesa di un comportamento altrui. Il premier Monti si sta prodigando per mettere l’Italia in sicurezza, minacciata com’è dai tassi troppo elevati con cui è costretta a finanziare il proprio debito. E la sua preoccupazione è condivisibile, compresa l’indicibile riserva di elezioni anticipate in autunno qualora l’emergenza si rivelasse tecnicamente ingovernabile da un governo di tecnici. Tuttavia anche il presidente del Consiglio dovrebbe evitare di rappresentare i nostri affanni sui mercati come se questi dipendessero dal «rischio democratico» delle elezioni future: non si può passare di colpo dalla narrazione di uno spread impennatosi per colpa del governo precedente al racconto di un spread che resta alto per colpa del governo futuro. Ci vuole misura, e rispetto, per la regola democratica, che resta la via maestra per il riscatto di un …

"L'abitudine alla violenza", di Michele Serra

Il giovane americano “normale” che si arma fino ai denti e fa strage di innocenti è una figura ormai tragicamente classica della cronaca nera. Ma così come nessuno ricorda niente, o quasi, degli autori delle stragi di Austin, o di Columbine, o di Fort Hood (non il nome, non il volto, non una qualche specifica vocazione al male), presto nessuno ricorderà niente di questo James Holmes, che si è accanito contro una folla di ragazzi e bambini a Denver, Colorado. L’anonimato — l’implacabile anonimato che la società dello spettacolo ha trasformato nella più definitiva, nella più insopportabile delle colpe — è l’ingrediente più vistoso di queste orribili mattanze. È il solo tratto comune tra le povere vittime e il loro carnefice, un essere umano impazzito o marcito nel bozzolo infetto della porta accanto, dove ha progettato per mesi o magari per anni, come via d’uscita dalla sua nullità, un tiro a segno da record. L’appuntamento è dentro un cinema, in un supermercato, in una scuola, dovunque si concentrino tante sagome umane quante ne bastano a …

"Ma chi ha spento la radio pubblica?", di Giovanni Valentini

La radio è il primo risultato di quella tecnologia che via via si è sviluppata a grandissima velocità ben oltre le aspettative dei suoi fondatori. (da “Storia della radio e della televisione in Italia” di Franco Monteleone – Marsilio, terza edizione, 2003 pag. 4). Quando si parla di Rai, e negli ultimi tempi le occasioni non sono mancate, in genere si parla di televisione pubblica e raramente di radio pubblica. La “grande sorella” e la “piccola sorella”. Eppure, per riconoscimento comune, la radio fa più servizio pubblico della tv. È più pluralista; meno schierata; offre mediamente un “prodotto” di qualità superiore, sia sul piano dell’informazione sia su quello dell’intrattenimento. Non è un caso che in campo radiofonico la concorrenza in Italia sia di gran lunga maggiore in confronto al mercato della televisione. Senza la suggestione delle immagini, senza la spettacolarizzazione e l’imbonimento televisivo, la radio privilegia la sostanza rispetto all’apparenza: qui è più importante che cosa si dice, di come si dice. E poi, è uno strumento più capillare, meno invasivo, che consente di ascoltare …

"Di Pietro, il punto di non ritorno", di Pietro Spataro

Antonio Di Pietro sembra ormai arrivato al punto di non ritorno. L’attacco al Quirinale ha superato infatti i confini, anche i più duri, della critica politica ed è diventato una vera e propria aggressione, spesso con toni e argomenti che ricordano molto da vicino le vergognose e devastanti campagne berlusconiane degli anni passati. Il problema serio è che in gioco non c’è la persona di Giorgio Napolitano, un uomo che ha comunque fatto della correttezza e del rispetto delle istituzioni il centro della propria vita politica e parlamentare. Qui è in gioco la Costituzione, il ruolo del Quirinale e le sue prerogative, il formale rispetto della separazione dei poteri: insomma, i principi fondativi della democrazia e dello Stato di diritto. Napolitano infatti, come abbiamo titolato qualche giorno fa in prima pagina, «difende il Quirinale». Ed è quanto di più lontano ci sia dalla cura, in altri luoghi esercitata in modo disinvolto, di interessi personali. Ecco, l’attacco di Di Pietro rischia di trasformarsi in un attacco al cuore del sistema costituzionale. Gli argomenti usati per tentare …

"Province, cambia l’Italia ne resteranno solo 43 e dieci città metropolitane", di Valentina Conte

Il governo fissa i nuovi criteri e alla fine, di Province, ne restano 43 su 107. «Una riforma storica, la prima dall’epoca napoleonica », si brinda alla Funzione pubblica, il cui ministro Patroni Griffi, autore della nuova fisionomia che stravolgerà la geografia italiana, assicura che, alla fine della “cura” (2013-2014), il processo di «soppressione e riordino» porterà a «40 Province, 10 Città metropolitane». L’iter non sarà breve (tempi e modi ancora da definire, secondo il ministro). E coinvolgerà innanzitutto le Regioni ordinarie, poiché su quelle Speciali vale il “muro” dell’autonomia e l’adeguamento seguirà procedure diverse. Al contrario, le prime dovranno affrettare il passo e stilare l’elenco, entro l’anno (quando l’accorpamento sarà legge), delle “ripescate”, le 50 Province destinate a perdere il loro status per “accorpare” sedi, funzioni, personale con le vicine (sarebbero 64 con quelle di Sicilia, Sardegna e Friuli). Basta che siano popolate da almeno 350 mila abitanti ed estese quantomeno per 2.500 chilometri quadrati (dai 3 mila ipotizzati in prima battuta). Parametri minimi, stabiliti ieri dal Consiglio dei ministri, a cui rispondono, secondo …

"Un Pd da Tabacci a Vendola", di Michele Prospero

Al crepuscolo della seconda Repubblica torna a riproporsi con forza il tema del partito come sbocco ad una transizione che, apertasi con il tonfo epocale dell’asse Berlusconi-Bossi, rischia di avvitarsi senza trovare approdo in un nuovo sistema. Non si esce dal pantano dell’antipolitica, egemone in questi ultimi vent’anni, evitando ancora una volta l’appuntamento con il partito. appuntamento culturale prima ancora che organizzativo: ha ragione Asor Rosa. Per sconfiggere l’antipolitica come eterna ricetta caldeggiata dai vari conservatorismi nostrani occorre, infatti, dare una rapida sepoltura alla grande illusione di rimuovere la forma partito per edificare una ragnatela di poteri personali che, messi alla prova, si rivelano incapaci di esprimere autentiche culture politiche, autorevoli classi dirigenti, un vero radicamento sociale. Il partito è ancora oggi una sfida democratica lanciata contro i grandi poteri, non è la difesa dell’esistente (centri opachi di comando con agganci nel cinico mondo degli affari e dei media), alla quale semmai si aggrappano con le unghie tutti i potentati che invocano ancora l’alluvione di micro partiti personali. Il nuovo non risiede certo nella venerazione …