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Ricordando quel 19 gennaio 2014, quando l’acqua sommerse Bastiglia e Bomporto


Domani sono quattro anni esatti dall’alluvione che fece ripiombare Bastiglia e Bomporto nel dramma delle calamità naturali a poco più di due anni dal sisma e che mise in allarme tutte le comunità che vivono lungo l’asta del Secchia. Sabato, a Bastiglia, si inaugurerà la lapide dedicata al sacrificio di Giuseppe Oberdan Salvioli, morto mentre, con un gommone, si era messo in acqua per cercare di aiutare i suoi concittadini. Ricordo la grande paura per chi si trovava intrappolato nelle abitazioni ai piani alti, l’allarme di chi vedeva crescere l’acqua lungo il fiume nel terrore che una nuova breccia potesse formarsi a valle di quella già apertasi, il grande lavoro della Protezione civile, dei volontari e degli amministratori impegnati nel cercare di chiudere la falla e di salvaguardare i cittadini, e poi la disperazione degli imprenditori che avevano vista la propria attività sommersa e le famiglie che abitavano a piano terra che cercavano di recuperare l’auto o la cucina o la camera da letto. Guardando a ritroso, a quattro anni di distanza da quel dramma, al di là degli aspetti umani e dei danni materiali, dal punto di vista del lavoro parlamentare, posso dire che due sono i risultati conseguiti. Già pochi mesi dopo l’alluvione, il Consiglio dei ministri approvò il cosiddetto Decreto Modena: vennero stanziati 210 milioni di euro per l’indennizzo dei danni subiti dalle popolazioni colpite dall’alluvione e anche velocemente erogati ai privati che hanno subito danni. E’ stata la prima volta che un’alluvione ha avuto un riconoscimento normativo di questo tipo. Anche grazie al lavoro di noi parlamentari modenesi, il Governo aveva riconosciuto l’eccezionalità di una terra che, nel giro di due anni, era stata colpita prima da un violento terremoto e poi sommersa dall’acqua. L’altro provvedimento, invece, è recentissimo: pochi giorni prima della fine dell’anno, il Governo ha varato il decreto attuativo della legge delega sul riordino del sistema di Protezione civile. Era uno degli impegni che, come parlamentari, ci eravamo assunti dopo i primi mesi di faticosissima gestione dell’emergenza post-sisma, in assenza di norme nazionali chiare e certe in materia. Finalmente, dopo anni di attese e tante tragedie sofferte, questo Paese ha una legge applicabile relativa all’intero sistema di Protezione civile, in modo che si possa davvero rispondere in modo omogeneo in tutte le zone e in maniera più efficace alle calamità naturali che un territorio fragile come il nostro, purtroppo, si trova in continuazione a subire.

Sisma emiliano, la ricostruzione procede e ora comincia quella degli edifici pubblici


Ci sono ancora persone in difficoltà (che attendono di rientrare nelle proprie abitazioni o che hanno imprese, in particolare piccole o piccolissime, che faticano a riprendere il giro d’affari precedente) ma, in generale, la ricostruzione nella Bassa terremotata, a cinque anni e mezzo dal sisma, procede secondo quel cronoprogramma iniziale che aveva individuato le priorità nelle scuole, nelle case e nelle imprese. Il presidente della Regione Bonaccini, sabato scorso, nel corso di un convegno, ha reso noti i risultati raggiunti. Le scosse del 20 e 29 maggio 2012 causarono ben 13 miliardi di euro di danni. Da allora, le scuole sono state, tutte, o ricostruite (100 edifici) o rimesse in sicurezza (400 edifici). Nove famiglie su dieci sono potute rientrare nelle proprie abitazioni. Il Prodotto interno lordo della zona, che nel 2012 era circa il 2% di quello nazionale, ora è cresciuto al 2,6%. Può entrare nel vivo, quindi, oggi, la ricostruzione pubblica. A Modena città, come ha ricordato il sindaco Muzzarelli, sono già state riconsegnate le chiese di Santa Barbara e il Tempio, mentre si prevede di inaugurare a fine agosto la riapertura della chiesa di Sant’Agostino. Anche nelle città più colpite della Bassa, i progetti per la ricostruzione degli edifici pubblici cominciano a vedere la dirittura d’arrivo, grazie anche ai 350 milioni di fondi destinati dal Governo a questa specifica area. E’ quindi con soddisfazione che, ieri, a San Felice, si è tenuta la presentazione pubblica del progetto di ricostruzione, restauro e miglioramento sismico della trecentesca Rocca Estense, monumento nazionale e simbolo della città. Ci hanno lavorato per quattro anni gli specialisti di cinque università, anche perché la ricostruzione dei castelli gravemente danneggiati dalle calamità naturali è ancora un tema “di frontiera”. Ora si tratterà di recuperare tutti i fondi necessari, ma intanto i lavori possono cominciare. Esito non scontato per il nostro Paese: proprio ieri cadeva il 50esimo anniversario del terremoto del Belice e là ancora si parla di ricostruzione da terminare.

Roberto Fiore

FN Carpi, inaccettabile escalation di provocazioni

Il blitz di Forza Nuova sotto l’appartamento dell’assessore Galantini, a Carpi, entra nella campagna elettorale per le politiche. Il leader di Forza Nuova Roberto Fiore, sulla sua pagina Fb, bolla il sindaco di Carpi Bellelli come “traditore degli italiani a favore del business dell’immigrazione”. Che un terrorista fascista come Roberto Fiore possa accusare il sindaco di Carpi non sta né in cielo né in terra. Chi è stato condannato per associazione sovversiva e banda armata, senza peraltro scontare la pena e fuggendo all’estero, avrebbe il dovere del silenzio e della vergogna. Abbiamo denunciato in passato e continueremo a farlo in futuro le azioni squadriste di Forza Nuova. E non ci stancheremo di ripetere come il nostro ordinamento offra già alle istituzioni e alle autorità preposte tutti gli strumenti normativi per impedire la costituzione e l’attività di organizzazioni fasciste quali Forza Nuova. Condividiamo pienamente l’appello del sindaco Bellelli al ministro degli Interni Minniti a cui più volte, per casi analoghi, ci siamo già rivolti anche noi in sede parlamentare. Prendiamo atto delle dichiarazioni del questore con il massimo rispetto, ma senza tacere le nostre forti perplessità. Che “manifestazioni” di questo genere siano già state autorizzate in passato è cosa purtroppo vera. Che questo costituisca una valida ragione per accettare questa escalation di provocazioni e intimidazioni è a nostro avviso tutt’altra cosa. Non pare sufficiente, a nostro avviso, che una simile iniziativa sia comunicata nei giusti termini e si svolga su suolo pubblico per ritenersi autorizzata. O dobbiamo ritenere legittimo che manifestazioni di questa natura possano essere rivolte apertamente contro qualcuno che occupa legittimamente private abitazioni?

Tasse universitarie, quando a prevalere è la polemica, non la realtà delle cose


In rete e sugli organi di informazione è tutto un fiorire di studi e commenti sul tema della gratuità degli studi universitari. È una cosa positiva che la società – e non solo la politica o i diretti interessati – si misurino con una questione che riguarda lo sviluppo del Paese e la crescita delle persone. Ed è anche fonte di soddisfazione (sebbene i dati in esame mi siano arcinoti) per chi, come me, ha cercato di occuparsi del tema dal 2014 (anno in cui ho presentato una proposta di legge), riuscendo poi a far approvare nella legge di bilancio per il 2017 l’esonero delle tasse per gli studenti con un isee familiare inferiore a 13.000 euro. Una novità straordinaria per il nostro Paese. Ma tutto questo interessante dibattito è anche fonte di “rammarico” perché non un moto di interesse alcuno (sulla rete e sulla stampa) accompagnò la discussione su questa misura e tanto meno la sua approvazione. Un rammarico che deriva dalla consapevolezza che ad animare il dibattito sia più lo scontro ideologico dell’interesse a risolvere questioni che affondano le radici nel terreno dei problemi complessi. Avvilente constatare che molti di quanti ora invocano la gratuità universale dell’università (quindi anche per gli studenti di famiglie ad alto reddito) votarono contro alla norma per la no tax area per i giovani di famiglie povere. Non sarà una risata a seppellirci, ma lo sterile amore per la polemica e la demagogia.

Ha fatto bene il sindaco a scrivere al ministro contro le “intimidazioni a domicilio”


Il sindaco di Carpi Alberto Bellelli ha scritto al ministro dell’Interno Marco Minniti sollevando un problema reale. Come evitare che chi compie scelte di collaborazione con le Istituzioni possa essere “intimidito” da presidi “ad personam” o, come ben si esprime il nostro primo cittadino, “manifestazioni a domicilio” come il flash mob inscenato da Forza Nuova? Penso non vada sottovalutata la questione: ieri è toccato ad un gruppo di profughi e a chi ha messo a disposizione l’appartamento in cui sono alloggiati, domani potrebbe essere la volta di una donna che lotta per i propri diritti civili (per FN l’angelo del focolare di fascistissima memoria è il modello a cui le donne dovrebbero riferirsi), o di chiunque pubblicamente professi idee opposte a quelle di FN. Non è un aspetto da poco, su cui invito tutti a riflettere. Non vorrei si dimenticasse il sermone del pastore Martin Niemöller sull’apatia politica: “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”.

Tasse universitarie, già esentati i meno abbienti


Non una promessa, ma un fatto già in fase di realizzazione. Da questo anno accademico, quello iniziato nel settembre 2017, sono già 15mila (secondo un calcolo recente del Sole 24 ore del lunedì) gli studenti universitari, provenienti da famiglie poco abbienti, che hanno potuto iscriversi all’università, senza oneri, grazie alle agevolazioni per il diritto allo studio introdotte su proposta del Partito democratico nella Legge di bilancio 2017. La “no tax area”, insomma, pur nel silenzio generale, sta funzionando. Le nuove norme prevedono la cancellazione delle tasse universitarie per chi ha un reddito familiare Isee (non il reddito tout-court) fino a 13mila euro (quota maggiorata per iniziativa di molte università pubbliche lungimiranti, come le nostre Unimore e Unibo), e tasse calmierate per chi ha un reddito Isee fino a 30mila euro. Stime ufficiali non sono ancora state elaborate, ma, come detto, secondo la valutazione realizzata dal quotidiano economico Il Sole 24 ore del lunedì le ricadute pratiche sarebbero considerevoli: esenzione dalle tasse per quasi 600mila ragazzi e l’iscrizione di ben 15mila studenti in più che, verosimilmente, altrimenti non avrebbero avuto questa opportunità. Decidere di abolire le tasse per tutti (se anche fosse possibile economicamente) si trasformerebbe in un regalo essenzialmente alle famiglie più benestanti, visto che, statisticamente, sono quelle che, di gran lunga, possono permettersi di far studiare i propri figli. E invece il dettato costituzionale, all’art. 34, parla espressamente del sostegno ai “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi”. Ecco, come Pd abbiamo fatto proprio questo, pensare innanzitutto a coloro che sono privi di mezzi e aprire anche per loro le porte dell’università. Le promesse mirabolanti sono, purtroppo, ormai parte integrante delle campagne elettorali. I fatti, però, sono un’altra cosa e su questo tema, come Partito democratico, abbiamo senz’altro realizzato azioni concrete a sostegno dei ragazzi e delle loro famiglie.

Un augurio per il futuro e un bilancio del passato


Il 2017 sta per finire. L’anno nuovo è alla porta. Vorrei raggiungere ognuno di voi per auguragli il meglio. Senza consultare stelle ed oroscopi, guardo al futuro con speranza tipicamente umana e al passato con rigore.
La 17esima Legislatura è arrivata alla sua naturale conclusione. Per me, è stata la terza consecutiva e, anche se non ho raggiunto il limite dei 15 anni di mandato previsto dallo Statuto del partito, sarà anche l’ultima: torno al mio lavoro di ricercatrice all’Università di Bologna. E’ tempo di bilanci, quindi, e – insieme a una folta schiera di commentatori, editorialisti e politici – provo anch’io a tracciare un consuntivo. Sono stati cinque anni intensi. Questa legislatura, avviatasi in maniera sconsolante con la “non vittoria” del Pd e la necessitata riconferma di Napolitano, si è, invece, rivelata feconda di riforme, soprattutto nel campo dei diritti. L’elenco delle nuove leggi è più ampio e incisivo di quanto i detrattori vorrebbero ammettere: biotestamento, unioni civili, reddito di inclusione, dopo di noi, divorzio breve, reato di tortura, obbligo vaccinale sono solo alcuni dei provvedimenti attesi, in alcuni casi da decenni, dal nostro Paese. A questi si aggiungono le leggi contro il caporalato, contro lo spreco alimentare, contro il femminicidio, la riforma dello spettacolo dal vivo e quella del cinema, l’introduzione dei reati ambientali (e la cosiddetta Buona scuola, sulla quale molto si è dibattuto – seppur restando troppo spesso nel campo del commento ideologico – ha comunque consentito l’assunzione di 140mila persone: e se non è diritto al lavoro questo, dopo anni di tagli …). Si poteva fare di più e di meglio? Certamente, ma non è poco quello, comunque, che è stato fatto. Per i provvedimenti di cui mi sono occupata in Commissione Cultura e Istruzione, desidero citarne quattro, selezionati per le loro future ricadute: la formazione iniziale degli insegnanti della scuola superire, che dispiegherà tutti i suoi potenziali effetti nei prossimi anni; la no tax area per gli studenti universitari provenienti da famiglie poco abbienti, che ha cominciato la sua applicazione concreta proprio da questo anno accademico; i fondi destinati alla tutela e alla manutenzione dei luoghi della Memoria del ‘900, a partire dall’ex campo di transito di Fossoli; e la mole di misure che, negli ultimi cinque anni, siamo riusciti a far approvare per sostenere l’uscita dall’emergenza e l’avvio della ricostruzione nelle aree colpite dal sisma del 2012 e dall’alluvione del 2014. Certo ci sono state anche sconfitte, e alcune ancora mi pesano. La più grande, sicuramente, è quella del mancato riconoscimento del diritto alla pensione per il personale della scuola che aveva raggiunto la cosiddetta “Quota 96” nel 2012. Per me era talmente lapalissiano che quei lavoratori vantavano un diritto sacrosanto, in passato sempre riconosciuto per la peculiarità del calendario dell’anno lavorativo scolastico, che, quando è stato negato, proprio sulla soglia dell’approvazione da parte del Senato, mi sono dimessa dal ruolo di vice-presidente della Commissione Istruzione che, in quel momento ricoprivo. Fu una scelta che ha avuto conseguenze nel proseguo della Legislatura, ma, secondo alcuni avrei dovuto essere più drastica, e dimettermi direttamente dalla carica di parlamentare. Non ho accolto questo suggerimento (che, in sintesi, significa, davanti alla sconfitta “cadere” insieme ai filistei) sapendo che se mi fossi dimessa, non avrei potuto portare a termine il lavoro iniziato, come i quattro progetti citati e dei quali rivendico il valore. Quei provvedimenti, secondo me, valgono una Legislatura. E’ anche per questo che, per quel che mi riguarda, la 17esima Legislatura è sicuramente “più di un bicchiere mezzo pieno”.