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Restauri, “Fondi per il nostro patrimonio culturale diffuso”

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“Come già per i provvedimenti contenuti nella Legge di stabilità, anche in questa occasione si stanziano risorse per la tutela e la conservazione del nostro patrimonio culturale, funzioni che hanno meno “visibilità” rispetto al sostegno al consumo culturale, ma che rappresentano i “fondamentali” del fare cultura”: la deputata modenese del Pd Manuela Ghizzoni sottolinea con soddisfazione il valore degli stanziamenti che arriveranno in Emilia-Romagna, e a Modena in particolare, grazie al Programma triennale degli interventi del Fondo per la tutela del patrimonio culturale appena approvati. Ecco la sua dichiarazione:

“Anche gli stanziamenti decisi nel Programma triennale degli interventi del Fondo per la tutela del patrimonio culturale, appena approvato, dimostrano, ancora una volta, come in materia di cultura questo Paese abbia cambiato passo. Dopo anni di tagli o mancati stanziamenti, il Governo Renzi ha deciso di investire su un patrimonio che rappresenta la vera, grande ricchezza dell’Italia. Tra l’altro, dei 300 milioni di risorse a disposizione del Programma triennale, oltre 14 milioni arriveranno nella nostra Regione. L’Emilia-Romagna, infatti, si colloca terza, dopo Lazio e Toscana, per quantità di fondi attesi, ben prima, ad esempio, di Lombardia o Veneto. Viene premiata l’idea di un patrimonio culturale diffuso, come quello emiliano-romagnolo, da valorizzare nella sua complessità e nella sua disposizione a rete. Nel modenese i fondi saranno destinati all’Archivio di Stato, per consentire la conclusione di lavori già avviati di consolidamento e di efficientamento della struttura, a Palazzo Solmi e al sistema di rete delle Gallerie Estensi (Modena, Sassuolo e Ferrara) che, ricordiamo, grazie a una recente decisione del ministro per i Beni culturali Dario Franceschini ha ottenuto lo status di museo autonomo. Come già per i provvedimenti contenuti nella Legge di stabilità, anche in questa occasione si stanziano risorse per la tutela e la conservazione del nostro patrimonio culturale, funzioni che hanno meno “visibilità” rispetto al sostegno al consumo culturale, ma che rappresentano i “fondamentali” del fare cultura. Anche questo è un indubbio tratto innovativo dopo anni di mancanza di fondi e di assenza di una strategia nella politica culturale del nostro Paese”.

Sisma, parlamentari Pd “Novità per la messa in sicurezza dei capannoni” – Comunicato stampa 05.01.2016

Importanti risposte alle richieste degli imprenditori della zona del cratere sismico e dei Comuni limitrofi sono contenute in due provvedimenti appena varati, ovvero la Legge di stabilità che il Palamento ha approvato a fine dicembre e il recentissimo Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri) attuativo del cosiddetto bando Inail. La conferma arriva dai parlamentari modenesi del Pd Davide Baruffi, Manuela Ghizzoni e Stefano Vaccari che hanno lavorato affinché nei due provvedimenti fossero accolte le richieste provenienti dalle imprese e dalle loro associazioni di categoria. Ecco la loro dichiarazione:

“Da una parte l’estensione anche agli imprenditori agricoli dei contributi per il ripristino delle strutture necessarie alla loro attività, dall’altra l’accesso ai contributi per la messa in sicurezza sismica dei capannoni anche alle imprese al di fuori delle mappe di scuotimento. Sono queste le due misure, molto attese nel modenese, che grazie all’impegno congiunto di Enti locali, Regione, parlamentari Pd e l’intervento fattivo dei sottosegretari De Micheli e De Vincenti, sono finalmente diventate realtà in questo avvio di nuovo anno. L’estensione dei contributi alle imprese agricole è previsto da un nostro emendamento alla Legge di stabilità, approvata in via definitiva, a fine dicembre, dal Parlamento. Le novità relative all’accesso alle risorse dei bandi Inail sono, invece, previste in un recentissimo Dpcm che contiene un aggiornamento della precedente normativa. Si è deciso, infatti, che potranno accedere ai contributi per la messa in sicurezza antisismica dei capannoni anche le imprese al di fuori delle mappe di scuotimento, che non hanno avuto danni, ma che sono obbligate a mettersi a norma. Sono comprese anche quelle che non hanno dipendenti, ma sono, ad esempio, composte solo da soci, inizialmente escluse dai primi bandi. Inoltre la copertura delle spese può arrivare fino al 100% (e non solo il 70% come stabilito in precedenza), mentre il massimale della spesa viene innalzato a 500mila euro. Si tratta di misure che vengono incontro alle esigenze specifiche di quegli imprenditori i cui capannoni sono ubicati immediatamente a ridosso della zona del cratere sismico e che, per legge, erano comunque obbligati alla messa in sicurezza antisismica, un’azione fondamentale, ma in alcuni casi davvero molto onerosa. Abbiamo colto e condiviso le criticità che i bandi precedenti avevano sollevato e, ancora una volta, grazie al lavoro congiunto di tutti i soggetti istituzionali coinvolti, siamo riusciti a dare una risposta concreta ai problemi segnalati. Il nostro auspicio è che, con queste nuove norme, sia scongiurato il pericolo di delocalizzazione che tanti imprenditori avevano ventilato. Anche in questo modo difendiamo il lavoro e il nostro sistema economico”.

Mutui case inagibili, parlamentari Pd “Non mancherà nostro impegno” – comunicato stampa – 04.01.2016

“Non mancherà l’impegno dei parlamentari Pd in sede di discussione del decreto Milleproroghe anche sul tema dei mutui sulle case danneggiate o rese inagibili dal terremoto”: i parlamentari modenesi del Pd Davide Baruffi, Manuela Ghizzoni e Stefano Vaccari, promotori di alcune delle misure più importanti conquistate con la Legge di stabilità per le zone del cratere sismico, rispondono al collega Ferraresi del Movimento 5 stelle che accusa il Governo di essersi dimenticato dei terremotati. Ecco la loro dichiarazione:

“Per fortuna, a oltre tre anni dal sisma, stiamo parlando di pochissimi casi, ma come sempre, anche sul tema sospensione del pagamento dei mutui sulle case inagibili non mancherà il nostro impegno in sede di discussione parlamentare del decreto Milleproroghe. Secondo i dati diffusi dalla Regione Emilia-Romagna, l’anno scorso nessuno ha chiesto di poter utilizzare le risorse stanziate con la norma sulla sospensione del pagamento dei mutui per le case danneggiate o rese inagibili dal sisma del 2012. I danneggiati avevano cioè trattato la sospensione direttamente con gli istituti di credito di riferimento. L’esiguità dei casi in discussione non fa, comunque, venire meno il nostro impegno. Lo stesso Governo si era riservato di verificare se, per questa materia, fosse necessario un intervento legislativo o se fosse sufficiente un atto amministrativo. Nel primo caso procederemo con un emendamento al decreto Milleproroghe: vedremo se presentandone uno nostro o sostenendo l’eventuale emendamento presentato da altre forze politiche. Agli amici 5stelle ricordiamo che sostenere emendamenti altrui, se comportano un vantaggio per le nostre comunità, non è mai stato un problema purché, però, non pretendano di impartirci continuamente “lezioncine” di morale e lavoro parlamentare, soprattutto dall’alto dei poco consistenti risultati da loro raggiunti”.

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L’offensiva dei troppo «corretti», di Paolo Mieli

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L’editoriale di Paolo Mieli per il Corriere della Sera del 04 gennaio 2016.

La Spagna, che (sia detto per inciso) non è ancora riuscita a darsi un governo, tra due giorni sarà politicamente compensata da una straordinaria novità. La sindaca di Madrid, Manuela Carmena, eletta a maggio con l’appoggio di Podemos – reduce dall’aver vinto battaglie per il ridimensionamento del presepe nel Palacio de Cibeles e per la celebrazione del Natale multietnico con tamburi africani, poesia serba e musica palestinese – ha ottenuto che la sera del 5 gennaio debuttino i Re Magi donna. Come Conchita Wurst o Annie Girardot nel celeberrimo film di Marco Ferreri, Gaspare e Melchiorre saranno – nelle sfilate di Puente de Vallecas e Sans Blas-Canillejas – reinas magas con tanto di barba (Baldassarre no, perché è nero e farlo impersonare da una donna barbuta deve essere sembrato eccessivo). La sindaca madrilena gioisce in questi primi giorni del 2016 per i suoi personali trionfi che ne fanno un’eroina della guerra mondiale combattuta sotto le insegne del «politicamente corretto».

Già, perché in Spagna il presepe non viene soppresso per andare incontro a bambini di altre religioni (i quali, peraltro, né direttamente, né attraverso madri e padri, hanno mai chiesto di adottare questo tipo di misure). A Madrid non c’è motivo perché, come è accaduto da noi, un Matteo Salvini si presenti con mantello e turbante all’asilo di sua figlia: Cristianesimo e Islam non c’entrano; Manuela Carmena si è spesa esclusivamente per un’Epifania che contemplasse «un rapporto più equilibrato tra uomini e donne».

Va riconosciuto che da questo momento per il resto d’Europa (e del mondo intero) sarà arduo competere con questa apoteosi madrilena della correttezza politica. Certo, in anni recenti, altrove abbiamo assistito ad altri trionfi di questa inarrestabile offensiva: sono finiti sotto processo libretti di opere di Mozart, testi di Dante Alighieri, William Shakespeare, Herman Melville, Joseph Conrad. Il capitano Achab è stato messo all’indice in alcune università statunitensi perché «portatore di un atteggiamento sconveniente nei confronti delle balene». Lo scrittore nigeriano Chinua Achebe ha proposto la messa al bando di «Cuore di tenebra» in quanto «sprezzante nei confronti degli africani». La Columbia University ha aperto un contenzioso su Ovidio e sul «contenuto troppo violento» delle sue «Metamorfosi» che peraltro conterrebbero «scene erotiche tali da provocare traumi nei giovani lettori». Francis Scott Fitzgerald ha avuto, per così dire, seri problemi all’ateneo di Yale dove agli studenti è stato vietato di indossare una maglietta con una frase dell’autore del «Grande Gatsby» («Penso a tutti gli uomini di Harvard come a delle femminucce») considerata alla stregua di un «insulto omofobo». Ian McEwan ha denunciato inorridito le minacce subite dal poeta Craig Rane per alcuni versi sulle fantasie erotiche di un vecchio. Persino Andrea Camilleri ha avuto i suoi guai allorché la commissaria europea alla pesca, Marta Damanaki, gli ha intimato di vietare a Montalbano di indulgere all’abitudine, «inaccettabile nel Mediterraneo», di cibarsi di pescetti. E credo che lo scrittore si sia adeguato togliendo dai suoi racconti ogni cenno al novellame.

Potente è stata anche la carica contro i classici cinematografici. Il New York Post si è schierato per la censura di «Via col vento», quantomeno per il taglio di qualche scena del personaggio di Mami, interpretando il quale Hattie McDaniel fu la prima afroamericana a vincere l’Oscar. Visto che c’era, lo stesso giornale ha chiesto fosse tolta l’immagine di una domestica nera che campeggiava dal 1889 sulle confezioni di sciroppo da plumcake «Aunt Jemima» e quella del cameriere nero sul riso «Uncle Ben’s». Non sono stati risparmiati neanche i film di animazione. Quattro mesi fa, sulla piattaforma in streaming Netflix, lo stringatissimo racconto di «Pocahontas» è stato cambiato in fretta e furia. Già reso oscuro da un primo vaglio al setaccio del politically correct, recitava così: «Una donna indiana d’America è promessa sposa del guerriero più forte del villaggio, ma anela a qualcosa di più e incontra il capitano John Smith». Adrienne Keene, rappresentante di un’Associazione di nativi, ha obiettato che l’uso del verbo «anela» era «disgustoso». La Disney è corsa ai ripari e ha ottenuto il via libera dell’Associazione a costo di rendere quella minitrama pressoché incomprensibile: «Una giovane ragazza indiana d’America prova a seguire il suo cuore e proteggere la sua tribù, quando i coloni arrivano e minacciano la terra che ama». I produttori eredi di Walt Disney si sono piegati anche perché memori di seri problemi avuti anni fa: in primis con Paperino quando un’Associazione per la difesa del fanciullo pretese gli venisse tolto il battipanni con cui inseguiva Qui, Quo e Qua; poi con Mr. Magoo, il personaggio molto miope creato nel 1949 da John Hubley, allorché la Federazione dei non vedenti impose l’abbandono del progetto di trarne un cartone animato che avrebbe fatto «ridere sulla disabilità». Il compromesso fu raggiunto con un film di Stanley Tong (interpretato da Leslie Nielsen) in cui, però, lo spirito del fumetto andò quasi interamente perso. Da quel momento la Disney si è buttata sulla correctness più irreprensibile e pochi giorni fa ha prodotto uno spot natalizio di Frozen in cui due uomini tenevano in braccio un bambino. Ma non si può mai stare in pace. Dall’Italia i parlamentari Carlo Giovanardi e Eugenia Roccella hanno chiesto che quel filmato venisse eliminato dalla tv poiché non era chiaro chi fossero i genitori di quell’infante: «Figlio di chi? dov’è la mamma?», hanno domandato maliziosi i due rappresentanti del popolo italiano.

Qualcuno di quando in quando ha cercato di resistere al regime della correttezza. Antesignano di questi ribelli, lo scrittore Robert Hughes con un libro, «La cultura del piagnisteo» (Adelphi), che si è imposto come manifesto degli ostili a quella da lui descritta come «una sorta di Lourdes linguistica dove il male e la sventura svaniscono con un tuffo nelle acque dell’eufemismo». Tra i partigiani vanno annoverati l’anticipatore Saul Bellow, il cui testimone è passato a Philip Roth e poi a Martin Amis. Qui in Italia, merita una decorazione Umberto Eco che tempo fa sull’Espresso ha preso in giro l’ipercorrettezza degli antiberlusconiani suggerendo di alludere con queste parole ai problemi di statura e trapianto del loro bersaglio prediletto: «Persona verticalmente svantaggiata intesa ad ovviare a una regressione follicolare». Medaglia anche per Sergio Romano che, su queste colonne, ha lamentato la scomparsa dalla letteratura contemporanea di termini «straordinariamente espressivi» come «sciancato, storpio, orbo, zoppo, straccione, pezzente» e ha rivendicato il diritto di ripetere le parole pronunciate dal poeta messicano Francisco de Icaza al cospetto dell’Alhambra e del Palazzo della Madraza: «Nella vita non vi è pena maggiore dell’esser cieco a Granada». Sacrosanto. Anche se consideriamo una sofferenza più afflittiva dell’essere ciechi a Granada, quella di godere di una buona vista a Madrid. Quantomeno domani sera quando sfileranno le regine barbute di Manuela Carmena.

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Perché solo l’istruzione potrà battere il terrorismo, di Gordon Brown

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Dal Il Sole 24 del 02 gennaio 2016, un interessante articolo dedicato al Medio Oriente.

Chiunque visiti il Medio Oriente non può fare a meno di notare l’enorme abisso tra le aspirazioni educative, imprenditoriali e occupazionali dei giovani della regione e la dura realtà che priva molti di loro di un futuro positivo.
Infatti, metà della popolazione giovanile tra i 18 e i 25 anni che vive nel Medio Oriente è o disoccupata o sottooccupata.
La crisi globale dei rifugiati sta aggravando questa situazione con lo spostamento di circa 30 milioni di bambini, di cui sei milioni solo dalla Siria, pochissimi dei quali faranno ritorno a casa in età scolare.

Non è quindi sorprendente che il gruppo noto nella regione come Daesh (Stato islamico) crede di aver trovato terreno fertile per reclutare in questa vasta popolazione di giovani insoddisfatti e che non possiedono nulla.
I propagandisti di Daesh stanno abusando dei media sociali nello stesso modo in cui i loro predecessori e contemporanei estremisti hanno spesso abusato delle moschee, ovvero come forum per la radicalizzazione. Il gruppo posta continuamente contenuti che sfidano la coesistenza dell’Islam con l’Occidente ed esorta i giovani alla jihad.
I video estremamente violenti prodotti da Daesh lanciano degli appelli scioccanti. Ma ciò che più attira in realtà i giovani insoddisfatti è l’invito a fare parte di qualcosa che sembra più grande di loro stessi e delle società in cui vivono. Shiraz Maher del Centro internazionale di studio per la radicalizzazione (ICSR) presso il King’s College di Londra individua un sentimento comune che unisce chi viene reclutato: «giusta indignazione, spregio, un senso di persecuzione ed il rifiuto a conformarsi». Come indica un recente rapporto della Quilliam Foundation, Daesh gioca sul desiderio giovanile di essere parte di qualcosa che conta. È l’appello utopico dell’organizzazione che attira la maggior parte dei nuovi reclutati.
Alla luce di ciò, solo pochi non sarebbero d’accordo sul fatto che ci troviamo di fronte ad una battaglia generazionale sia a livello sentimentale che intellettuale che non può essere sconfitta solo dai mezzi militari. L’hard power può ovviamente eliminare i leader hard power di Daesh, ma avremo bisogno di ben di più di questi mezzi per convincere circa 200 milioni di giovani musulmani che l’estremismo rappresenta, letteralmente, un vicolo cieco.
Ci sono molti esempi di operazioni nascoste volte a contrastare il terrorismo nel subcontinente indiano e nel Medio Oriente, tra cui riviste per bambini in Pakistan, video per i teenager nel Nord Africa, emittenti radio nel Medio Oriente e libri e pubblicazioni contro Al Qaeda. Questi strumenti possono aiutare a fare venire fuori la verità sulla vita con Daesh (ovvero brutale, corrotta e caratterizzata da epurazioni interne) in molti modi tra cui attirare l’attenzione sulle defezioni. Come indica infatti un rapporto del 2014, «[la stessa esistenza di defezioni] distrugge l’immagine di unità e determinazione che [il gruppo] cerca di trasmettere».
Ma dobbiamo essere più ambiziosi se vogliamo vincere il conflitto delle idee, sostenendo lo spazio culturale che Daesh chiama “la zona grigia” e che aspira a distruggere. È uno spazio in cui i musulmani ed i non musulmani possono coesistere, scoprire valori condivisi e collaborare. Peter Neumann, direttore dell’ICSR, ha proposto l’idea di una gara su YouTube tra video che spieghino gli aspetti fallimentari di Daesh. «Riceviamo 5.000 video in tempi record» ha detto Neumann. «Quattromila sono di solito spazzatura, ma 1.000 di questi video sono efficaci; quindi 1.000 video contro la propaganda [di Daesh]».
Tuttavia, lo strumento migliore di lungo termine per contrastare l’estremismo è l’istruzione. A Giaffa in Israele una scuola gestita dalla Chiesa di Scozia insegna le virtù della tolleranza ai bambini musulmani, ebrei e cristiani. In tutto il Libano un programma scolastico comune che promuove la diversità religiosa, compreso «il rifiuto di qualsiasi forma di radicalismo e di isolamento settario o religioso», viene insegnato ai bambini sunniti, sciiti e cristani sin dai nove anni. Il paese ha inoltre introdotto dei doppi turni nel suo sistema scolastico per garantire il posto a circa 200.000 bambini rifugiati siriani.
Se il Libano, che vive un contesto turbolento ed è afflitto da violenze settarie e divisioni religiose, è in grado di promuovere la coesistenza e di garantire ai rifugiati siriani la possibilità di studiare, non c’è alcuna ragione per cui altri paesi nella regione non dovrebbero seguire lo stesso esempio.
La scelta non potrebbe essere più chiara. Possiamo stare fermi e guardare una nuova generazione di giovani musulmani esperti del web essere sommersi da false dichiarazioni sull’impossibilità di coesistenza tra l’Islam ed i valori occidentali. Oppure possiamo riconoscere che i giovani del Medio Oriente ed il resto del mondo musulmano condividono le aspirazioni di tutti i giovani del mondo.
Tutte le prove indicano che i giovani della regione vogliono istruzione, occupazione e la possibilità di sfruttare al meglio il proprio talento. Il nostro proposito per il 2016 dovrebbe essere quello di rendere tutto questo una realtà.
(Traduzione di Marzia Pecorari)

Gordon Brown, già premier del Regno Unito,
è inviato speciale delle Nazioni Unite per l’educazione
© PROJECT SYNDICATE, 2016
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San Felice, parlamentari Pd “Su costituzione parte civile nessuna falsità” – comunicato stampa – 24.12.15


I parlamentari modenesi del Pd Davide Baruffi, Manuela Ghizzoni e Stefano Vaccari, che più attivamente in questi anni si sono occupati di post-sisma e ricostruzione, intervengono nella polemica sollevata delle opposizioni di San Felice sul sindaco e presidente dell’Unione dei Comuni dell’Area Nord, Alberto Silvestri. Ecco la loro dichiarazione:

“Non abbiamo certo bisogno della lezioni di centro destra e Movimento 5 stelle sull’importanza delle azioni, anche simboliche, per testimoniare la distanza fra un’Amministrazione locale sana e la criminalità organizzata. Lo abbiamo sempre ripetuto, non solo a parole però, anche attraverso fatti concreti a cominciare dalle procedure introdotte per la ricostruzione post sisma. Pratiche che più d’uno, anche all’interno di quelle stesse opposizione che oggi strepitano, avevano additato come inutili orpelli capaci solo di rallentare un lavoro che avrebbe dovuto invece procedere quanto più speditamente possibile. Se allora avessimo ceduto difronte a chi chiedeva più velocità e meno rigore nei controlli quella che oggi ci troveremmo a discutere sarebbe una storia diversa, sicuramente peggiore del quadro comunque preoccupante descritto dall’inchiesta Aemilia. Nessuno ha sottovalutato l’importanza della richiesta di costituzione di parte civile in quel procedimento. L’Unione di Comuni dell’Area Nord, già lo scorso mese di febbraio, aveva provveduto ad approvare una delibera in cui si evidenziava la necessità di seguire con attenzione l’evolversi delle indagini, riservandosi di adottare gli atti necessari alla tutela degli interessi dell’Ente, nel momento in cui si fossero concretizzati i relativi presupposti di legge. Documento d’indirizzo cui è stato dato seguito lo scorso 9 dicembre, con una seconda delibera nella quale si dava mandato all’avvocato Dè Biase, che già seguiva la costituzione di parte civile per Provincia di Modena e Comune di Finale Emilia, di procedere con analoga procedura anche per l’Unione dei Comuni dell’Area Nord. Entrambi gli atti sono consultabili sul sito dell’Unione, nessuna dimenticanza dunque ne tanto meno falsità. Paradossalmente al sindaco di San Felice si contesta invece di essere stato fin troppo zelante, avendo avviato le pratiche per la costituzione di parte civile del Comune per il processo da cui ha poi preso le mosse parte dell’indagine relativa all’inchiesta Aemilia, ossia il procedimento a carico dei Bianchini. Per altro definire come fa il centro destra una modesta problematica ambientale questa costola del processo, pare un evidente errore, riguardando questa la gestione e lo smaltimento di alcune decine di tonnellate di amianto. Chi chiede oggi le dimissioni di Silvestri accusandolo di ritardi ed inadempienza dimostra forse di non aver seguito questa complicata vicenda sin dall’inizio. La criminalità organizzata si combatte anche con gli atti simbolici, non vi è dubbio, ma forse anche più realisticamente tenendo quotidianamente alta la guardia ed operando concretamente ogni giorno per costruire quelle difese e quegli anticorpi necessari a individuare e affrontare ogni eventuale campanello d’allarme.”

Sospensione mutui, parlamentari Pd “Dai 5stelle polemica sterile” – comunicato stampa 23.12.15

«Capiamo che per qualcuno polemizzare è il modo di dimostrare di esistere, ma mai come stavolta i toni del M5s appaiono fuori luogo rispetto ai risultati raggiunti. Torniamo a ribadire che in questo impegno per la ricostruzione non dovrebbe esserci maglietta di parte e le polemiche tra noi su questi temi hanno davvero il sapore della vecchia politica.» I parlamentari modenesi del Pd Davide Baruffi, Manuela Ghizzoni e Stefano Vaccari rispondono alla polemica sollevata dal Movimento 5 stelle sulla sospensione dei mutui privati accesi sulle case tuttora inagibili a causa del sisma del 2012. Ecco la loro dichiarazione:

“Siamo un po’ stupiti da questa sterile polemica quotidiana, alla luce dei risultati conseguiti con la Legge di Stabilità, approvata ieri in via definitiva al Senato, e degli impegni formalmente assunti dal Governo per il prossimo futuro. Abbiamo portato a casa maggiori risorse per la ricostruzione pubblica e privata, allargato ai capannoni agricoli il sostegno al miglioramento sismico, sbloccato l’utilizzo di risorse importanti provenienti da indennizzi assicurativi e donazioni di privati, assicurato condizioni di maggior favore per i comuni colpiti dal sisma (proroga mutui e dimezzamento del taglio del Fsc). Risultati oggettivamente conseguiti, non per il fatto che gli emendamenti approvati siano targati Pd, ma soprattutto grazie ad un lavoro costante e quotidiano nei confronti del Governo e delle richieste territoriali. Limitarsi a chiedere, come fa il M5s, non è sufficiente. Nonostante le classifiche di open polis la produttività di un parlamentare si misura anche dal lavoro, quasi mai visibile, di accompagnamento di una norma attraverso il percorso che porta alla sua approvazione. Su questa specifica situazione, che per fortuna riguarda fra l’altro un numero molto ridotto di casi, il Governo si è poi impegnato, come ci aveva preannunciato, a farsi carico di una ulteriore sospensione per chi ne faccia richiesta. Sarebbe anche opportuno ricordare che lo scorso anno la Regione non ha ricevuto alcuna richiesta di proroga, nonostante i fondi messi a disposizione per questa ragione. Ciò significa evidentemente che i beneficiari hanno trovato una soluzione direttamente con la propria banca, il ché dovrebbe essere interpretato come un positivo segnale, frutto di un sistema che funziona nel suo complesso, che per questo riesce a trovare risposte adeguate anche senza ricorrere alle istituzioni. Capiamo che per qualcuno polemizzare è il modo di dimostrare di esistere, ma mai come stavolta i toni del M5s appaiono fuori luogo rispetto ai risultati raggiunti. A noi non interessa questa gara a chi ha fatto di più, per la quale d’altra parte basterebbe verificare quali firme portano gli emendamenti che hanno conquistato i risultati sopra richiamati. Torniamo a ribadire che in questo impegno per la ricostruzione non dovrebbe esserci maglietta di parte, perché crediamo che l’obiettivo finale sia il medesimo per tutti, e le polemiche tra noi su questi temi hanno davvero il sapore della vecchia politica.”