Latest Posts

“Ragazzi, iniziate dai libri per capire la vita”, di Marzio Breda – Corriere della Sera 10.08.15

Leggere non è fuggire dalla realtà, ma trovare una chiave per comprenderla. Lo dice il presidente Mattarella, che non smentisce il ruolo di primo tra gli italiani anche come lettore, coerente nelle scelte letterarie con i valori del suo impegno, a partire dalla lotta antifascista

RAGAZZI, INIZIATE DAI LIBRI PER CAPIRE LA VITA
di Marzio Breda

«I libri sono un giacimento sterminato per comprendere la vita e attraversarla. Cominciate con Dostoevskij, cari ragazzi». È il consiglio che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella rivolge ai giovani in un colloquio con il Corriere sul valore della lettura. Un colloquio dal quale — attraverso l’elenco delle letture, prime fra tutte quelle scelte per la vacanza palermitana — emerge il ritratto dell’autorità morale e culturale del capo dello Stato: il riferimento al «filone montiniano» del cattolicesimo, impegnato e saldo nei principi, e quello ai temi fondanti della democrazia europea e della nostra Costituzione, a cominciare dal patrimonio nazionale della lotta di liberazione dal fascismo.
E lenca i libri che ha voluto portarsi in vacanza nella casa di Palermo, ieri pomeriggio, con il desiderio di sentirsi finalmente sciolto dalle preoccupazioni del Palazzo anche grazie alla «felicità della lettura». Lo ascolti, e ti viene da pensare che Sergio Mattarella in fondo segue la prassi psicoanalitica del «regredire per progredire». Cerca cioè di «recuperare alla piena luce della coscienza» — era Proust a usare questa metafora — gli eventi e le emozioni dentro le quali è cresciuto, nello sforzo di «tenere sempre al centro l’uomo e la libertà». Volumi i cui temi un po’ rispecchiano il suo stato di famiglia: culturale, politico e morale.
«Ne ho preparati diversi, di vario genere, da mettere in valigia… Narrativa, storia, saggistica», dice il presidente. «Tra gli altri Il tempo migliore della nostra vita , di Antonio Scurati, e Possa il mio sangue servire , di Aldo Cazzullo. E poi l’ultima fatica da biblista di Enzo Bianchi, Raccontare l’amore ».
Sono, come si vede, libri utili a rievocare il passato (specie quello prossimo) per immaginare il futuro, sperando che sia migliore. Insomma: tutto si tiene, in quei volumi, di certi tratti identitari del presidente della Repubblica. Indizi decisivi per capire come ragiona, si esprime, agisce.
Succede se si riflette sul racconto, scritto da Scurati, del rifiuto di Leone Ginzburg a prestare il giuramento di fedeltà al fascismo, l’8 gennaio 1934: il «no» coraggioso e raro (infatti, a fare la stessa scelta furono soltanto 13 docenti universitari su 1.300) di un combattente giovane e mite, divenuto eroe della Resistenza quasi suo malgrado, visto che non imbracciò mai un’arma. Sullo stesso registro si colloca il libro di Cazzullo, concepito per dimostrare, tra ignote microstorie e grandi memorie consegnate all’ufficialità, che la lotta di liberazione è stata un patrimonio nazionale, senza che nessuno possa accampare pretese egemoniche. Mentre la riflessione di Bianchi, priore del monastero di Bose, traccia un’inedita strada per riscoprire il messaggio d’amore di Gesù attraverso quattro famose parabole evangeliche.
Ma c’è un altro volume che Mattarella ha ripreso dagli scaffali, ed è pieno di vecchie sottolineature e appunti: La crisi della civiltà di Johan Huizinga, lo storico olandese stroncato dalla prigionia nei campi tedeschi e che fu tra i primi a coltivare cupi presentimenti sulla decadenza dell’Occidente. Spiega il capo dello Stato: «È un contributo fondamentale alla civiltà europea, tradotto in italiano personalmente da Luigi Einaudi. L’ho letto per la prima volta più di cinquant’anni fa. Ne posseggo un’edizione del 1938, acquistata allora da mio padre. Lo sto rileggendo adesso e scopro che, nonostante sia passato quasi un secolo, le analisi e gli allarmi che contiene sono attualissimi. Ad esempio la denuncia del rischio di far prevalere le suggestioni provocate da interesse o da desideri sul giudizio critico basato sulla conoscenza dei fatti».
Ecco la sua maniera di tornare ai momenti fondanti della democrazia europea e della nostra stessa Carta costituzionale e rinsaldare le proprie convinzioni. Cenni che richiamano il periodo della sua giovinezza, in un ambiente cattolico impegnato e saldo sui principi, di conseguenza per nulla incline alle confusioni ideologiche e alle ventate di astratti furori che hanno agitato l’epilogo degli anni Sessanta. Il padre Bernardo, antifascista fin dai tempi del delitto Matteotti, nel 1924, fu legato a figure come Sturzo, don Minzoni, La Pira, De Gasperi. Il fratello Piersanti, e lui stesso, a Moro, Zaccagnini, Elia, Scoppola. Per cui viene naturale chiedergli quali libri gli siano passati per le mani nell’adolescenza. C’è stato qualche autore che ha segnato più di altri il suo percorso e con il quale è entrato più «in comunione»? E perché?
«La mia formazione si richiama a quel filone che potrebbe essere definito montiniano… (dal nome di Papa Paolo VI, la cui immagine fu schiacciata da giudizi troppo sommari di tormentato amletismo, mentre stava invece aprendo la Chiesa al mondo, ndr ). Umanesimo integrale di Jacques Maritain è il testo che, tutt’ora, ritengo mi abbia maggiormente influenzato rispetto al senso della vita e della responsabilità personale. Ma da giovane ho letto molto… Da Fedor Dostoevskij ad Aleksandr Solzenicyn, da William Somerset Maugham a Paul Claudel, da Thomas Eliot a Ignazio Silone, da Benedetto Croce a Romano Guardini, dai libri di storia di Winston Churchill e di Luigi Salvatorelli a tanti altri».
Mattarella, dunque, già da ragazzo era quel che si dice un lettore «forte» di libri, oltre che di giornali, dei quali apprezza le iniziative per promuovere il dibattito delle idee nel senso più vasto del termine (come si sforza di fare il «Corriere della Sera» con «la Lettura»). Un giovane pieno di slanci e curiosità che, nei propri incroci culturali, si poneva questioni di gnosi, di conoscenza, più che di mera espressività, come accade a molti di coloro che coltivano l’interesse per altre arti: musica o pittura, per intenderci. E che, come carta assorbente, di pagina in pagina tentava di cogliere e imprimere dentro di sé qualche risposta alle domande ultime che ci si pongono a quell’età.
Letture inquiete e impegnative, spesso improntate alla voglia di educarsi su un registro da stoici. Letture tipiche di uno che coltiva il dubbio e sta ogni giorno in allarme, dominate dall’ansia di chi non cerca riparo in confortevoli «verità» ideologiche totali e non ha la presunzione che esista un’utopia migliore delle altre. Ciò che hanno fatto in tanti, nel Novecento, per giustificare il proprio abbraccio ai totalitarismi.
È un pezzo di autoritratto, quello che affiora dal colloquio sui libri con il presidente, che ci riporta ad alcune curiose predilezioni dei suoi più vicini predecessori al Quirinale. Francesco Cossiga, per esempio, diceva con civetteria di amare alla pari Tommaso Moro, la poesia elisabettiana e le spy story . Oscar Luigi Scalfaro, ortodosso ai canoni ottocenteschi, si attardava ancora sul Manzoni e sui versi della tradizione, che sapeva recitare a memoria. Il filologo Carlo Azeglio Ciampi continua a esplorare la saggistica che si concentra sull’«io diviso» degli italiani, senza trascurare i classici latini e greci e le incognite dell’economia. E Giorgio Napolitano spazia dagli affreschi storici ad André Malraux a Irène Némirovsky, fino alla memorialistica spiccatamente politica. E lei, presidente, quali generi letterari predilige? E quale valore dà alla poesia, piuttosto trascurata dagli editori, che però conta sempre su un pubblico fedele?
«Esclusa la poesia elisabettiana e le spy story — sorride Mattarella, stando al gioco — mi interessano e ho “frequentato” tutti i generi che lei ha indicato e attribuito alle preferenze dei vari presidenti. Vi manca un po’ forse la narrativa, cui pure faccio ricorso. “Frequento” anche la poesia: questa evoca, sollecita, suggerisce intuizioni, aiuta a comprendere molto di se stessi e degli altri, e del mondo che ci circonda. I versi di Giuseppe Ungaretti dal fronte della Grande guerra ne fanno comprendere la realtà anche più di alcune rievocazioni storiche. Vorrei aggiungere, infine, che non so quanti nostri concittadini si rendano conto di quanto numerosi siano i modi di dire del parlare quotidiano contenuti nei versi della Divina Commedia …».
E ai giovani che cosa consiglierebbe di leggere, oggi, per dotarsi di qualche buon antidoto nel clima di generale indifferenza e cinismo e per indurli a «sperare malgrado la disperazione»?
«Potrei ripetere, con molto rispetto per le scelte di ciascuno, quel che dico ai miei nipoti adolescenti: i libri sono un giacimento sterminato per comprendere la vita e attraversarla… Cominciate con Dostoevskij, cari ragazzi»

Ravenna, Festa Pd, Dalla scuola all’Università

Alle 18.30 nell’area Pala De Andrè alla Festa provinciale del Pd parteciperò insieme all’assessore alla Cultura della Provincia di Ravenna Paolo Valenti all’incontro “Dalla scuola all’Università”. Un confronto sulle necessità formative dei giovani, sui saperi trasversali e le conoscenze che una società complessa come quella attuale richiede.

Ecco il programma dei dibattiti alla Festa di Ravenna

festa ravenna-page-001

Scuola, presentata l’Anagrafe dell’Edilizia Scolastica – comunicato stampa MIUR 07.08.15

Ci sono voluti venti anni, ma da oggi l’Italia ha la tanto agognata Anagrafe dell’ ‪#‎EdiliziaScolastica‬. Previsto fin dal 1996 dalla legge Masini, finalmente lo strumento che fotografa lo stato di salute degli edifici che ospitano le scuole, fondamentale per la programmazione di qualsiasi intervento. Un’attesa così lunga non dà certo luogo a trionfalismi, ma consente una ragionevole, concreta soddisfazione.
Dal 10 agosto, sul sito del MIUR ( sezione “La scuola in chiaro”) sarà possibile consultare i dati scuola per scuola

Scuola, presentata l’Anagrafe dell’Edilizia Scolastica
Oltre 42.000 edifici censiti
Giannini: “Oggi passo avanti enorme per la scuola e il Paese”
Faraone: “Dopo 20 anni abbiamo un quadro dei nostri istituti”
Via a indagini sui solai di 7.000 scuole
Stanziati 300 milioni di euro per la costruzione di scuole innovative

Oltre 42mila (42.292) edifici scolastici censiti, di cui 33.825 risultati attivi, cioè adibiti ad ospitare attività connesse con la vita scolastica. Il 55% è stato costruito prima del 1976, il 70% appositamente per uso scolastico.

Sono alcuni dei dati che emergono dall’Anagrafe dell’Edilizia Scolastica presentata questa mattina dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, dal Sottosegretario Davide Faraone, e resa disponibile per la prima volta a vent’anni dall’entrata in vigore della legge n. 23 del 1996 che l’aveva istituita. Negli scorsi mesi le Regioni hanno trasmesso al Ministero i dati relativi allo stato di salute delle scuole che serviranno per una sempre migliore programmazione degli interventi in materia di edilizia scolastica. Alla presentazione ha partecipato anche Laura Galimberti, coordinatrice della Struttura di missione per l’Edilizia Scolastica di Palazzo Chigi.

“Oggi è una giornata in cui non solo la scuola italiana ma tutto il Paese fa un passo avanti enorme nella conoscenza reale dello stato dei nostri istituti – ha sottolineato il Ministro Stefania Giannini – Con questa Anagrafe, ora, conosciamo le condizioni dettagliate di ciascun edificio. Una fotografia – ha aggiunto il Ministro – che ci consente anche di poter programmare e investire al meglio i 3 miliardi e mezzo già disponibili per realizzare gli interventi laddove sono necessari, per abbellire, riqualificare e costruire scuole innovative. Per le famiglie, per gli studenti e per il Paese è un risultato davvero importante. Per la prima volta abbiamo in una azione coordinata e congiunta il Governo, le Regioni, gli Enti locali”.

“Oggi è stata una giornata storica per l’edilizia scolastica del nostro Paese – ha detto il Sottosegretario Faraone – Dopo più di vent’anni finalmente è stata presentata l’Anagrafe. Un fatto per nulla scontato. Per avere i dati e renderli trasparenti abbiamo dovuto vincere diverse resistenze. Adesso con un click tutte le famiglie potranno vedere le condizioni della scuola dove mandano il figlio. Abbiamo un quadro chiaro dello stato degli istituti che i ragazzi frequentano. E grazie a questo quadro e a strumenti come l’Osservatorio e la programmazione unica, potremo finalmente intervenire strategicamente sulle criticità, senza disperdere le tante risorse che questo Governo sta stanziando”.

“Oggi siamo riusciti a produrre questo risultato grazie al grande patto tra Governo, Regioni ed Enti locali – ha spiegato Laura Galimberti – Un risultato significativo, frutto di un lavoro importante. Contiamo in questo buon inizio e su questa sinergia perché quando si parla di edilizia scolastica non si intende solo migliorare le condizioni degli edifici, ma anche la qualità stessa della didattica”.

Nel 77% dei casi, si evince dall’Anagrafe, gli edifici scolastici sono di proprietà dei Comuni, mentre nel 9% appartengono alle Province. Un 2% è riconducibile ad altri Enti pubblici e una percentuale uguale a società o persone private.

L’Anagrafe fornisce anche dati relativi alla mobilità, alla sostenibilità ambientale e alla qualità delle infrastrutture degli istituti che, ad esempio, nel 63% dei casi dispongono del servizio di scuolabus e nel 40% del trasporto per alunni disabili. Il 71% degli edifici scolastici ha poi preso degli accorgimenti per superare le barriere architettoniche – accesso con rampe, porte di larghezza minima di 0,90 m o servizi igienici per disabili; mentre nel 58% dei casi hanno individuato soluzioni per ridurre i consumi energetici, attraverso zonizzazione dell’impianto termico (64%), vetri doppi (62%), pannelli solari (46%).

Quanto alle condizioni di sicurezza, oltre il 70% delle scuole è in possesso del documento di valutazione del rischio (72%) e di un Piano di emergenza (73%). Il 39% è in possesso del certificato di agibilità/abitabilità. Al riguardo è da ricordare che il 50% degli edifici scolastici è stato costruito prima del 1971, anno di entrata in vigore della normativa che rende obbligatorio il certificato di collaudo statico. L’agibilità, dunque, va confrontata con tale dato e con gli ulteriori adempimenti previsti dalla normativa vigente.
I dati dell’Anagrafe saranno sottoposti a periodiche integrazioni e aggiornamenti.

Nel corso della conferenza stampa, inoltre, il Ministro Giannini ha firmato due importanti decreti. Il primo assegna 40 milioni di euro per le indagini diagnostiche dei solai, strutturali e non strutturali, in circa 7.000 scuole. Il secondo stanzia 300 milioni per la costruzione di scuole innovative. Il provvedimento prevede che le risorse vengano ripartite a livello regionale in modo che ciascuna Regione italiana abbia almeno un edificio di nuova generazione. Per individuare il modello di scuola più vicino alle esigenze e ai desideri di chi la vive quotidianamente, il Miur lancerà un concorso di idee aperto ai progettisti attraverso il quale saranno individuate proposte, anche attraverso il coinvolgimento delle scuole e degli studenti, alle quali i nuovi edifici dovranno ispirarsi.

Il Ministro ha infine annunciato l’imminente investimento di 23 milioni di euro per l’avvio di 113 nuovi cantieri inseriti nel programma #Scuolesicure, che vanno ad aggiungersi ai 690 già avviati (l’85% dei quali ormai conclusi). “La corretta ed efficiente gestione del programma #Scuolesicure e l’efficace sistema di monitoraggio nazionale dell’edilizia e delle opere pubbliche – ha spiegato Giannini – ci hanno consentito di avere 23 milioni di risparmi che possiamo così reinvestire – ha concluso – in 113 nuovi cantieri”.

Link alle slide:
http://www.slideshare.net/miursocial

Scuola, Ghizzoni “Dal Governo l’ok alla statalizzazione del Fermi” – comunicato stampa 07.08.15

«All’interno del Dpr approvato giovedì sera dal Consiglio dei Ministri, inserito anche il via libera al completamento delle procedure di statalizzazione per il personale dell’Istituto Fermi. Una buona notizia che consente ai soggetti coinvolti, operatori della scuola e Provincia, di iniziare il prossimo anno scolastico con tranquillità». La deputata modenese del Pd, Manuela Ghizzoni, componente della Commissione Istruzione della Camera, annuncia quanto approvato lo scorso 6 agosto dal Governo per il noto istituto superiore modenese. Ecco la sua dichiarazione:

“Nella seduta di giovedì scorso, 6 agosto, il Consiglio dei Ministri ha finalmente dato il proprio via libera al completamento delle procedure di statalizzazione per quelle scuole di proprietà provinciale, come l’Istituto Fermi di Modena, che ne avevano avanzato richiesta. Ora si attende la formalizzazione di alcuni passaggi tecnici, come la registrazione dell’atto da parte della Corte dei Conti, ma ieri il Governo ha compiuto il passo più importante per completare il percorso iniziato nel 2007 e che andava accelerato a seguito della riforma istituzionale che ha coinvolto le Province. Il via libera, in base alle informazioni in nostro possesso, è contenuto nel Dpr sulle assunzioni a tempo indeterminato per l’anno scolastico 2015/2016, approvato appunto nella seduta di giovedì. Una buona notizia che consente ai soggetti coinvolti, operatori del Fermi e Provincia di Modena, di iniziare il prossimo anno scolastico con tranquillità. Un risultato frutto dell’impegno e del lavoro congiunto di tutti i livelli istituzionali coinvolti: Ente territoriale, Ufficio scolastico regionale, parlamentari e Ministeri, sia quello dell’Istruzione che quello della Funzione pubblica, il cui ruolo è diventato centrale nelle vertenze sul personale delle Province a seguito della riferma Delrio.”

“La fine del monopolio di Oxford e Cambridge “I talenti?Non solo qui”, di Vincenzo Nigro – La Repubblica 06.08.15

Finalmente. In Gran Bretagna, ai voti conseguiti ad Oxford e Cambridge si comincia a preferire il talenti e le capacità dei candidati, indipendentemente da dove si sono laureati. Potrebbe essere la riscossa, anche in Italia, degli atenei meno blasonati, ma che formano i propri stidenti con solidità disciplinare, con volontà di trasformare i saperi in competenze e attenzione alle soft skills (leadership, efficacia relazionale, il teamwork, il problem solving).
Una risposta ai fanatici del ‎ranking‬ e delle graduatorie

La fine del monopolio di Oxford e Cambridge “I talenti?Non solo qui”

LONDRA. Una grande università, Oxford o Cambridge? Per fortuna molti in Gran Bretagna iniziano a capire che non è fondamentale per essere assunti. Certo, una laurea a pieni voti a “Oxbridge” conta ancora, eccome, ma non è tutto. Il sistema economico e sociale britannico vuole allargare la caccia ai migliori talenti, e pazienza se magari qualcuno non ha frequentato le università top.
La svolta è importante. Il Times spiega che «una super laurea, assieme ai “top-notch contacts” (contatti giusti) non è più l’unica maniera per essere assunti », spiegando che assieme ai “top-notch contacts” (contatti giusti) non è più l’unica strada per avviare una carriera. Perché le ricerche del personale stanno diversificando i loro modi di selezione.
I Lloyds di Londra, la Nestlè, Unilever così come pure i ministeri britannici (che assumono con la dinamicità e la qualità nella selezione delle aziende private) hanno iniziato a valutare nuovi parametri. Non si chiudono più le porte in faccia a chi non ha un “A level” perfetto, a chi non proviene da una delle università col massimo di ranking nel Regno, a chi non fa parte della cricca dei laureati di “Oxbridge”.
Comunicare, gestire i rapporti interpersonali, capacità di tradurre la cultura assimilata in veri skill di lavoro sono tutti elementi che iniziano ad essere valutati. Studiare con successo è sempre fondamentale, ma è vero anche quello che tutti sappiamo: per essere buoni professionisti non basta aver studiato bene, e bisogna tenerne conto nelle procedure di assunzione. E se c’è qualcuno che ha una incredibile capacità di relazioni umane, di leadership, di organizzazione, un suo posto in azienda può trovarlo. Tra i primi a seguire questi nuovi criteri gli “acchiappacervelli” della Ernst and Young- multinazionale della consulenza che privilegiano la verifica diretta del candidato invece dell’analisi del curriculum vitae.
I Lloyd dal 2013 hanno un nuovo programma per gli apprendisti, che apre anche ai meno dotati in termini accademici: «Noi abbiamo bisogno di avere una gamma di persone che sia uno specchio dei nostri clienti e ci aiuti a vedere le cose anche con altri punti di vista. Per questo cerchiamo persone di talento e motivate, ma con i background più disparati ». Fra i più radicali nel seguire il nuovo criterio ci sono invece i selezionatori dello studio legale Clifford Chance: i curricula degli aspiranti avvocati vengono richiesti con il nome delle università e dei college “blind”, “coperto”. Soltanto se vai avanti nella selezione si capirà se hai studiato ad Oxbridge o nel profondo Nord della Scozia. L’importante è avere i numeri per lavorare bene, non soltanto i voti.

“Hiroshima e Nagasaki, dopo 70 anni un monito al disarmo atomico”, di Federica Mogherini* – Il Corriere della Sera 06.08.15

Il braccio armato dell’uomo non era mai stato così devastante, l’umanità mai così fragile. Settant’anni dopo, Hiroshima e Nagasaki restano il manifesto più potente dell’atrocità della guerra. Anche nei momenti più difficili della contrapposizione Est-Ovest, quell’attacco nucleare è stato un monito assoluto a evitare di precipitare nello stesso orrore, fino a far prevalere il coraggio della pace. La fine della Guerra fredda ha segnato un passo importante e non scontato verso il disarmo. Con la fine di quell’equilibrio del terrore, leader coraggiosi e lungimiranti scelsero di investire nella sicurezza del mondo e così anche in quella dei propri cittadini: per la prima volta ci si rese conto che il disarmo e la non proliferazione potevano essere non solo strumento di pace, ma anche di sicurezza.
Oggi questo è ancora più vero. Il Trattato di non proliferazione nucleare, l’Npt, è ancora lontano dall’essere pienamente applicato e, intanto, la minaccia si è fatta più frammentata, il rischio della diffusione di armi atomiche e di guerre «sporche» si è moltiplicato. In questo contesto, l’accordo che abbiamo firmato con l’Iran è, sia per il merito sia per il metodo, una vittoria senza precedenti sulla strada della non-proliferazione e della diplomazia, della sicurezza e della pace. Ha mostrato che la Comunità internazionale è capace di unità e di portare risultati attraverso il dialogo e il multilateralismo. Non è un caso che proprio l’Europa abbia svolto un ruolo di facilitazione nei negoziati. Per decenni, anche geograficamente cuscinetto tra due super potenze, abbiamo vissuto nel terrore di uno scontro nucleare. Ma su quella paura abbiamo saputo costruire la speranza: l’Europa è il continente che sulla memoria delle atrocità della guerra ha costruito un grande spazio di pace, pure attraversato ancora da conflitti terribili, dentro e fuori dai suoi confini. La memoria resta per noi europei la chiave della pace, la base per la riconciliazione e per la costruzione di un futuro comune. E la memoria di ciò che è stato, esattamente settanta anni fa, a Hiroshima e a Nagasaki può e deve essere una chiave universale di pace e di sicurezza. La non proliferazione, l’entrata in vigore del bando dei test nucleari, l’uso pacifico dell’energia nucleare sono battaglie universali, globali, non conoscono confini. Ne parliamo in questi giorni anche al vertice dei Paesi del Sud-Est asiatico a Kuala Lumpur, dove mi trovo per rappresentare l’Unione Europea, e dove il ricordo dei settant’anni della fine della Seconda guerra mondiale si intreccia alle nuove ansie per la sicurezza regionale. Quello che lega la memoria di Hiroshima e Nagasaki, il successo dei negoziati per il nucleare iraniano e il nuovo bisogno di una visione di pace e di sicurezza, in molte parti del mondo, è il coraggio di costruire un nuovo ordine mondiale che sia basato sul dialogo e la cooperazione e non sulla contrapposizione. Non per buonismo, ma perché la pace è il più vantaggioso degli investimenti .
Certo, servono leader coraggiosi in tempi difficili. Come Ronald Reagan e Michail Gorbaciov trent’anni fa riuscirono ad aprire una nuova pagina nelle relazioni tra i due blocchi. Anche il nostro è un tempo difficile, privo di blocchi e superpotenze ma non certo di conflitti, da quelli a noi più vicini, dal Medio Oriente al Nord Africa, a quelli più lontani o dimenticati ma non per questo meno rilevanti per la nostra stessa sicurezza, dall’Africa subsahariana all’Asia. Dobbiamo, oggi come allora, avere la forza di scegliere e la capacità di costruire la pace. Per far sì che nessuno debba più scrivere, di fronte alle atrocità piccole o grandi della guerra, quello che il capitano Robert A. Lewis annotò sul diario di bordo del bombardiere «Enola Gay» che sganciò la bomba atomica su Hiroshima: «Dio mio, cosa abbiamo fatto». Settanta anni dopo, la memoria ci può guidare verso il coraggio della pace .

*Alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza