Tutti gli articoli relativi a: cultura

"Libere di vivere", di Michela Marzano

La Convenzione di Istanbul pone per la prima volta la questione delle violenze di genere come un problema strutturale: non si tratta solo di punire i colpevoli e proteggere le vittime, ma anche di prevenire ogni forma di discriminazione, affinché l’uguaglianza tra gli uomini e le donne diventi reale. L’unica vera uguaglianza che non è l’identità e consiste nell’uguale rispetto di ogni persona. Nonostante le molteplici differenze che ci caratterizzano. Tutti e tutte uguali anche se di sesso diverso, anche se di diverso orientamento sessuale. Ma per capire la complementarietà tra uguaglianza e diversità, occorre educare fin da piccoli i nostri figli al rispetto dell’alterità, insegnando loro la gestione dei conflitti senza ricorrere alla violenza che, per definizione, cancella e distrugge. La violenza non può essere del tutto eliminata. La pulsione dell’aggressività fa parte della condizione umana e sarebbe illusorio pensare di debellarla del tutto. Come ogni pulsione però, come ci insegna la psicanalisi, anche l’aggressività deve essere contenuta, e per farlo occorre costruire attraverso l’educazione quelle che Freud chiama le dighe psichiche: pudore, disgusto …

Ghizzoni, “Bene la presenza di Bray nelle zone del sisma”

“Il censimento dei beni danneggiati è fatto: ora occorre passare alla proposta politica”. La parlamentare modenese del Pd Manuela Ghizzoni, vicepresidente della commissione Cultura della Camera dei deputati, oggi a Roma per la ratifica della Convenzione di Istambul contro la violenza sulle donne, non ha potuto partecipare al convegno organizzato a Carpi sui beni culturali danneggiati a un anno dal sisma. “Spero che da questo incontro – ha dichiarato Manuela Ghizzoni – possano uscire indicazioni e strategie sul recupero che, noi politici, così come stiamo facendo in questo momento per le materie fiscali, potremo trasformare in emendamenti, in proposta politica insomma”. Ecco la dichiarazione di Manuela Ghizzoni: «Il ministro per i Beni e le attività culturali Bray è a Carpi per partecipare al convegno organizzato per fare il punto sull’attività di recupero dei beni culturali danneggiati a un anno dal sisma. E’ importante che il ministro abbia programmato questa come una delle prime visite dall’avvio dell’attività del Governo Letta: così come la visita del premier di giovedì prossimo, anche questa tappa carpigiana di Bray testimonia …

Musei: Ghizzoni (Pd), bella iniziativa ministro Bray su accesso bimbi extracomunitari

“E’ una iniziativa molto bella, finalmente nei musei i bambini saranno tutti uguali, senza barriere di nazionalità”. Lo afferma Manuela Ghizzoni, vicepresidente della commissione Cultura di Montecitorio, commentando la decisione del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Massimo Bray, di ‘consentire l’accesso gratuito ai luoghi della cultura sul territorio nazionale anche ai minori extracomunitari’. Manuela Ghizzoni aggiunge inoltre: “i bambini extracomunitari, che vivono nel nostro paese, frequentano le nostre scuole, si esprimono con la nostra lingua, e sono così soggetti attivi della società italiana, avranno una ulteriore opportunità per condividere il nostro patrimonio culturale e frequentare i luoghi della nostra cultura”.

"Quei femminicidi non in nome dell’amore", di Sara Ventroni

I fatti sono avvenuti a Corigliano Calabro ma potevano accadere ovunque. La geografia non c’entra. Tantomeno il folklore. Le donne vengono uccise al sud come al nord. In una strada sterrata di provincia come in un appartamento di città. I mariti, i compagni, i fidanzati omicidi sono insospettabili professionisti o disoccupati. Hanno sessant’anni oppure diciassette. L’unico dato certo è che la deformazione affettiva nelle relazioni tra gli uomini e le donne non conosce frontiere di luogo, né di status. Non guarda in faccia ai titoli di studio, e non dipende dal conto in banca. Ricchezza o povertà, qui, non illuminano i fatti. I dati ci dicono, anzi, che dove le donne lavorano e sono indipendenti nel nord dell’Italia, come nel nord dell’Europa le violenze sono più frequenti. La costante dell’intreccio ossessivo e prevedibile è dunque da cercare altrove. La trama è piuttosto elementare: lei ha deciso di andarsene, di troncare; oppure ha bisogno di una pausa di riflessione. Lo dice, lo spiega, lo scrive. Ma lui non ci sta. La morte di Fabiana non fa …

"Sul web la giustizia fai da te", di Fabio Tonacci

Ci si vendica anche, sul web. Con una foto rubata, con un video imbarazzante pubblicato senza autorizzazione, con una chat che doveva rimanere privata e invece è lì, sbattuta su una pagina di Facebook. Visibile da tutti, parenti e amici, e da tutti inesorabilmente commentata. È così che un social network diventa gogna, per esporre alla pubblica umiliazione Carolina, che ha bevuto troppo e si fa riprendere mentre le dicono oscenità. O Andrea a cui piace indossare pantaloni rosa e quindi per il branco è un debole che va sfottuto. Due quindicenni che poi si sono suicidati perché travolti dalla vergogna. Si consumano vendette. Quasi sempre insultando e denigrando. Oppure postando le sgangherate chat di presunti stalker sessuali sulla pagina «Io odio i maniaci di merda». Altre volte, poi, trovando in Rete il coraggio che non si ha nella vita reale di segnalare possibili evasori fiscali, finti disabili, truffatori vari o semplici autisti di bus col vizio di correre troppo. Come nel caso di evasori inchiodati con nome, cognome, foto, email private. E però a …

"La quindicenne bruciata perchè diceva No", di Cristina Comencini

La ragazza di Cosenza, così giovane come il ragazzo che l’ha ammazzata, è morta perché era una donna, non per amore né per passione, come spesso viene scritto. Fabiana era una giovane donna che voleva decidere di non continuare una relazione, forse la prima della sua vita, voleva essere libera. Ci si deve attrezzare a livello legale per punire questi reati e per prevenirli, ma non riusciremo a entrare fino in fondo nel nodo che si stringe a poco a poco tra un uomo e una donna, di qualsiasi età, ceto sociale o provenienza geografica, prima dell’uccisione, se non afferriamo il dato culturale profondo, la novità terribile che si nasconde dietro ognuno di questi delitti. Questa realtà riguarda prima di tutto gli uomini, i ragazzi, la loro formazione, la loro sessualità, in un mondo in cui la posizione e i sentimenti delle donne cambiano rapidamente e sono, per la prima volta nella storia, espressi, raccontati, vissuti. Lasciare un uomo si può dire oggi, ma in molti casi non si può ancora fare. Questo è il …

"La graduatoria dell’orrore. Le giovanissime più a rischio", di Anna Meldolesi

Se può esistere una graduatoria dell’orrore, l’uccisione della ragazza di Cosenza arriva a fondo scala. La giovane età della vittima e del presunto carnefice, la ferocia, l’inferno che inghiotte i sentimenti. Un femminicidio scolvolgente proprio perché tanto acerbo. Sarebbe di qualche sollievo pensare che chi uccide così sia un pazzo, che sia cresciuto in una famiglia violenta o abbia una storia criminale alle spalle. Sarebbe un modo per tracciare una linea netta tra noi e loro. Ma è davvero così? Un tempo i criminologi inquadravano i casi di femminicidio guardando alla provenienza sociale della vittima e concentrandosi sulla trasmissione intergenerazionale della violenza. Poi gli approcci psicanalitici hanno puntato i riflettori sulla donna, chiedendosi se chi resta vicino a un violento non lo faccia per masochismo. A cominciare dagli Anni ’70 il femminismo ha cambiato ancora una volta il quadro. Le donne abusate sono diventate le vittime «di uomini ordinari che agiscono in un contesto sociale di autorità e dominio maschile». Dove sta la verità? Il Murder in Britain Study è un’investigazione di 3 anni su …