“Morta per stupro”, di Claudia Fusani
Armati di candele, pennarelli e cartelli hanno marciato sull’India in un silenzio che spacca le orecchie e le coscienze. Davanti a un governo incapace e sordo e a una polizia che ieri ha avuto l’ordine di non usare gas, bastoni e idranti. Hanno marciato uniti, da New Delhi a Bangalore, da Kolkota a Mumbay fino a Chennai e poi urlato tutti insieme: «La tua battaglia è ora la battaglia dell’India», «Vogliamo giustizia e la vogliamo subito». Decine di migliaia di ragazze e ragazzi mescolati in una sfida che sanno essere non di genere ma di civiltà e democrazia; donne e uomini, a volte in file separate, ma fianco a fianco: sono loro la nuova borghesia (300 milioni su una popolazione di un miliardo e 200 mila) cresciuta in vent’anni di straordinario progresso economico, sono loro che ieri sera hanno risposto all’appello. Una veglia oceanica e pacifica che continuerà fino funerali della studentessa di 23 anni stuprata da una branco di sei ragazzi la sera del 16 dicembre e morta in un ospedale specializzato di Singapore …
