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"Insegnare: E' una professione, non una missione", di Paolo Di Stefano

Nonostante tutto, dopo 4 o 5 ore passate con degli adolescenti, sei stanco», dice Gianfranco Giovannone in un lunedì pomeriggio di fine settembre. Dopo aver studiato lingue a Pisa e aver insegnato in tutti gli ordini di scuola, escluse le materne, a sessant’anni suonati può permettersi di parlare della scuola senza l’abnegazione cieca del sentimentalismo deamicisiano e senza le cupezze del risentimento e della nostalgia. Del resto, non c’era né cuore-in-mano né rancore neppure nel libro che ha pubblicato qualche anno fa (Perché non sarò mai un insegnante, Longanesi), in cui attraverso le parole degli studenti veniva illustrato, con abbagliante sincerità, il declino della professione docente. Erano i ragazzi, appunto, nei loro componimenti, i primi a considerare i prof degli alieni, dei corpi estranei al mondo e alla realtà, ma soprattutto ben lontani dalla formulamagica «denaro, potere, immagine», in cui generalmente si riassume il prestigio sociale. Insomma, la classe degli insegnanti, che ha il compito importantissimo di formare i cittadini del futuro, appare proprio alle giovani generazioni come un manipolo di «sfigati», descritti in un’ampia …

"Insegnare: E' una professione, non una missione", di Paolo Di Stefano

Nonostante tutto, dopo 4 o 5 ore passate con degli adolescenti, sei stanco», dice Gianfranco Giovannone in un lunedì pomeriggio di fine settembre. Dopo aver studiato lingue a Pisa e aver insegnato in tutti gli ordini di scuola, escluse le materne, a sessant’anni suonati può permettersi di parlare della scuola senza l’abnegazione cieca del sentimentalismo deamicisiano e senza le cupezze del risentimento e della nostalgia. Del resto, non c’era né cuore-in-mano né rancore neppure nel libro che ha pubblicato qualche anno fa (Perché non sarò mai un insegnante, Longanesi), in cui attraverso le parole degli studenti veniva illustrato, con abbagliante sincerità, il declino della professione docente. Erano i ragazzi, appunto, nei loro componimenti, i primi a considerare i prof degli alieni, dei corpi estranei al mondo e alla realtà, ma soprattutto ben lontani dalla formulamagica «denaro, potere, immagine», in cui generalmente si riassume il prestigio sociale. Insomma, la classe degli insegnanti, che ha il compito importantissimo di formare i cittadini del futuro, appare proprio alle giovani generazioni come un manipolo di «sfigati», descritti in un’ampia …

"Riscatto morale, questione politica", di Claudio Sardo

Il degrado etico e la caduta di credibilità della politica hanno raggiunto livelli che neppure negli anni di tangentopoli erano stati toccati. Gli show televisivi di Fiorito-Batman, le spaventose ruberie di Tributi Italia, le inchieste che dilagano sulle spese arbitrarie di certi consiglieri regionali, unite alle resistenze contro la legge anti-corruzione, offrono uno spettacolo desolante. Parlare di questione morale, citando la famosa intervista di Enrico Berlinguer, pare persino un diversivo. Eppure allora come oggi l’imbarbarimento del costume civico, la corruzione, il potere che compra il consenso per perpetuare se stesso, lo smarrimento del bene comune, non sono soltanto un problema di moralità delle persone. Sono, come intendeva Berlinguer, una questione politica decisiva, di primaria grandezza. Se l’obiettivo di una forza progressista è il cambiamento, come può radicarsi quest’idea, questo progetto, come può diventare un impegno popolare, in assenza di un clima di fiducia, di un comune civismo, di un costume pubblico rigoroso? Il degrado morale è oggi un impedimento al cambiamento. Oltre al danno che produce in sé, è una zavorra che spinge il Paese …

"Riscatto morale, questione politica", di Claudio Sardo

Il degrado etico e la caduta di credibilità della politica hanno raggiunto livelli che neppure negli anni di tangentopoli erano stati toccati. Gli show televisivi di Fiorito-Batman, le spaventose ruberie di Tributi Italia, le inchieste che dilagano sulle spese arbitrarie di certi consiglieri regionali, unite alle resistenze contro la legge anti-corruzione, offrono uno spettacolo desolante. Parlare di questione morale, citando la famosa intervista di Enrico Berlinguer, pare persino un diversivo. Eppure allora come oggi l’imbarbarimento del costume civico, la corruzione, il potere che compra il consenso per perpetuare se stesso, lo smarrimento del bene comune, non sono soltanto un problema di moralità delle persone. Sono, come intendeva Berlinguer, una questione politica decisiva, di primaria grandezza. Se l’obiettivo di una forza progressista è il cambiamento, come può radicarsi quest’idea, questo progetto, come può diventare un impegno popolare, in assenza di un clima di fiducia, di un comune civismo, di un costume pubblico rigoroso? Il degrado morale è oggi un impedimento al cambiamento. Oltre al danno che produce in sé, è una zavorra che spinge il Paese …

"Immigrati, vince chi arruola i talenti", di Marco Sodano

C’è immigrato e immigrato: c’è Enrico Fermi, per dire, e il padre di Al Capone. Con la complicazione che quando Enrico Fermi sbarcò negli Stati Uniti era già un fisico di fama internazionale, mentre Gabriele Caponi – il padre di Al – si presentò a Ellis Island a chiedere il visto di ingresso negli Usa da sconosciuto qualunque in mezzo a migliaia di sconosciuti. Il visto fu concesso, l’impiegato trascrisse male (Caponi diventò Capone) e gli Stati Uniti si misero in casa i genitori dell’uomo che sarebbe diventato il nemico pubblico numero uno. Qualche anno più tardi, d’altra parte, gli studi di Enrico Fermi avrebbero consegnato alle loro forze armate la bomba che ha risolto la seconda guerra mondiale e una lunga serie di studi sull’energia nucleare che negli anni del Dopoguerra hanno avuto una parte preponderante nella fortuna economica mondiale del Paese. Ci sono Stati che hanno fatto tesoro di questa lezione e oggi provano a garantirsi il massimo profitto dagli immigrati. L’esempio del Canada Buon ultimo è arrivato il Canada, che fa concorrenza …

"Immigrati, vince chi arruola i talenti", di Marco Sodano

C’è immigrato e immigrato: c’è Enrico Fermi, per dire, e il padre di Al Capone. Con la complicazione che quando Enrico Fermi sbarcò negli Stati Uniti era già un fisico di fama internazionale, mentre Gabriele Caponi – il padre di Al – si presentò a Ellis Island a chiedere il visto di ingresso negli Usa da sconosciuto qualunque in mezzo a migliaia di sconosciuti. Il visto fu concesso, l’impiegato trascrisse male (Caponi diventò Capone) e gli Stati Uniti si misero in casa i genitori dell’uomo che sarebbe diventato il nemico pubblico numero uno. Qualche anno più tardi, d’altra parte, gli studi di Enrico Fermi avrebbero consegnato alle loro forze armate la bomba che ha risolto la seconda guerra mondiale e una lunga serie di studi sull’energia nucleare che negli anni del Dopoguerra hanno avuto una parte preponderante nella fortuna economica mondiale del Paese. Ci sono Stati che hanno fatto tesoro di questa lezione e oggi provano a garantirsi il massimo profitto dagli immigrati. L’esempio del Canada Buon ultimo è arrivato il Canada, che fa concorrenza …

"L'ultima eredità del berlusconismo", di Giovanni Valentini

L’interrogativo rilevante per il futuro del sistema politico italiano, tuttavia, è cosa rimarrà nell’immaginario e nella visione politica degli italiani della narrazione berlusconiana e della sua promessa di un’Italia diversa. (da “Il racconto del capo” di Sofia Ventura – Laterza, 2012 – pag. 128) Era prevedibile ed era stato anche previsto che il berlusconismo potesse sopravvivere a Silvio Berlusconi. E anzi, che senza di lui potesse diventare perfino peggio, a giudicare dall’assortita compagnia dei suoi epigoni e dei suoi imitatori. Dalla Lombardia al Lazio fino alla Sicilia, gli scandali regionali che stanno scuotendo il Paese con la violenza di un movimento tellurico non sono altro che i lasciti del berlusconismo allo stadio terminale; l’ultima eredità di quella “ideologia pubblicitaria” che, a partire dalla metà degli anni Ottanta, la tv commerciale ha instillato per oltre un quarto di secolo nella mentalità nazionale a colpi di spot, minispot, telepromozioni e televendite. Le vacanze dorate del governatore lombardo Roberto Formigoni, già leader di Comunione e Liberazione; i festini e gli scandali dell’ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio, …