Tutti gli articoli relativi a: cultura

"Non comprate quei caccia meglio costruire 185 asili", di Umberto Veronesi

Il mondo della scienza e il mondo civile sono sconcertati di fronte all´indicazione, emersa in questi giorni, di proseguire nel programma di acquisto dei cacciabombardieri F-35, riducendo il numero, nella migliore delle ipotesi, da 131 a 100. Chiunque abbia a cuore il nostro Paese e il suo futuro, su questo punto non può tacere. La decisione di aderire a questo programma militare di nove Stati, il più costoso della storia, che prevede per l´Italia un esborso di 15 miliardi di euro, fu presa nel 2002 (l´accordo fu firmato a Washington dall´attuale ministro della Difesa) e già allora suscitò forti polemiche. Ora però, quando per far fronte alla crisi il governo si trova costretto a minare i fondamenti economici di ogni famiglia: lavoro, pensioni, assistenza sanitaria, l´idea di dedicare una cifra iperbolica a questo programma, appare difficilmente accettabile. Ogni caccia costa 120 milioni di euro, che basterebbero per costruire 185 asili nido, permettendo a più madri di mantenere il loro posto di lavoro. La maggioranza dei cittadini non vuole nuovi investimenti in armi e qualcuno ha …

"Mani Pulite? Il Paese perse la grande occasione per battere la corruzione", intervista a Gerardo D'Ambrosio di Rinaldo Gianola

La realtà «Dobbiamo essere crudeli con noi stessi: la cultura della legalità fatica a farsi strada, bisogna ripartire dal basso, dalla scuola». Le campagne di delegittimazione della magistratura favoriscono il degrado etico e politico. Abbiamo perso una grandissima occasione». Vent’anni dopo Mani Pulite le amare parole di Gerardo D’Ambrosio, per una vita magistrato a Milano indagando da Piazza Fontana a Tangentopoli e oggi senatore Pd, raccontano la delusione per il fallimento di una stagione che avrebbe potuto cambiare profondamente il Paese. Dottor D’Ambrosio, che cosa abbiamo perso? «Abbiamo smarrito l’occasione di sconfiggere la corruzione, il cancro che avvelena la politica e l’ economia. Siamo ancora qui a invocare la cultura della legalità, altrimenti non c’è possibilità di risanamento, di rinascita, di sviluppo». Vent’anni fa, invece, la speranza di cambiare c’era davvero? «Sì. Mani Pulite raccolse un consenso enorme nell’opinione pubblica perchè le nostre inchieste svelavano quanto fosse grave e profonda la questione morale. Spadolini e Berlinguer avevano già denunciato il degrado dei partiti, la gestione corrotta della cosa pubblica. Ma nel 1992 l’Italia comprese come …

“Mani Pulite? Il Paese perse la grande occasione per battere la corruzione”, intervista a Gerardo D’Ambrosio di Rinaldo Gianola

La realtà «Dobbiamo essere crudeli con noi stessi: la cultura della legalità fatica a farsi strada, bisogna ripartire dal basso, dalla scuola». Le campagne di delegittimazione della magistratura favoriscono il degrado etico e politico. Abbiamo perso una grandissima occasione». Vent’anni dopo Mani Pulite le amare parole di Gerardo D’Ambrosio, per una vita magistrato a Milano indagando da Piazza Fontana a Tangentopoli e oggi senatore Pd, raccontano la delusione per il fallimento di una stagione che avrebbe potuto cambiare profondamente il Paese. Dottor D’Ambrosio, che cosa abbiamo perso? «Abbiamo smarrito l’occasione di sconfiggere la corruzione, il cancro che avvelena la politica e l’ economia. Siamo ancora qui a invocare la cultura della legalità, altrimenti non c’è possibilità di risanamento, di rinascita, di sviluppo». Vent’anni fa, invece, la speranza di cambiare c’era davvero? «Sì. Mani Pulite raccolse un consenso enorme nell’opinione pubblica perchè le nostre inchieste svelavano quanto fosse grave e profonda la questione morale. Spadolini e Berlinguer avevano già denunciato il degrado dei partiti, la gestione corrotta della cosa pubblica. Ma nel 1992 l’Italia comprese come …

"Amore, sangue e pentiti è la musica di Gomorra", di Roberto Saviano

Quando vivevo ai Quartieri Spagnoli le conoscevo tutte a memoria. In verità, le conosco ancora le canzoni neomelodiche che dalle radio al massimo volume esplodono per i vicoli, escono dai finestrini delle auto, suonano come suonerie dei cellulari. La mattina si fanno le pulizie e dalle finestre escono Tony Colombo, Rosario Miraggio, Stefania Lay… e mille altre voci. «Chiù me fa male, chiù voglio pruvà chell´che o sal´int´ e ferite fa» («Più mi fa male, più voglio provare quello che il sale nelle ferite fa» – Rosario Miraggio). I cantanti neomelodici napoletani sono cantanti considerati, con un piglio un po´ snob, di periferia, minori. Ma a vedere i contatti dei loro video su YouTube sono in assoluto paragonabili ai cantanti pop italiani di maggior successo, spesso con un mercato comparabile al loro o anche superiore. Male, la canzone di Rosario Miraggio, ha un numero di visualizzazioni di gran lunga maggiore di quello delle star nazionali. È stata ascoltata più di tre milioni di volte. Sott´ e stelle di Tony Colombo più di un milione e …

“Amore, sangue e pentiti è la musica di Gomorra”, di Roberto Saviano

Quando vivevo ai Quartieri Spagnoli le conoscevo tutte a memoria. In verità, le conosco ancora le canzoni neomelodiche che dalle radio al massimo volume esplodono per i vicoli, escono dai finestrini delle auto, suonano come suonerie dei cellulari. La mattina si fanno le pulizie e dalle finestre escono Tony Colombo, Rosario Miraggio, Stefania Lay… e mille altre voci. «Chiù me fa male, chiù voglio pruvà chell´che o sal´int´ e ferite fa» («Più mi fa male, più voglio provare quello che il sale nelle ferite fa» – Rosario Miraggio). I cantanti neomelodici napoletani sono cantanti considerati, con un piglio un po´ snob, di periferia, minori. Ma a vedere i contatti dei loro video su YouTube sono in assoluto paragonabili ai cantanti pop italiani di maggior successo, spesso con un mercato comparabile al loro o anche superiore. Male, la canzone di Rosario Miraggio, ha un numero di visualizzazioni di gran lunga maggiore di quello delle star nazionali. È stata ascoltata più di tre milioni di volte. Sott´ e stelle di Tony Colombo più di un milione e …

"Cetta, Giuseppina e le altre. La ribellione delle donne" di Francesca Barra

Mamma tu sei mamma e solo tu puoi capire, ti affido i miei figli. A loro dai una vita migliore di quella che ho avuto io. Sposata a 13 anni per avere un po’ di libertà, invece mi sono rovinata la vita perché non mi amava né l’amo, e tu lo sai. Dagli quello che non hai dato a me. Ti voglio bene. Non lasciarli a loro non sono degni di loro di nessuno. Mamma Addio e Perdonami, Perdonami se puoi. So che non ti vedrò mai perché questa sarà la volontà dell’onore che ha la famiglia. Per questo avete perso una figlia. Addio ti vorrò sempre bene. Perdonami ti chiedo perdono». Quante volte Maria Concetta Cacciola, collaboratrice di giustizia, 31 anni, aveva scritto nella sua ultima lettera alla mamma quelle parole: addio e perdonami. Si fidava di lei. Le aveva affidato i figli e la loro educazione. Lo aveva fatto prima di raggiungere una località segreta dalla quale ritornò perché sottoposta a insostenibili pressioni proprio dai suoi genitori. Il 20 agosto, Maria Concetta rinunciò …

“Cetta, Giuseppina e le altre. La ribellione delle donne” di Francesca Barra

Mamma tu sei mamma e solo tu puoi capire, ti affido i miei figli. A loro dai una vita migliore di quella che ho avuto io. Sposata a 13 anni per avere un po’ di libertà, invece mi sono rovinata la vita perché non mi amava né l’amo, e tu lo sai. Dagli quello che non hai dato a me. Ti voglio bene. Non lasciarli a loro non sono degni di loro di nessuno. Mamma Addio e Perdonami, Perdonami se puoi. So che non ti vedrò mai perché questa sarà la volontà dell’onore che ha la famiglia. Per questo avete perso una figlia. Addio ti vorrò sempre bene. Perdonami ti chiedo perdono». Quante volte Maria Concetta Cacciola, collaboratrice di giustizia, 31 anni, aveva scritto nella sua ultima lettera alla mamma quelle parole: addio e perdonami. Si fidava di lei. Le aveva affidato i figli e la loro educazione. Lo aveva fatto prima di raggiungere una località segreta dalla quale ritornò perché sottoposta a insostenibili pressioni proprio dai suoi genitori. Il 20 agosto, Maria Concetta rinunciò …