Tutti gli articoli relativi a: cultura

“Orfini: La Rai va a picco”, di Natalia Lombardo

Ieri il Cda della Rai si è riunito per la prima volta senza il consigliere Rizzo Nervo, ed è stata rinviata la grana del piano Fiction sforbiciato di 30 milioni. L’onda lunga dello strappo sulle nomine ha prodotto un paradosso: Angelo Maria Petroni, il consigliere che rappresenta il Tesoro ma che è ancora convinto di rispondere a Tremonti, non solo non dà conto di questo, ma in una lettera al presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli, accusa il presidente Garimberti di «delegittimare l’azienda» nel contestare la spaccatura del consiglio e l’ingovernabilità della Rai. Altro fronte polemico dal Veneto, dove il Governatore leghista, Luca Zaia, ha detto di non pagare il canone perché non ha la tv, ma anche perché «non vale il prezzo». Pier Luigi Bersani ha a cuore la sorte della tv pubblica, e il Pd «non parteciperà» al rinnovo del Cda con le regole della legge Gasparri, avverte Matteo Orfini, responsabile cultura e informazione del Pd. Il Pd considera la situazione in Rai un’emergenza democratica. Quali iniziative sono state messe in campo? «Premetto che …

"Auschwitz. Le parole per dirlo: ai nostri figli", di Paolo Nori

Appena tornato ho detto alla Battaglia che il vento, a Cracovia, ti tagliava la faccia.“E come facevi? ”, mi ha chiesto lei. “Eh, c’eran dei medici, in albergo, che tutte le sere ti ricucivan la faccia te la mettevano a posto”. “Davvero? ” mi ha detto lei. No, – le ho detto io. – Scherzavo”. Ero stato ad Auschwitz con la fondazione Fossoli, cinque giorni. Eravamo andati in treno. Eravamo andati da Carpi a Cracovia. Poi da Cracovia, in corriera, tutti i giorni andavamo sui campi, se così si può dire, ad Auschwitz e a Birkenau. Tutto il giorno sui campi, a quindici sotto zero, al vento, a tagliarsi la faccia. E dopo indietro a Cracovia. E di sera, tutte le sere, a veder gli spettacoli, al cinema Kijow, i primi due giorni, poi in una discoteca polacca nel quartiere universitario. Una discoteca che si doveva chiamare Officina Metallurgica e invece non si chiamava così. Si chiamava Studio zero, o Club studio, o qualcosa del genere. E, si vede, avevano appena lavato i pavimenti, c’era …

“Auschwitz. Le parole per dirlo: ai nostri figli”, di Paolo Nori

Appena tornato ho detto alla Battaglia che il vento, a Cracovia, ti tagliava la faccia.“E come facevi? ”, mi ha chiesto lei. “Eh, c’eran dei medici, in albergo, che tutte le sere ti ricucivan la faccia te la mettevano a posto”. “Davvero? ” mi ha detto lei. No, – le ho detto io. – Scherzavo”. Ero stato ad Auschwitz con la fondazione Fossoli, cinque giorni. Eravamo andati in treno. Eravamo andati da Carpi a Cracovia. Poi da Cracovia, in corriera, tutti i giorni andavamo sui campi, se così si può dire, ad Auschwitz e a Birkenau. Tutto il giorno sui campi, a quindici sotto zero, al vento, a tagliarsi la faccia. E dopo indietro a Cracovia. E di sera, tutte le sere, a veder gli spettacoli, al cinema Kijow, i primi due giorni, poi in una discoteca polacca nel quartiere universitario. Una discoteca che si doveva chiamare Officina Metallurgica e invece non si chiamava così. Si chiamava Studio zero, o Club studio, o qualcosa del genere. E, si vede, avevano appena lavato i pavimenti, c’era …

"Il governo batta un colpo", di Vittorio Emiliani

Il presidente Monti non può non dare corso, al più presto, all’iniziativa sulla “governabilità” della Rai prima della scadenza dell’attuale consiglio di amministrazione annunciata su Raitre e l’altro ieri a Bruxelles, in sede europea. Come richiede la lettera di denuncia scritta dal presidente dell’azienda di Stato, Paolo Garimberti. E come sollecitano le chiare dimissioni del consigliere Nino Rizzo Nervo. Non era mai successo che la Rai, cioè la più grande azienda di informazione, intrattenimento e cultura del Paese, venisse asservita da una ex maggioranza di governo, divisa su tutto, ridiventata autosufficiente e funzionante soltanto in Viale Mazzini 14. Non era mai successo che, con un chiaro atto di rottura, il direttore generale portasse in consiglio, contro il parere del presidente, le nomine strategiche del direttore del Tg1 attribuito ad un giornalista già pensionato (e quindi non suscettibile di rinomina) portato dal Pdl, e del direttore della testata TgR ad un giornalista voluto dalla Lega Nord, in funzione delle prossime amministrative, delle elezioni del 2013 o di un possibile voto politico anticipato. Non erano mai successe …

“Il governo batta un colpo”, di Vittorio Emiliani

Il presidente Monti non può non dare corso, al più presto, all’iniziativa sulla “governabilità” della Rai prima della scadenza dell’attuale consiglio di amministrazione annunciata su Raitre e l’altro ieri a Bruxelles, in sede europea. Come richiede la lettera di denuncia scritta dal presidente dell’azienda di Stato, Paolo Garimberti. E come sollecitano le chiare dimissioni del consigliere Nino Rizzo Nervo. Non era mai successo che la Rai, cioè la più grande azienda di informazione, intrattenimento e cultura del Paese, venisse asservita da una ex maggioranza di governo, divisa su tutto, ridiventata autosufficiente e funzionante soltanto in Viale Mazzini 14. Non era mai successo che, con un chiaro atto di rottura, il direttore generale portasse in consiglio, contro il parere del presidente, le nomine strategiche del direttore del Tg1 attribuito ad un giornalista già pensionato (e quindi non suscettibile di rinomina) portato dal Pdl, e del direttore della testata TgR ad un giornalista voluto dalla Lega Nord, in funzione delle prossime amministrative, delle elezioni del 2013 o di un possibile voto politico anticipato. Non erano mai successe …

"Il silenzio su Scampia prigioniera del coprifuoco", di Roberto Saviano

Accade che un ordine dato da un clan imponga il coprifuoco e che il resto del Paese quasi non se ne accorga. Accade a Secondigliano, Scampia, Melito, Giugliano, in un territorio che raggiunge quasi 300 mila persone. I clan danno l’ordine: entro le sette, sette e mezza di sera bisogna chiudere i negozi. Entro le otto tornare a casa. I bar al massimo entro le 22 devono avere le saracinesche chiuse. Accade anche che si dica dopo poco che questo coprifuoco non esiste, che è un inutile allarmismo, un’invenzione. Le associazioni si spaccano, i magistrati indagano, i messaggi di diverso segno iniziano a diffondersi. È un coprifuoco anomalo. Lo consigliano piuttosto che imporlo. Lo consigliano caldamente. E il calore dell’intimidazione prevede un’unica cosa: dichiarazione di guerra. Le ragioni del coprifuoco sembrano infatti le ragioni tipiche di ogni conflitto, e siccome nel 2004 la faida che scoppiò interna al clan Di Lauro di Secondigliano generò molti morti innocenti, questa volta i clan chiedono a chi vive lì di non diventare un bersaglio sbagliato. O forse non …

“Il silenzio su Scampia prigioniera del coprifuoco”, di Roberto Saviano

Accade che un ordine dato da un clan imponga il coprifuoco e che il resto del Paese quasi non se ne accorga. Accade a Secondigliano, Scampia, Melito, Giugliano, in un territorio che raggiunge quasi 300 mila persone. I clan danno l’ordine: entro le sette, sette e mezza di sera bisogna chiudere i negozi. Entro le otto tornare a casa. I bar al massimo entro le 22 devono avere le saracinesche chiuse. Accade anche che si dica dopo poco che questo coprifuoco non esiste, che è un inutile allarmismo, un’invenzione. Le associazioni si spaccano, i magistrati indagano, i messaggi di diverso segno iniziano a diffondersi. È un coprifuoco anomalo. Lo consigliano piuttosto che imporlo. Lo consigliano caldamente. E il calore dell’intimidazione prevede un’unica cosa: dichiarazione di guerra. Le ragioni del coprifuoco sembrano infatti le ragioni tipiche di ogni conflitto, e siccome nel 2004 la faida che scoppiò interna al clan Di Lauro di Secondigliano generò molti morti innocenti, questa volta i clan chiedono a chi vive lì di non diventare un bersaglio sbagliato. O forse non …