Il governo deve «metterci la faccia», di Vittorio Emiliani
Stavolta, per usare una espressione cara al Premier, “il governo ci deve mettere la faccia”. Dopo lo scandalo dell’Expo 2015 e quello, dai contorni ancora più terrificanti, del Mose, delle «grandi opere» quali fabbriche di tangenti per politici singoli e a gruppi, sedi di spartizione della torta fra le imprese «protette» e di moltiplicazione di costi per i soliti contribuenti, non c’è tempo da perdere. Né basterà un solo decreto per quanto incisivo e impegnativo: occorrerà spendere ogni energia nella sua immediata e non diluita applicazione in sede parlamentare e poi amministrativa. Norme anti-corruzione (preventive soprattutto e, per la repressione, più incisive) e riforma della giustizia devono, più che mai, essere i punti-cardine di una azione di governo che voglia tirare fuori il Paese dal pantano morale, politico ed economico nel quale è stato e si è cacciato nell’ultimo ventennio. Questi scandali, dall’eco planetaria, hanno fatto male all’Italia ben più del bicameralismo “alla pari” o della lentocrazia. La reazione a Tangentopoli si concretizzò in quella legge Merloni del 1994 che doveva ridare chiarezza e rigore …
