Tutti gli articoli relativi a: economia

“Ici Chiesa, crescerà da 100 a 700 milioni I dubbi dei sindaci” di Bianca Di Giovanni

Sull’Ici sui beni della Chiesa e delle associazioni non profit l’intesa è quasi chiusa. La decisione italiana annunciata l’altroieri dal premier Mario Monti in una lettera al Commissario Ue Joaquin Almunia risponderebbe alle richieste europee, oltre che a quelle Vaticane. Il dato non è secondario: se l’Italia non avesse trovato una soluzione in tempi brevi, la procedura d’infrazione era data per certa. Se fosse scattata, su quegli immobili si sarebbe dovuto pagare anche retroattivamente. I Comuni avrebbero potuto richiedere l’Ici degli ultimi 5 anni. Meglio correre ai ripari. Così si è fatta strada la revisione dell’ultima norma (varata dal governo Prodi) che lasciava un’ampia zona grigia, esentando gli immobili «non esclusivamente commerciali». In sostanza il capovolgimento della norma originaria, che esentava gli immobili destinati ad attività non commerciali. È bastato l’avverbio «esclusivamente» per aprire una voragine. Il governo è pronto a presentare una correzione, probabilmente in un emendamento a un decreto fiscale che sarà varato il prossimo 24 febbraio. Il testo sembra tornare alla formulazione originaria, (esclusione dall’imposta degli immobili destinati ad attività non commerciali). …

"Quando la corruzione frena il Pil", di Carlo Carboni

Non solo lo scenario passato, ma anche la prospettiva del Paese rischia di essere avvelenata da una voluminosa e diffusa corruzione, di cui la furbizia italica, tra ottusità e gusto dell’esagerazione, addirittura talvolta si compiace. In Italia, si sarebbe radicata una cultura della corruzione per cui, in particolare, la “piccola” non è stigmatizzata. Raccomandazioni e favori rubati, quotidiani sgambetti al merito e al senso di responsabilità non sempre suscitano una riprovazione sociale. Questo basso costo morale della trasgressione sarebbe un segno di assuefazione sociale alla corruzione, un adagiarsi su una mogia legislazione di contrasto. E pensare che domani ricorreranno i vent’anni dall’avvio di Mani Pulite (il 17 febbraio 1992, a Milano, venne arrestato Mario Chiesa). “Una mano lava l’altra”: una licenza edilizia, un appalto truccato, denaro riciclato, calcio scommesse, tangenti nella sanità, concussione e corruzione. Il serio contrasto a un fenomeno favorito da una “società complice” sarà un osso duro anche per un esecutivo tecnico che si suppone sganciato da corporativismi, campanilismi, dall’individualismo esasperato che genera mostri, come nel caso dell’ex- Margherita Lusi, in tema …

“Quando la corruzione frena il Pil”, di Carlo Carboni

Non solo lo scenario passato, ma anche la prospettiva del Paese rischia di essere avvelenata da una voluminosa e diffusa corruzione, di cui la furbizia italica, tra ottusità e gusto dell’esagerazione, addirittura talvolta si compiace. In Italia, si sarebbe radicata una cultura della corruzione per cui, in particolare, la “piccola” non è stigmatizzata. Raccomandazioni e favori rubati, quotidiani sgambetti al merito e al senso di responsabilità non sempre suscitano una riprovazione sociale. Questo basso costo morale della trasgressione sarebbe un segno di assuefazione sociale alla corruzione, un adagiarsi su una mogia legislazione di contrasto. E pensare che domani ricorreranno i vent’anni dall’avvio di Mani Pulite (il 17 febbraio 1992, a Milano, venne arrestato Mario Chiesa). “Una mano lava l’altra”: una licenza edilizia, un appalto truccato, denaro riciclato, calcio scommesse, tangenti nella sanità, concussione e corruzione. Il serio contrasto a un fenomeno favorito da una “società complice” sarà un osso duro anche per un esecutivo tecnico che si suppone sganciato da corporativismi, campanilismi, dall’individualismo esasperato che genera mostri, come nel caso dell’ex- Margherita Lusi, in tema …

"Sui precari Fornero dà ragione ai sindacati. Le imprese si dividono", di Massimo Franchi

Si entra nel merito e le facce degli industriali non sono mai state così rabbuiate. Per la prima volta sono i sindacalisti ad essere ottimisti e, soprattutto, a portare a casa risultati molto vicini ai desiderata sulle forme d’ingresso al lavoro e la lotta al precariato. Il terzo round sul mercato del lavoro, sempre senza Monti e con ogni probabilità l’ultimo a palazzo Chigi, ribalta l’esito delle puntate precedenti. Se fino a oggi l’atteggiamento di Elsa Fornero aveva indispettito Cgil, Cisl, Uil e Ugl («parla solo per slogan»), ieri mattina sono stati Confindustria, Abi, cooperative, Ania e Rete Imprese ad essere deluse e preoccupate. Tanto che alla fine delle due ore di confronto sul tema delle forme di ingresso, quando i sindacati si alzano, loro rimangono e chiedono conto al ministro di ciò che sta accedendo. La richiesta è netta e suona più o meno così: «Oggi sul precariato hai dato ragione ai sindacati,ma ora per pareggiare dovrai dare ottenere molto di più sulla flessibilità in uscita e sull’articolo 18». Fornero infatti è stata molto …

“Sui precari Fornero dà ragione ai sindacati. Le imprese si dividono”, di Massimo Franchi

Si entra nel merito e le facce degli industriali non sono mai state così rabbuiate. Per la prima volta sono i sindacalisti ad essere ottimisti e, soprattutto, a portare a casa risultati molto vicini ai desiderata sulle forme d’ingresso al lavoro e la lotta al precariato. Il terzo round sul mercato del lavoro, sempre senza Monti e con ogni probabilità l’ultimo a palazzo Chigi, ribalta l’esito delle puntate precedenti. Se fino a oggi l’atteggiamento di Elsa Fornero aveva indispettito Cgil, Cisl, Uil e Ugl («parla solo per slogan»), ieri mattina sono stati Confindustria, Abi, cooperative, Ania e Rete Imprese ad essere deluse e preoccupate. Tanto che alla fine delle due ore di confronto sul tema delle forme di ingresso, quando i sindacati si alzano, loro rimangono e chiedono conto al ministro di ciò che sta accedendo. La richiesta è netta e suona più o meno così: «Oggi sul precariato hai dato ragione ai sindacati,ma ora per pareggiare dovrai dare ottenere molto di più sulla flessibilità in uscita e sull’articolo 18». Fornero infatti è stata molto …

"Una ricetta per spingere la crescita", di Franco Bruni

Le stime rese note ieri dall’Istat confermano che l’Italia è in recessione. Deve uscirne presto, anche per non compromettere l’aggiustamento della finanza pubblica. Per ridurre il peso del deficit pubblico sul Pil bisogna contrarre il deficit ma anche sostenere il Pil. In altre parole: le politiche per la crescita servono anche a migliorare la stabilità finanziaria. Fra l’altro, se il reddito nazionale accelera, sale il gettito delle imposte riducendo il deficit pubblico. D’altra parte le politiche di bilancio restrittive frenano la crescita. Questo è quasi sempre vero nel breve periodo; guardando più lontano, dipende dalla qualità delle politiche restrittive che vengono fatte. Un riordino credibile e duraturo della finanza pubblica, che migliori anche l’utilità della spesa e la struttura delle imposte, può aumentare la produzione e l’occupazione. Perciò non c’è contraddizione fra risanare la finanza pubblica e favorire la crescita. Basta fare le due cose nei modi e nei tempi giusti. Non troppo precipitosamente e con provvedimenti che migliorino l’organizzazione d’insieme dell’economia, pubblica e privata. Invece in gran parte dell’Europa viviamo con l’incubo che il …

“Una ricetta per spingere la crescita”, di Franco Bruni

Le stime rese note ieri dall’Istat confermano che l’Italia è in recessione. Deve uscirne presto, anche per non compromettere l’aggiustamento della finanza pubblica. Per ridurre il peso del deficit pubblico sul Pil bisogna contrarre il deficit ma anche sostenere il Pil. In altre parole: le politiche per la crescita servono anche a migliorare la stabilità finanziaria. Fra l’altro, se il reddito nazionale accelera, sale il gettito delle imposte riducendo il deficit pubblico. D’altra parte le politiche di bilancio restrittive frenano la crescita. Questo è quasi sempre vero nel breve periodo; guardando più lontano, dipende dalla qualità delle politiche restrittive che vengono fatte. Un riordino credibile e duraturo della finanza pubblica, che migliori anche l’utilità della spesa e la struttura delle imposte, può aumentare la produzione e l’occupazione. Perciò non c’è contraddizione fra risanare la finanza pubblica e favorire la crescita. Basta fare le due cose nei modi e nei tempi giusti. Non troppo precipitosamente e con provvedimenti che migliorino l’organizzazione d’insieme dell’economia, pubblica e privata. Invece in gran parte dell’Europa viviamo con l’incubo che il …