Tutti gli articoli relativi a: economia

"Sì di Bankitalia agli sgravi Irpef con i proventi dell'evasione", di Elena Polidori

Sul progetto del Tesoro consensi da Pd e parti sociali DAVOS – Ridurre le tasse grazie al recupero dell’evasione. Non è un sogno ma un progetto vero, una norma di principio, confermata ieri anche da fonti ministeriali. La Banca d’Italia l’appoggia da sempre. Il governo la vuole inserire nella delega fiscale che si appresta a presentare. Se ne è parlato molto anche a Davos, nei colloqui a margine del World economic forum, cui ha partecipato il governatore Ignazio Visco. É la “fase tre”, quella che segue il rigore e la crescita e che è dedicata all’equità. Ai partner internazionali, agli economisti e ai top manager giunti sulle nevi svizzere, Visco si è detto “ottimista” sulle riforme del governo. Ha spiegato che l’esecutivo “si sta dando molto da fare” e che ha “il sostegno della gente”. Nei colloqui riservati ha insistito sull’importanza di un’efficace contrasto all’evasione che, in Italia, rappresenta il maggior ostacolo ad una equa distribuzione dell’elevato onere fiscale tra i cittadini. Nella sua visione, ribadita in più di un’occasione, una riduzione delle aree di …

"È nel diritto alla cultura la nuova lotta di classe", di Guido Rossi

Gira su internet la seguente frase, datata nel 55 A.C., attribuita a Marco Tullio Cicerone: «Il bilancio nazionale deve essere portato in pareggio. Il debito pubblico deve essere ridotto; l’arroganza delle autorità deve essere moderata e controllata. (…) Gli uomini devono imparare di nuovo a lavorare, invece che vivere di pubblica assistenza». La frase, che sembra dettata dalla signora Angela Merkel e dai Governi europei, in verità non è affatto di Cicerone. La citazione, tratta da una biografia romanzata, scritta nel 1965 da Taylor Caldwell, A Pillar of Iron, è un falso, come aveva già dimostrato il professor Collins fin dal 1971; ciò nonostante, essa è stata abbondantemente abusata persino dall’Ocse e dal Fondo monetario internazionale, alla ricerca di autorevoli precedenti a giustificazione della loro politica monetaria. Le politiche europee che si sono ispirate ai principi del falso Cicerone hanno poi provocato una serie di proteste che caratterizzano un po’ ovunque la vita sociale dei Paesi globalizzati. Così è anche per le ultime “liberalizzazioni” del Governo italiano. Eppure queste dovrebbero favorire la concorrenza e dunque …

"Antimafia tripla A: il rating alla legalità", di Rinaldo Gianola

Qual è il differenziale di costi, di trasparenza, di concorrenza che un’azienda attiva in un territorio infiltrato dalla criminalità paga rispetto a chi opera in una zona bonificata? C’è la possibilità che lo Stato, il governo, il sistema finanziario e bancario riconoscano alle imprese virtuose, dotate di sistemi anti-corruzione e di codici etici, un “premio”, non solo morale ma anche economico, per il loro ruolo svolto nel campo dell’innovazione e dello sviluppo di un sistema di concorrenza leale, trasparente, efficace? La proposta avanzata ieri sull’Unità da Antonello Montante, imprenditore siciliano e vicepresidente di Confindustria, per il riconoscimento di un rating più alto alle imprese che si oppongono alla criminalità organizzata merita attenzione da parte del governo, delle forze politiche e sociali perché pone sul tavolo una questione centrale per il Paese. Una proposta che condividiamo perché costringe a confrontarsi non solo con la filosofia del contrasto alla mafia, ma con decisioni concrete che dovrebbero essere anche rapide. LA PROPOSTA: un rating più alto per le imprese anti-mafia di Antonello Montante Oggi tutto il Paese è …

"Il Questionario di Davos", di Federico Fubini

Lo spread dei Btp sui Bund, il termometro della febbre, è più basso di quando Standard & Poor’s declassò l’Italia due settimane fa. Ieri era a quota 404 punti, allora era a 487. L’agenzia di rating quel giorno spiegò la sua decisione dicendo che il mercato di fatto l’aveva già presa, ma forse è proprio perché S&P si è limitata a seguire gli investitori che questi ora rifiutano di seguire lei: in quella scelta non c’era molta analisi dei dati di fondo del Paese, dalla riforma pensioni al taglio del deficit verso quota zero. Era solo la presa d’atto che un debitore può finire in difficoltà se i suoi creditori pensano che lo sia, lesinandogli dunque i prestiti. Simili osservazioni si potrebbero muovere da ieri sera sul conto di Fitch. Anche la terza delle grandi società di valutazione ieri ha tagliato di due gradini il giudizio sull’affidabilità finanziaria dell’Italia, benché il suo rating resti sopra a quello delle concorrenti S&P e Moody’s. Ma le motivazioni suonano decisamente familiari. Fitch parla dell’assenza di quello che chiama …

"Italia, troppi primati negativi", di Guelfo Fiore

Mandare a quel paese le agenzie di rating, ammettiamolo, dà gusto. Soprattutto se a farlo con noi sono i mitici “mercati”, fregandosene delle bocciature distribuite con irritante prodigalità. Compiuta però la gradevole operazione non è che ci ritroviamo meno malconci di prima. Forse la serie B assegnataci da Standard&Poor’s, in attesa che le sorelle la imitino, non è meritata, ma in quante altre classifiche l’Italia sta messa proprio male. Non avranno, queste graduatorie, le stesse conseguenze delle retrocessioni decise da “Qui, Quo e Qua” – come le spernacchia Romano Prodi – però non ci fanno fare lo stesso una bella figura. E alla fine, sommate, danno materia agli estensori di outlook negativi e giustificano mortificanti downgrade. Per cominciare, la più fresca, fornita qualche giorno fa dal ministro Severino alle camere: da noi occorrono in media 1210 giorni per conoscere, in primo grado, l’esito di un processo civile, siamo all’ultimo posto tra i paesi Ocse; secondo il “Rapporto doing business” l’Italia è al 157° posto su 183 paesi censiti per il recupero di un credito commerciale: …

Per l’occupazione giovanile e femminile

Contributo del PD al confronto tra forze sociali e governo sul tema del Lavoro, in coerenza con le proposte approvate dall’Assemblea Nazionale del PD del maggio 2010 e dalla Conferenza per il Lavoro di Giugno 2011. Il cambiamento della politica macroeconomica nell’area euro per uno sviluppo sostenibile è condizione necessaria per aumentare l’occupazione e contrastare la precarietà, in particolare giovanile e femminile. A complemento di tale strategia, in Italia si possono prevedere alcuni interventi specifici per il mercato del lavoro: – 1 la definizione di un contratto per l’ingresso dei giovani e per il reingresso dei lavoratori e delle lavoratrici deboli al lavoro stabile (sostituisce il “contratto di apprendistato professionalizzante”, il “contratto di apprendistato di alta qualificazione” ed il “contrato di inserimento”). Uno strumento di inserimento e reinserimento formativo caratterizzato da durata da 6 mesi a tre anni definita dalla contrattazione collettiva, livello contributivo inferiore a quanto in vigore per i “contratti atipici”, retribuzione crescente fino ai livelli delle qualifiche corrispondenti previsti nel contratto collettivo nazionale di riferimento, agevolazioni contributive per il triennio successivo alla …

"Pregi e difetti dell’Imu", di Marco Causi

In tutti i paesi l’imposta dei comuni è legata al valore delle proprietà immobiliari. Un’imposta reale, basata su oggetti, è più facilmente gestibile da una circoscrizione amministrativa piccola. Mentre altre imposte, come quelle personali o sugli affari, sono più difficili da suddividere territorialmente o hanno basi imponibili più facili da “spostare”. I comuni influiscono sull’andamento dei valori immobiliari, ad esempio con interventi sulle infrastrutture e sulle reti dei servizi, e l’imposta immobiliare è il modo più efficiente per finanziarne i costi, secondo quello che in scienza delle finanze è chiamato principio del beneficio. L’imposta immobiliare locale era stata introdotta in Italia nel 1992 (Ici). Da sempre è stata un’imposta impopolare e malvista, soprattutto da parte delle correnti politiche più populiste. Forse perché in Italia la percentuale di famiglie proprietarie della casa di abitazione è molto elevata. Forse perché si tratta di un’imposta difficilmente eludibile, al contrario di altre, e perché dotata di una forte progressività: in Italia, dove più del 90 per cento dell’Irpef è pagata da dipendenti e pensionati, che contribuiscono alla formazione del …