Tutti gli articoli relativi a: economia

"Il porcellum delle manovre", di Mario Deaglio

Le notizie sul contenuto della manovra-bis sono state diffuse, per puro caso, quasi contemporaneamente al comunicato dell’Istat sulla fiducia dei consumatori, che si colloca a un livello bassissimo. Se si rifacesse l’indagine oggi, è facile immaginare che il livello sarebbe più basso ancora. Nelle stesse ore, il Fondo monetario internazionale, senza conoscere il contenuto della manovrabis, aveva sostanzialmente dimezzato le già basse stime sulla crescita dell’Italia. Se dovesse rifare i calcoli oggi, ci collocherebbe ancora più in basso. Negli anni d’oro della Prima Repubblica, c’erano almeno 50-70 parlamentari di tutti i partiti che sapevano «leggere» i conti pubblici. Oggi, se va bene, i parlamentari non analfabeti in materia si contano sulle dita di una mano e i politici, per rimediare al proprio analfabetismo, si devono affidare a ministri che sono tecnici prima che politici. Questa manovra-bis è il frutto della generale riduzione del livello di competenza e dell’aumento del livello di pressappochismo del mondo politico. È uno sforzo da dilettanti, messo assieme in un paio di settimane, senza adeguati supporti tecnici, esclusivamente per rispondere a …

"Il decreto dei ricatti", di Francesco Lo Sardo

Pensioni, Iva, comuni: dal lunghissimo vertice di Arcore escono qualche sorpresa, poche certezze e molta confusione. «Se Berlusconi è politicamente un morto che cammina, da quest’estate Tremonti lo accompagna nella passeggiata…». Così diceva uno dei tanti nemici del superministro dell’economia, autorevole esponente parlamentare del Pdl giorni fa. Nonostante l’apparente successo di Tremonti, che ieri al vertice di maggioranza di Arcore l’ha avuta vinta sull’Iva, purtroppo per il ministro dell’economia le cose non sono cambiate. «Se volete abbassare l’Irpef, come tu e tutta la maggioranza chiedete da anni, potremo farlo solo recuperando gettito dall’innalzamento dell’Iva. Se invece l’Iva volete aumentarla adesso, benissimo: poi però non mi si chieda di abbassare l’Irpef…». Pungente, caustico, quasi minaccioso. Tra lui e il Cavaliere, tra lui e il Pdl e ora anche tra lui e la Lega, sempre più sensibile alle corde di Maroni che non dell’appannato Bossi, questa è l’atmosfera. Perciò le quotazioni di Tremonti, già azzoppato dal “caso” Milanese continuano a calare. Le mielose dichiarazioni distensive rese dai partecipanti sul clima amichevole nel corso del lunghissimo vertice sulla …

"La manovra delle bollicine", di Massimo Giannini

Una volta tanto il presidente del Consiglio è stato di parola. «Ho messo da parte le bottiglie per brindare all´accordo», ha detto durante il vertice di maggioranza ad Arcore. Dopo oltre sette ore l´intesa è arrivata. Ma dall´estenuante braccio di ferro di Villa San Martino è uscito esattamente quello che Berlusconi auspicava: una «manovra-champagne». All´apparenza, spumeggiante e piena di bollicine. Nella sostanza, sempre più inconsistente e piena di buchi. La partita politica dentro il centrodestra si chiude con un esito chiarissimo. Ora tutti alzano i calici, fingendo di aver portato a casa il risultato. La verità è ben diversa. L´unico vincitore è il Cavaliere, che ha messo in riga Tremonti e Bossi. «Non metto le mani nelle tasche degli italiani», aveva tuonato il premier. In nome di questo slogan da propaganda permanente, ha preteso e ottenuto la cancellazione del contributo di solidarietà sui redditi superiori ai 90 mila euro. Così, almeno in parte, ha evitato quel bagno di sangue perpetrato soprattutto ai danni del ceto medio, che avrebbe avuto un costo elettorale per lui insopportabile. …

"Il Pd sfida la Lega: imposta sui grandi patrimoni immobiliari", di Maria Zegarelli

Sarà un altro degli “accordicchi” di Arcore quello di oggi tra Silvio Berlusconi e l’alleato di ferro, ma un po’ scomodo, Umberto Bossi. Ne è convinto il segretario del Pd Pier Luigi Bersani che alla vigilia dell’incontro, parlando con i suoi e commentando le dichiarazioni che spargono ottimismo di Gianni Letta e dei colonnelli del Cavaliere, si dice “preoccupato per la confusione che c’è nella maggioranza” e mette i paletti per delineare i confini della battaglia parlamentare: «Mi auguro davvero che siano disposti a discutere e non mettano la fiducia sulla manovra». Il segretario insiste su un punto: o la manovra viene modificata cancellando quel vizio di origine che è l’iniquità, oppure sarà battaglia in Aula. «Capisco che per loro la nostra impostazione, chi ha di più paghi di più, è un boccone amaro, una impostazione che il premier non vuole accettare», ma insomma, se deve esserci un dialogo, allora su qualche cosa dovranno pur cedere. Il Pd oggi presenterà i suoi emendamenti, circa una cinquantina, ma sono venti quelli davvero centrali, gli stessi che …

"Ecco i tagli e le tasse del PD", di Pier Luigi Bersani

Caro Direttore, alla vigilia della discussione sulla manovra economica in Senato, siamo preoccupati. La maggioranza è confusa. Non c´è chiarezza sul perché la correzione dei conti pubblici, tra intervento di luglio e ultimo decreto, tocchi i 55 miliardi di euro a regime invece dei 40 indicati nei documenti ufficiali come necessari per raggiungere il pareggio di bilancio. Per di più la manovra contiene una delega che prevede tagli di detrazioni fiscali per l´assistenza che, se fosse realizzata per l´entità prevista, sarebbe insopportabile. L´insieme di confusione e mancanza di chiarezza toglie la credibilità all´azione del governo e non convince i mercati. Il Pd ha presentato un pacchetto di correzioni. La sommaria definizione dei comunicati può aver creato la genericità richiamata da Tito Boeri. La lettura degli emendamenti renderà più chiari obiettivi, risorse, senso delle controproposte. Ne indico solo alcune. La pubblica amministrazione. I nostri emendamenti partono dal dimezzamento del numero dei parlamentari e prevedono tra l´altro: l´accorpamento degli uffici territoriali del governo; la drastica riduzione delle circa 30.000 stazioni appaltanti; la riorganizzazione dell´amministrazione giudiziaria; l´eliminazione degli …

"Bersani: l’articolo sui licenziamenti serve solo a provocare le parti sociali", di Francesca Schianchi

Arriva al Meeting di Rimini con un obiettivo in testa: «Se vedrò qui Tremonti, gli voglio dire una cosa: ma vi rendete conto del disastro che state provocando con l’articolo 8?». Siccome poi l’incontro con il ministro dell’Economia avviene, un faccia a faccia di dieci minuti, il leader del Pd Pier Luigi Bersani solleva l’argomento, esce rinfrancato dall’atteggiamento del ministro («sull’articolo 8 non si è chiuso, mi è sembrato abbastanza aperto») e scatena così la polemica con governo e Pdl, lesti a ribadire, a partire dal ministro del Lavoro Sacconi, che la norma non si tocca. L’articolo 8 della manovra, già molto criticato dalla Cgil, tratta di contratti di lavoro: a quelli aziendali o territoriali è permesso di regolare varie materie, incluso il licenziamento, anche in deroga a leggi e contratti nazionali. Vengono inoltre riconosciuti come «efficaci» gli accordi, come quelli alla Fiat di Pomigliano e Mirafiori, siglati prima dell’intesa raggiunta il 28 giugno tra Confindustria e sindacati. Così, tra un attacco alla manovra «ingiusta e recessiva» e al centrodestra «barca senza timone» e senza …

"La fabbrica di 800 operai che evade tutte le tasse", di Roberto Mania

La Guardia di Finanza ha scoperto 800 dipendenti irregolari e 1,3 miliardi occultati al fisco. Sotto accusa una big del settore conciario. Tutto parte da due tangenti per evitare gli accertamenti. Arzignano, valle del Chiampo, distretto della concia, profondo nord-est, più o meno 25 mila anime, provincia di Vicenza, Italia. L’Italia laboriosa sì, ma che evade, che non vuole pagare le tasse e che fugge. L’Italia delle società fantasma, delle scatole cinesi, dei capitali all’estero. Del lavoro nero. La storia della Mastrotto scoperchiata da un’indagine della Guardia di Finanza è una storia tutta italiana. Del paese dall’evasione monstre da oltre 250 miliardi l’anno, dove chi evade è un furbo e non un mascalzone. E allora niente scontrini, niente fatture, niente dichiarazioni Iva. Niente tasse. Perché a questa Italia lo Stato non piace. Tanto ci sono gli altri che pagano. I fessi. Ma la Mastrotto Group non è un’azienda qualunque. L’un per cento della produzione mondiale di pelle esce dagli stabilimenti vicentini, dove le Fiamme Gialle hanno scoperto 800 (dicasi 800) dipendenti irregolari. La Mastrotto, giro …