Tutti gli articoli relativi a: economia

"Italia, poco salario e tante tasse", di Luigi Grassia

L’Italia resta molto in basso, fra i Paesi più industrializzati, nella classifica dei salari netti, ma non riesce neanche ad approfittarne per essere più competitiva, perché si piazza sciaguratamente ai primi posti per il prelievo fiscale (tasse e contributi si mangiano quasi il 47 per cento del lordo) e così a un modesto potere d’acquisto per i lavoratori si associa un alto costo del lavoro per le imprese, la peggior combinazione possibile. L’Ocse associa i 34 Paesi più avanzati dell’Occidente, cioè dell’Europa e del Nord America con l’aggiunta (stiracchiando un po’ la geografia) del Giappone, della Corea del Sud, dell’Australia e della Nuova Zelanda e altri sparsi qui e là. Fra questi trentaquattro il Belpaese nel 2010 si è collocato al 22˚ posto e si tratta già di un miglioramento perché ha approfittato dello sconquasso finanziario di Atene per scavalcare la derelitta Grecia (nel 2009 ci accontentavamo del 23˚ gradino). Dietro di noi ci sono gli altri Stati dell’Occidente più squassati dalla crisi (Islanda e Portogallo, però non la Spagna, che fa meglio di noi …

"Ognuno faccia la sua parte", di Roberto Napoletano

Se negli ultimi dieci anni l’Italia è cresciuta molto meno di Europa e Stati Uniti, una ragione sistemica di qualche serietà sulla quale interrogarsi ci deve pure essere. Perché l’Italia non cresce? Perché quando le cose vanno male, da noi vanno peggio e quando vanno bene, da noi vanno meno bene? Per spiegare in profondità il significato di due interrogativi così impietosi, Fabrizio Galimberti, dalle colonne di questo giornale, si è affidato a Voltaire: «Giudica un uomo dalle sue domande piuttosto che dalle sue risposte». Parafrasando Voltaire, potremmo dire: giudica un Paese dalle sue domande piuttosto che dalle sue risposte. Tutti, ma proprio tutti, hanno un pezzo di responsabilità se siamo costretti a ripeterci ossessivamente queste due domande. E sarebbe bene che ognuno cominciasse a chiedere prima a se stesso, piuttosto che agli altri, in che cosa ha sbagliato e che cosa può (e deve) ancora fare. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha le sue ragioni per chiedere agli imprenditori italiani di cominciare a fare qualcosa loro per il Governo e non di continuare …

"Arriva la stangata d’estate Tremonti cerca 8 miliardi", di Bianca Di Giovanni

Entro l’estate servono 8 miliardi per spese incomprimibili. Ma intanto si «regala» a imprese e famiglie un nuovo piano casa, opere pubbliche meno trasparenti, l’«occupazione» di arenili e coste. Da via Venti Settembre arriva la verità: serviranno 8 miliardi a giugno per le «spese incomprimibili». Fonti governative ripetono che «non è una manovra». Ma se ci sono spese non rinviabili e mancano i fondi, è chiaro che il deficit è in rialzo. Se poi si troveranno, significa che si farà appunto una manovra di correzione (non si chiama in un altro modo) per rispettare l’obiettivo del deficit al 3,9% del Pil concordato con l’Europa. Il rientro sarà anche pesante, vista la cifra da reperire a metà anno. Tant’è che per una volta Silvio Berlusconi non usa infingimenti, e ammette: «Non si può abbassare la pressione fiscale». Per ora, però, il rigorismo di Giulio Tremonti può attendere. Prima delle elezioni, con Milano pericolosamente in bilico, e le imprese sul piede di guerra, meglio parlare di sviluppo. È previsto per oggi il varo del decreto su cui …

"Ocse: in Italia aumenta divario tra ricchi e poveri", di Elysa Fazzino

L’Italia è tra i Paesi industrializzati con la maggiore disparità dei redditi, anche per effetto dell’aumento del divario tra ricchi e poveri negli ultimi 20 anni. È quanto emerge da uno studio dell’Ocse. La Penisola figura al quinto posto tra i 17 Paesi Ocse che hanno segnato un ampliamento del gap dei redditi tra il 1985 e il 2008, dopo Messico, Stati Uniti, Israele e Regno Unito e in assoluto è al sesto posto per il divario tra i 22 Paesi considerati, inclusi i cinque che lo hanno ridotto (Turchia, Grecia, Francia, Ungheria e Belgio). Il coefficiente Gini, che misura l’ineguaglianza dei redditi (va da 0, ovvero totale uguaglianza di reddito a 1, totale disparità), per l’Italia era pari a 0,35 alla fine degli anni 2000, con un incremento del 13% rispetto allo 0,31 di metà degli anni 80. Non solo, mentre il reddito reale nell’Ocse in questo lasso di tempo è salito in media dell’1,7% l’anno, con un incremento dell’1,4% per il 10% più povero della popolazione e del 2% per il 10% al …

"Rinnovabili, il governo non cede oggi arriva il decreto ma le Regioni già lo bocciano", di Antonio Cianciullo

Le Regioni lo hanno bocciato, il Parlamento all´unanimità ha chiesto di modificarlo, il governo va avanti con il decreto soprannominato «ammazza rinnovabili». Oggi, ha annunciato il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, il testo sarà reso noto, ma la giornata di ieri ha chiarito il segno dell´operazione. «Questo decreto non risolve il problema dei diritti acquisiti e la riduzione degli incentivi ci sembra troppo brusca», ha sintetizzato il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani. Il parere della Conferenza Stato-Regioni non è vincolante, ha ribattuto Romani. Si profila dunque una chiusura muscolare della trattativa che rischia di creare complicazioni di non poco conto. Il responsabile energia della Cgil, Antonio Filippi, ha ricordato che «questo testo ha avuto il parere negativo delle Regioni, della maggioranza delle imprese del fotovoltaico, del commissario europeo per l´Energia, del sindacato. Vogliono andare avanti? Ma chi pagherà le multe di Bruxelles per il mancato raggiungimento degli obiettivi europei?» «E´ singolare che il governo ignori anche il parere della maggioranza che lo sostiene», commenta Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd. «Il …

Documento di Economia e Finanza (DEF) 2011 – Relazione dell'on. Pier Paolo Baretta (PD)

Signor Presidente, Onorevoli colleghi, la discussione di oggi avrebbe meritato una ben maggiore attenzione da parte della camera dei Deputati e nell’opinione pubblica. Le scelte che stiamo per compiere potranno segnare le prospettive economiche e sociali del nostro Paese oltre la attuale negativa congiuntura. La introduzione, infatti, della nuova governance comunitaria – il “semestre europeo” – si proporne, con la presentazione da parte degli Stati membri, in tempi prestabiliti, del DEF (comprendente il Programma di Stabilità e il Programma Nazionale di Riforme), di rafforzare il coordinamento preventivo (“ex ante”) delle politiche economiche e di bilancio nazionali, nonché la sorveglianza macro-economica e fiscale. Ciò ha comportato la necessità di modificare la normativa contabile nazionale, ed è quel che abbiamo fatto poche settimane fa con legge 7 aprile 2011, n. 39, che ha adeguato la pur recente 196. Sono novità importanti che richiamano la esigenza di accelerare il processo di unificazione anche politica dell’Unione Europea. Il punto di partenza è l’affermarsi di una cultura economica che prenda coscienza del fatto che misure di stabilizzazione, necessarie e coraggiose, …

"Ecco chi dobbiamo ringraziare per i super-stipendi dei manager", di Luigi Zingales.

Di recente ero a cena con una mia ex professoressa. Pur riconoscendo l’importanza degli incentivi (o proprio per questo) la deliziosa signora lanciava i suoi terribili strali contro Alessandro Profumo e la sua liquidazione multimilionaria, ricevuta in barba alle forti perdite subite dagli azionisti di UniCredit. Non potevo che annuire. Ma non mi sfuggì una certa ironia. Un suo amatissimo parente è un famoso manager, che siede nel comitato remunerazione di altre imprese e ha contribuito a pagare liquidazioni multimilionarie. Di chi è colpa se alcuni manager sono strapagati: dei manager stessi o dei consiglieri di amministrazione che votano tali stipendi? Certo, decenza e professionalità vorrebbero che un manager non chiedesse la luna. Ma in linea di principio il compenso annuale e la liquidazione dovrebbero essere decisi, in totale autonomia, dal consiglio di amministrazione, su proposta del comitato di remunerazione. Spesso i consiglieri, ansiosi di conquistarsi le benevolenze del management, offrono pacchetti estremamente generosi. Ci aspettiamo veramente che i manager dicano no, questo è troppo? Quanti di noi, in tutta onestà, farebbero altrettanto? La responsabilità …