Tutti gli articoli relativi a: economia

«Una riforma strabica a favore delle rendite», di Maria Cecilia Guerra

Il decreto milleproroghe contiene tra l’altro la revisione del regime di tassazione dei fondi comuni di investimento. Per rilanciare l’industria dei fondi italiani, rimettendo su un piano di parità la tassazione dei fondi interni con quella dei fondi comunitari armonizzati. Si tratta invece di una misura protezionistica a favore di un’industria debole. E il passaggio alla tassazione alla realizzazione per le sole gestioni collettive, senza intervenire sugli altri aspetti della tassazione del risparmio, rende il regime nel suo complesso ancora più sperequato. Uno degli interventi di maggior rilievo del Milleproroghe riguarda la revisione del regime di tassazione dei fondi comuni di investimento. LA DISPARITÀ DI TRATTAMENTO FRA FONDI ITALIANI E ESTERI La stampa sembra essere abbastanza unanime nel ritenere l’intervento un atto dovuto per rilanciare l’industria dei fondi italiani, rimettendo su un piano di parità la tassazione dei fondi interni (e cioè quelli con sede in Italia e quelli con sede in Lussemburgo, già autorizzati al collocamento in Italia) con quella dei fondi comunitari armonizzati (con sede in un altro Stato membro dell’Unione Europea e …

«Perchè l'aliquota di equilibrio dell'IMU è più alta del 7,6 per mille», di Marco Causi

Una delle ipocrisie del decreto sul fisco comunale, che nei prossimi giorni verrà portato al voto nelle aule del Parlamento dopo la bocciatura in Commissione bicamerale, è la fissazione al 7,6 per mille dell’aliquota di equilibrio della futura Imposta municipale propria (Imu). I numeri forniti dal Governo e contenuti nel decreto e nella relazione tecnica che lo accompagna non sono coerenti con l’aliquota indicata. Eccone la dimostrazione. La base imponibile dell’Imu (valore degli immobili diversi dalle prime case) è pari a 1.669 miliardi di euro, come risulta dalla relazione tecnica allegata al decreto (fonte Agenzia del territorio). Da essa vanno tolti gli immobili delle Onlus e degli enti religiosi, che nella prima versione del decreto erano inclusi nella base imponibile. Il valore di questi è valutabile in 84 miliardi di euro (fonte Ifel Anci). Quindi, la base imponibile dell’Imu è pari a 1.669 meno 84 uguale 1.585 miliardi. Il gettito obiettivo dell’Imu deve essere pari a 11,57 miliardi di euro, sempre secondo le stime del Governo. Questo ammontare è calcolato sotto il vincolo di invarianza …

"Quote rosa per legge nei cda? Sì, sono una spinta al talento. No, vanno conquistate sul campo", di Monica D'Ascenzo e Elena David

Perché le quote se siamo brave? È la domanda che si fanno le giovani laureate con il massimo dei voti, le professioniste affermate, le manager alla guida di grandi aziende. Se le prime devono ancora trovare una risposta, le altre, che ogni giorni provano a sfondare il tetto di cristallo, l’hanno già trovata. Tanto è vero che secondo un sondaggio l’80% delle manager italiane si dice a favore della legge che introduce le quote di genere nei consigli di amministrazione. Certo, con qualche sfumatura. Ci sono le convinte della prima ora e le meritocratiche pentite. No ai regali dal principe (di Elena David) A tutte piacerebbe arrivare solo per merito, eppure se quel tetto di cristallo non si sfonda diventa inevitabile un’affermative action che rompa lo status quo. Un’azione positiva prevista dall’articolo 3 della Costituzione e confermata da sentenze della Suprema Corte. E prevista a livello europeo, dopo la risoluzione del 2010 che esortava gli stati membri della Ue a «promuovere una presenza più equilibrata tra donne e uomini nei posti di responsabilità delle imprese». …

Tutto il mondo si mobilita: «Tassare la speculazione», di Bianca Di Giovanni

Lo chiedono i sindacati di tutto il mondo, quelli dell’opulento occidente e quelli del Terzo mondo: che sia la finanza a pagare la crisi, con una (piccola) tassa sulle transazioni finanziarie. Si è celebrata ieri la giornata globale di mobilitazione in sostegno alla ftt (financial transation tax), che vede unite sigle sindacali e associazioni della società civile in una battaglia senza quartiere contro la speculazione e i maxi-bonus dei miliardari. L’obiettivo è di porre la proposta sul tavolo del G20 di marzo, per arrivare finalmente al varo definitivo in quello di novembre. «Se ne parla già da molto tempo, Francia, Germania e Consiglio europeo hanno già fatto ampie aperture: il governo italiano è l’unico che non ha ancora preso posizione», ha denunciato Danilo Barbi, segretario confederale della Cgil, presentando ieri l’iniziativa in Corso d’Italia. La leader Cgil, Susanna Camusso, ha scritto una lettera a Berlusconi e Tremonti invitando chiedendo che il governo sostenga la proposta nelle diverse sedi internazionali. ZEROZEROCINQUE Contemporaneamente in Piazza Montecitorio le associazioni aderenti alla campagna ZeroZeroCinque (tra gli altri, le Acli, …

«Presto l’Europa ci chiederà il conto E il governo cadrà», intervista a Vincenzo Visco di Bianca Di Giovanni

Silvio Berlusconi resta. Così almeno dichiara «a reti unificate». Per l’Italia si prospetta un futuro di estenuanti mediazioni parlamentari. In questa situazione, dove andrà l’economia? Quanto costerà al Paese il declino del centrodestra? Secondo Vincenzo Visco il Paese sta pagando già da un decennio le scelte sbagliate di una destra miope, che «non ha capito i problemi veri del Paese, qui siamo di fronte a una crisi di sistema, politici e economico». Così l’ex ministro, che parla di «Paese senza futuro, che si sta mangiando il passato». Quanto resta ancora da «mangiare»? Chiediamo. «Mah, dopo il Rinascimento l’Italia ci ha messo un secolo per consumare la ricchezza accumulata, nel ‘500 eravamo i più ricchi del mondo. Oggi le cose vanno più in fretta, ma è difficile dire quando si arriverà al fondo». Presto però l’europa chiederà il conto. Cosa accadrà? Bella domanda. A quel punto penso che faranno come hanno già fatto con le pensioni. Ci sarà la crisi di governo, e lasceranno il conto da pagare a chi viene dopo». Torniamo a oggi, a …

"Il rilancio di Sassuolo è nelle piastrelle hi-tech", di Marco Alfieri

Bocche cucite, per scaramanzia. Ma il probabile varo dei dazi all’import di piastrelle cinesi al vaglio di Bruxelles rappresenta (anche) una vittoria italiana. Per un settore che esporta il 70% di quel che produce nel Belpaese, l’Europa è il cortile dove giocare le proprie guerre di mercato. Per questo c’è prudenza tra i ceramisti. Quando si dice piastrella italiana in realtà s’intende Sassuolo. L’80% della produzione nazionale (vale 5,7 miliardi di euro), viene dal modenese: qui si concentrano una novantina di aziende sulle 200 censite da Confindustria ceramica. La fine di una stagione Nell’ultimo biennio sulla via Emilia se la sono vista brutta. Dopo lo sboom immobiliare, in giro per il mondo sempre meno case, bagni, cucine e salotti hanno richiesto ceramiche tricolore. A cascata la stretta creditizia ha fiaccato un tessuto imprenditoriale fondato sugli alti costi di magazzino, facendo esplodere la cassa integrazione, che nei mesi più duri della crisi ha coinvolto quasi la metà dei 20mila addetti del distretto. Sembrava la fine di una stagione per un “cluster” studiato fin dal 1966 da …

"Così con Andreatta battemmo l'inflazione a due cifre" di Carlo Azeglio Ciampi

Ho accettato ben volentieri l’invito di Enrico Letta a ricordare le vicende del 1980-81 che portarono Beniamino Andreatta e me a stipulare quello che è passato alla storia come il “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia. Sulle qualità di Andreatta, come uomo di studio e di lungimirante impegno civile, mi sono già espresso altre volte, segnatamente in occasione della giornata di studio promossa dall’allora ministro dell’Economia e delle Finanze, Tommaso Padoa-Schioppa, il 13 febbraio 2008. Agli inizi degli anni 80, l’Italia viveva la seconda crisi petrolifera; il livello dei prezzi segnava un tasso annuo superiore al 20 per cento. Da quasi dieci anni l’Italia conviveva con un’inflazione a due cifre, che non ci doveva abbandonare per altri cinque anni. All’assemblea della Banca d’Italia del maggio 1981, interpretando l’anima dell’istituto che mi era stato da poco affidato, indicai tre condizioni per restituire al paese stabilità monetaria: una politica dei redditi volta alla disinflazione; una banca centrale completamente indipendente; il pieno controllo del bilancio pubblico e della conseguente creazione monetaria. Vorrei richiamare, per sommi capi, le tre …