Tutti gli articoli relativi a: economia

Fiat, dov'è Berlusconi?

Il tavolo per la Fiat è stato convocato, ma per il governo non ci siede chi dovrebbe esserci, cioè Silvio Berlusconi (assente non giustificato) e il ministro dello Sviluppo Economico (sempre assente non giustificato, sempre lui per via dell’interim…). Come spiega Stefano Fassina, responsabile Economia e lavoro del PD, per affrontare seriamente la strategica vicenda Fiat, sarebbe necessario centrare il confronto sulla politica industriale e, in particolare, sulle politiche per il settore automotive: “Che c’entra il ministro del Lavoro Sacconi? Finora, Sacconi è stato un ultras dell’attacco ai diritti dei lavoratori e della divisione sindacale. Inoltre, lui e il suo ministero non hanno le competenze e le deleghe adeguate per gestire il tavolo sul futuro Fiat, a meno che il tavolo debba servire a ridimensionare l’occupazione e ad aprire procedure di cassa integrazione. Non vogliamo credere che sia così. Dov’è il ministro dello Sviluppo economico? In nessun grande Paese avanzato un progetto industriale della rilevanza di Fabbrica Italia è stato affidato al Ministro del Lavoro. In Francia, è intervenuto Sarkozy, in Germania la Merkel, negli …

"Purchè non sia un tavolino", di Mario Deaglio

I cosiddetti «tavoli» ai quali i sindacati, gli imprenditori e i rappresentanti del governo si incontrano e si confrontano sono una buona cosa in quanto l’alternativa è spesso uno sciopero «al buio», ossia senza che una parte abbia una chiara percezione delle posizioni e dei problemi delle altre. Il «tavolo» che si terrà mercoledì a Torino sul futuro degli stabilimenti italiani della Fiat rischia però di trasformarsi in un «tavolino», ossia di dare ai problemi sul tappeto un’interpretazione riduttiva e specifica, tesa soltanto a stabilire minuziosamente impegni reciproci sulla produzione di singoli impianti e singoli modelli in un arco di tempo necessariamente breve e in condizioni molto incerte, data la congiuntura europea e mondiale. Se così fosse, l’accordo raggiunto terrebbe fino alla prossima situazione di difficoltà, dopo di che si ricomincerebbe da capo con un altro «tavolino». Tra un «tavolino» e l’altro, la posizione competitiva dell’Italia continuerebbe a peggiorare. E’ stato così nel corso degli ultimi vent’anni. Il «tavolo» di mercoledì sarà un successo se, pur non rinunciando ad affrontare i problemi contingenti, porrà le …

L’on. Manuela Ghizzoni commenta i dati relativi all’economia carpigiana e interviene sulla manovra alla Camera in questi giorni.

“Serve una politica industriale anticiclica e non una manovra che punisce solo i ceti più deboli e gli enti locali e non prevede nessuna misura per crescita e sviluppo”. “I dati forniti dalla Giunta in questi giorni – ha dichiarato la parlamentare Manuela Ghizzoni, commentando le dichiarazioni in Consiglio comunale dell’assessore Morelli – collocano anche Carpi negli scenari nazionali e internazionali, decisamente critici”. L’assessore all’Economia Simone Morelli, rispondendo a un’interrogazione del consigliere Marco Bagnoli, ha sottolineato infatti come il tasso di disoccupazione a Carpi sia in crescita, soprattutto tra i giovani e le donne, così come il ricorso alla cassa integrazione. Nel primo trimestre 2010 le imprese cessate sono state più di quelle avviate: quelle attive sono risultate 1632 contro le 1695 del primo trimestre 2009. “Il Comune, nonostante le riduzioni dei trasferimenti di questi anni, ha approntato tutte le misure possibili, in particolare nel campo della formazione e agendo sul sostegno al credito – afferma la deputata carpigiana – ma è evidente che la crisi va combattuta con politiche nazionali anticicliche”. “La recessione che …

"La vera storia del caso Marchionne", di Eugenio Scalfari

Fa piacere a tutti quelli che fanno il mio mestiere poter dire ogni tanto: «l’avevo scritto prima di tutti » anche se molte volte ci sbagliamo nelle previsioni e nei giudizi. E allora: quando Marchionne annunciò che la Fiat aveva conquistato il controllo della Chrysler, gran parte della stampa magnificò quell’operazione come un’offensiva in grande stile della società torinese per proporsi come uno dei quattro o cinque gruppi automobilistici mondiali che sarebbero sopravvissuti nell’economia globale. Io scrissi invece che l’operazione di Marchionne era puramente difensiva. La Fiat stava affondando; aggrappata alla Chrysler sarebbe sopravvissuta, sia pure con connotati industriali e territoriali completamente diversi. Ma perché proprio la Chrysler e non invece la Peugeot e magari la General Motors che sembrava anch’essa sull’orlo del disastro? La Peugeot non si poneva il problema di sopravvivenza planetaria e non stava affatto affondando; quanto alla GM, aveva un programma di rilancio che infatti è andato a buon fine con l’aiuto dei fondi messi a sua disposizione dal governo Usa. Chrysler era completamente decotta e il governo americano non l’avrebbe …

"Quel tavolo tardivo nella partita del lingotto", di Massimo Giannini

Dopo due anni di colpevole silenzio, il governo Berlusconi si è infine accorto che in Italia esiste un «problema Fiat». Il presidente del Consiglio l´ha scoperto a modo suo, affermando un principio banale e formulando un auspicio irreale. «In una libera economia e in un libero Stato, un gruppo industriale è libero di collocare la produzione dove meglio crede, ma mi auguro che questo non accada a scapito dell´Italia e degli addetti italiani ai quali la Fiat offre lavoro». La banalità è nella ripetizione di un magnifico mantra liberale, che in Italia ha purtroppo scarso diritto di cittadinanza, visto il modello spurio in cui si mescolano capitalismo di relazione e affarismo politico, familismo amorale e finta «economia sociale di mercato». L´irrealtà è nella sottovalutazione di un fatto già evidente a tutti: da mesi, ormai, la metamorfosi della Fiat avviene «a scapito» dell´Italia e dei lavoratori italiani. Una comprensione così tardiva di un fenomeno industriale e occupazionale tanto importante da la misura esatta dell´afasia politica di questo governo. E a negarla non basta la «convocazione» dell´azienda …

"Un paese senza politica industriale", di Luigi La Spina

L’esercizio è semplice, ma l’effetto è impressionante. Basta accostare due notizie, registrate da tutti i giornali negli ultimi giorni. La prima, in ordine di tempo, si riferisce al rapporto Svimez 2010 sull’economia del nostro Mezzogiorno, dove si segnala addirittura il rischio di «una estinzione» dell’industria nel Sud. La seconda, di ieri, riporta le dichiarazioni dell’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, nelle quali si annunciano, da Detroit, il passo decisivo e obbligato dell’azienda sulla via dell’internazionalizzazione e la scelta di spostare in Serbia la costruzione della nuova monovolume, in un primo momento prevista a Mirafiori. Il drammatico allarme del più importante istituto di analisi economico-sociale sulla condizione delle nostre regioni meridionali e la cruda chiarezza con cui Marchionne esprime scetticismo sulle garanzie che negli stabilimenti italiani si possano ottenere per attuare progetti di investimento così impegnativi hanno suscitato nella classe politica e in quella sindacale del nostro Paese reazioni sconcertanti. Da una parte, deprecazioni generiche all’insegna di un meridionalismo sempre più vecchio e senza idee. Dall’altra, minacce, barricadiere nei toni e vane nella sostanza, contro le …

"Il dumping di Marchionne", di Luciano Gallino

Quattro anni fa, settembre 2006, Sergio Marchionne dichiarava prima in un discorso all’Unione Industriale di Torino, poi in un’intervista a questo giornale, che «il costo del lavoro rappresenta il 7-8 per cento». «E dunque – aggiungeva – è inutile picchiare su chi sta alla linea di montaggio pensando di risolvere i problemi». Per contro ieri annuncia che, tutto sommato, ritiene necessario picchiare proprio su chi sta alla linea. E le ragioni per farlo sembrano primariamente connesse al costo del lavoro. In questo caso i destinatari diretti del messaggio non sono i lavoratori di Pomigliano, ma quelli di Mirafiori, visto che un nuovo modello di auto che doveva venir prodotto nello stabilimento torinese sarà invece prodotto in Serbia. Una decisione che, se non è un de profundis per Mirafiori, poco ci manca. In verità l´ad Fiat ha usato parole un po´ diverse. Ha detto che in Italia i sindacati mancano di serietà. L´azienda non può assumere rischi non necessari per realizzare i suoi progetti nel nostro paese. Fiat deve essere in grado di produrre macchine senza …