Tutti gli articoli relativi a: economia

Condono anche per abusi in aree protette. Il Governo sconfessa l'emendamento Pdl

Il testo prevede una sanatoria anche agli abusi edilizi realizzati entro il 31 marzo 2010, in aree sottoposte alla disciplina dei beni culturali e paesaggistici. Da domani emendamenti in Commissione Bilancio: sono 2550, di cui 1200 proposti dalla maggioranza. Casini: “Una manovra senza più padri”. La manovra economica del governo potrebbe contenere anche la riapertura del condono edilizio, esteso agli abusi compiuti nelle aree sottoposte a vincoli paesaggistici. A proporlo è un emendamento del Pdl , primo firmatario il senatore Paolo Tancredi e sottoscritto anche da Cosimo Latronico e Gilberto Pichetto Fratin. Nel testo di prevede che la sanatoria prevista nel decreto 269 del 2003 “si applichi anche agli abusi edilizi realizzati entro il 31 marzo 2010, in aree sottoposte alla disciplina di cui al codice dei beni culturali e del paesaggio” previsto dal decreto legislativo 42 del 2004, previa l’acquisizione dell’autorizzazione prevista dal codice stesso. La richiesta di sanatoria può essere avanzata entro il 31 dicembre 2010 anche se precedenti istanze di condono sono state respinte. Nelle more, si legge ancora nel testo, “sono …

"In Italia nuove prove generali del conflitto capitale e lavoro", di Loretta Napoleoni

La globalizzazione ha prodotto un fenomeno nuovo nel mercato del lavoro, che gli economisti definiscono la corsa dei salari verso il basso. Grazie alla delocalizzazione la forza lavoro a disposizione del capitale occidentale si è raddoppiata. Dall’Est europeo fino al sud est asiatico, l’impresa ha così usufruito di salari decrescenti. Ciò significa che quello minimo percepito, ad esempio in Cina, è diventato un metro di comparazione internazionale. Si chiama «arbitraggio globale del lavoro», lo spostamento della produzione da un paese all’altro in base al costo del lavoro. La corsa dei salari verso il basso ha messo in ghiacciaia il costo del lavoro in occidente, e spesso per evitare la delocalizzazione i sindacati hanno accettato condizioni monetarie che non coprivano l’aumento del costo della vita. Ciò significa che in termini reali, e cioè al netto dell’inflazione, oggi il salario medio dell’operaio occidentale è più basso che vent’anni fa. Naturalmente non era questo l’obiettivo che ci si prefiggeva globalizzando. Il fenomeno ha messo in aperta concorrenza tutti i lavoratori senza però creare la rete di connessione tra …

"Il 730 straniero vale 40 miliardi", Francesca Padula

Nell’anno dello scoppio della crisi hanno dichiarato in media poco meno di 13mila euro. Rappresentavano il 7,8% dei contribuenti totali in Italia e producevano il 5,2% dei redditi complessivi. E ancora: nove su dieci nel 2008 erano lavoratori dipendenti(o pensionati), concentrati nelle aree settentrionali – dove guadagnavano di più – e quasi la metà dichiarava meno di 10mila euro. In tutto hanno certificato redditi per oltre 40 miliardi di euro. È la fotografia del rapporto tra i cittadini nati all’estero (in tutto 3.242.304) e il fisco italiano scattata dalla Fondazione Leone Moressa di Mestre, su dati del ministero dell’Economia, che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare. «Nella compilazione della dichiarazione dei redditi – precisa la Fondazione – non viene richiesta la cittadinanza. Per cui i soggetti in questione sono sì nati all’estero, ma non necessariamente si tratta di stranieri (comunitari ed extra-Ue)». Quella che emerge è l’istantanea di un’Italia a due velocità. Da un lato, nel confronto tra il totale dei contribuenti e l’universo degli stranieri: nello stesso anno i contribuenti in …

Cambiamo la manovra. Paghi di più chi ha di più

“I sacrifici per rimettere a posto i conti pubblici non li devono fare coloro che lo hanno sempre fatto: i bidelli, gli insegnanti, i lavoratori dipendenti; ora facciano la loro parte quelli che non hanno mai fatto sacrifici, i furbetti delle rendite finanziarie, e dei capitali scudati, quelli che guadagnano come Berlusconi e che in questa manovra metteranno zero euro. Hanno fatto una manovra che tagliando i trasferimenti dà una pistola in mano alle Regioni e ai Comuni perché sparino al popolo”. Questo il messaggio di Pier Luigi Bersani per correggere una manovra sbagliata lanciato dalla manifestazione del Pd contro la manovra che si è svolta al Palalottomatica a Roma. Una giornata che vogliamo raccontarvi cominciando dalla fine, dagli ultimi passi dell’intervento del segretario del PD, che contenevano una promessa ed un’esortazione per tutti i democratici: “Questa manifestazione non è la fine della nostra mobilitazione ma l’inizio. Sulla manovra avremo di fronte mesi difficili, in Parlamento e nei comuni. Ma tutti devono sapere che l’impegno deve essere questo: ci rimanesse un solo euro, un solo …

Manuela Ghizzoni a sostegno delle iniziative contro la manovra promosse dalla Cgil a Carpi

“Il Governo tolga le mani dalle tasche dei cittadini e dei comuni e cambi una manovra sbagliata, iniqua, contro i lavoratori e devastante per gli enti locali. Il federalismo del Governo è tutto chiacchiere e distintivo”. “Come sosteniamo nelle nostre proposte, la manovra finanziaria sarà devastante per gli enti locali e per i cittadini che usufruiscono dei servizi comunali. Il sindacato ha colto nel segno, indicando chiaramente le conseguenze dei provvedimenti sbagliati e iniqui del Governo – ha commentato la parlamentare Manuela Ghizzoni, in relazione alla nota diffusa dalla Cgil sulle iniziative a Carpi previste il 22 maggio – è falso che la manovra non mette le mani nelle tasche dei cittadini come sostiene Tremonti, perché interviene tagliando scuola, ricerca, università e cultura, e dà un colpo mortale alle autonomie locali, con tagli pesanti che puniscono solo i lavoratori dipendenti e mettono in ginocchio gli enti locali”. “È assurdo che un lavoratore dipendente contribuisca alla manovra in modo così incisivo e i Paperoni alla Berlusconi non ci mettano nemmeno un euro. Buon senso ed equità …

"Articolo 41 e libertà di impresa", di Agostino Giovagnoli*

L´assalto alla Costituzione si è concentrato negli ultimi tempi sull´articolo 41. Con crescente frequenza, infatti, si cerca di picconare la carta fondamentale della Repubblica, perché il suo testo – ormai troppo vecchio e datato – sbarrerebbe la strada ad una modernizzazione sempre più urgente. Adesso l´attacco riguarda l´art.41 colpevole di impedire la libertà di impresa in Italia. Peccato che l´articolo in questione si apra con un´affermazione molto esplicita: «L´iniziativa economica privata è libera». Dunque, come è stato giustamente osservato, la polemica contro l´articolo 41 costituisce anzitutto un diversivo: non è la Costituzione, ma sono normative farraginose e lungaggini burocratiche a limitare di fatto l´iniziativa economica; la loro rimozione, perciò, non passa per una lunga e complicata modifica costituzionale, ma attraverso un´azione più efficace ed incisiva di governo e Parlamento. Insomma, si discute di Costituzione per non affrontare i veri problemi. Ma, in questa polemica, non c´è solo una strumentalità immediata. Riconosciuto che nulla impedisce di operare subito per aumentare la libertà delle imprese, si è passati a sottolineare l´importanza simbolica di un cambiamento di questo …

"Una patrimoniale per ridurre il debito", di Marcello Degni*

Una manovra come quella in discussione dovrebbe prevedere un prelievo sulla ricchezza da usare per ridurre l’indebitamento, così da combinare il rigore contabile con la crescita. La riforma del Patto di Stabilità europeo in discussione rende sempre più rilevante il parametro del debito pubblico. Anche in La principale chiave di lettura della manovra è proprio quella internazionale. Il tempo che il ministro Guido Carli aveva, con lungimiranza, conquistato per il nostro Paese, è scaduto. Il debito pubblico pesa come un macigno sui margini d’azione della politica economica italiana. Le previsioni sono molto chiare: nel 2009 il livello è stato pari al 115,8 per cento del Pil, salirà al 118,4 quest’anno, per raggiungere il 119,6 nel 2012 (stime Ruef). Il faticoso percorso di riduzione, avviato nel 1994 e proseguito con alterne vicende fino ad oggi appare completamente vanificato. Magra consolazione: rispetto al1994,anchelamedia dell’area euro è cresciuta dal 60 al 78 per cento del 2009. In questo caso il mal comune non è mezzo gaudio, anzi si crea il rischio di un eccesso di offerta sul mercato …