Tutti gli articoli relativi a: lavoro

"Monotonia del posto fisso", Pd critica Monti

Casini: “Il premier ha voluto aprire il dibattito”. I democratici non digeriscono l’intervento del premier a Matrix. Bersani: “Posto fisso monotono per chi ce l’ha”. Camusso: “Più che battute, dia risposte”. Di Pietro: “Prova a fare il furbo”. Vendola: “Variante sgraziata della destra”. Brunetta: “Ha detto una coraggiosa ovvietà”. Fli: “Monti crudo, ma il posto fisso non c’è più” ROMA – Per la prima volta dall’avvento dell’esecutivo “tecnico”, il Pd critica apertamente il premier Mario Monti, che alla vigilia del secondo incontro tra governo e parti sociali al tavolo della riforma del lavoro ha definito “monotono” il posto fisso intervenendo a Matrix. Al di là della polemica, le parole di Monti suonano come un messaggio ai sindacati: per quanto si voglia tener fuori dalla trattativa l’articolo 18, la flessibilità in uscita è al centro del progetto di riforma. La decisione del governo si rispecchia anche nelle parole con cui il ministro Elsa Fornero apre il secondo incontro con i rappresentanti del mondo del lavoro: “Ok al dialogo, ma il governo farà la riforma, con o …

“Monotonia del posto fisso”, Pd critica Monti

Casini: “Il premier ha voluto aprire il dibattito”. I democratici non digeriscono l’intervento del premier a Matrix. Bersani: “Posto fisso monotono per chi ce l’ha”. Camusso: “Più che battute, dia risposte”. Di Pietro: “Prova a fare il furbo”. Vendola: “Variante sgraziata della destra”. Brunetta: “Ha detto una coraggiosa ovvietà”. Fli: “Monti crudo, ma il posto fisso non c’è più” ROMA – Per la prima volta dall’avvento dell’esecutivo “tecnico”, il Pd critica apertamente il premier Mario Monti, che alla vigilia del secondo incontro tra governo e parti sociali al tavolo della riforma del lavoro ha definito “monotono” il posto fisso intervenendo a Matrix. Al di là della polemica, le parole di Monti suonano come un messaggio ai sindacati: per quanto si voglia tener fuori dalla trattativa l’articolo 18, la flessibilità in uscita è al centro del progetto di riforma. La decisione del governo si rispecchia anche nelle parole con cui il ministro Elsa Fornero apre il secondo incontro con i rappresentanti del mondo del lavoro: “Ok al dialogo, ma il governo farà la riforma, con o …

Difendere, accelerare, rinforzare. La linea del PD sulle Liberalizzazioni

La battaglia delle liberalizzazioni. In Parlamento arriva il decreto del Governo. Il PD difende e punta ad ampliare in molti settori Dopo l’approvazione del mille proroghe arriva in Parlamento il decreto sulle liberalizzazioni. Il Pd difende il decreto e prepara l’offensiva per rafforzare le liberalizzazioni. Ecco la sintesi informativa redatta a cura dell’Ufficio Stampa, con l’aiuto del dipartimento economia e dei gruppi parlamentati del Pd. Le leggi più importanti le ha fatte il centrosinistra. Berlusconi ha fermato tutto. Con Monti finalmente si riparte A cinque anni dalle ultime lenzuolate in favore del cittadino-consumatore approvate dal governo Prodi, e dopo le innumerevoli marce indietro a favore di lobby e corporazioni varie da parte del governo di Silvio Berlusconi, è positivo che si torni, con il decreto “Cresci Italia”, a riaprire il cantiere delle liberalizzazioni. Questo cantiere non si deve più chiudere, anche perché non basta approvare alcune norme per aver risolto la questione. Come insegna l’esperienza e il metodo seguito per dare attuazione alle liberalizzazioni varate dai governi di centro-sinistra, le norme pro-concorrenziali devono essere anche …

“Dai tecnici per ora troppa demagogia sui giovani”, di Salvo Barrano

Negli ultimi mesi abbiamo provato a gridarlo nelle piazze, a scriverlo, a dirlo persino educatamente. Che il mercato del lavoro in Italia ha molti difetti, meno che quello di un’eccessiva rigidità in uscita. Eppure non facciamo altro che sentire la teoria che da noi non si assumono i giovani perché non si possono licenziare i vecchi. Una teoria predicata dalla Banca centrale europea, accreditata da insigni giuslavoristi, rimbalzata nei salotti televisivi. Che adesso sembra ridotta a una storiella. Così suona a chi la flessibilità in uscita la vive sulla propria pelle da anni, ma è abituato a chiamarla più semplicemente precarietà, licenziabilità, ricattabilità. A certificare che in Italia di flessibilità ce n’è pure troppa, sono i dati appena diffusi dall’Istat: il 71,5% dei nuovi lavoratori viene reclutato con contratti temporanei e alla scadenza del contratto la metà rimane a casa. I dati Istat non fanno altro che confermare quanto già diffuso negli ultimi anni dall’Osservatorio sulla Precarietà della Sapienza: in Italia ci sono circa due milioni e trecentomila lavoratori con contratti a tempo determinato, quasi …

"Dai tecnici per ora troppa demagogia sui giovani", di Salvo Barrano

Negli ultimi mesi abbiamo provato a gridarlo nelle piazze, a scriverlo, a dirlo persino educatamente. Che il mercato del lavoro in Italia ha molti difetti, meno che quello di un’eccessiva rigidità in uscita. Eppure non facciamo altro che sentire la teoria che da noi non si assumono i giovani perché non si possono licenziare i vecchi. Una teoria predicata dalla Banca centrale europea, accreditata da insigni giuslavoristi, rimbalzata nei salotti televisivi. Che adesso sembra ridotta a una storiella. Così suona a chi la flessibilità in uscita la vive sulla propria pelle da anni, ma è abituato a chiamarla più semplicemente precarietà, licenziabilità, ricattabilità. A certificare che in Italia di flessibilità ce n’è pure troppa, sono i dati appena diffusi dall’Istat: il 71,5% dei nuovi lavoratori viene reclutato con contratti temporanei e alla scadenza del contratto la metà rimane a casa. I dati Istat non fanno altro che confermare quanto già diffuso negli ultimi anni dall’Osservatorio sulla Precarietà della Sapienza: in Italia ci sono circa due milioni e trecentomila lavoratori con contratti a tempo determinato, quasi …

"Ma la licenziabilità non crea posti di lavoro", di Walter Passerini

Né totem né tabù, ma nemmeno la chiave magica che riuscirà ad aprire le porte della riforma del lavoro. I manager italiani sdrammatizzano il peso dell’articolo 18, indicando la strada per un nuovo patto tra aziende e lavoratori. L’articolo 18 non è un tabù, ma da solo non serve più. La maggioranza degli 850 dirigenti e quadri intervistati rivela un atteggiamento pragmatico e laico verso quello che è diventato un territorio di crociate e di battaglie spesso ideologiche e riporta i problemi con i piedi per terra. Come risulta dall’indagine realizzata dall’associazione Manageritalia, che rappresenta oltre 35 mila direttori e capi d’impresa, con la collaborazione di Astra Ricerche, due manager su tre affermano che non è l’articolo 18 a impedire alle imprese di assumere personale (concorda con questa opinione il 61,7% degli intervistati). I dirigenti indicano con chiarezza quelle che dovrebbero essere le vere tutele in un moderno sistema del lavoro. Secondo l’86,7% degli interpellati, infatti, il punto critico è la forte competizione e l’obsolescenza di alcune professionalità, che vanno sostituite rapidamente, ma ciò deve …

“Ma la licenziabilità non crea posti di lavoro”, di Walter Passerini

Né totem né tabù, ma nemmeno la chiave magica che riuscirà ad aprire le porte della riforma del lavoro. I manager italiani sdrammatizzano il peso dell’articolo 18, indicando la strada per un nuovo patto tra aziende e lavoratori. L’articolo 18 non è un tabù, ma da solo non serve più. La maggioranza degli 850 dirigenti e quadri intervistati rivela un atteggiamento pragmatico e laico verso quello che è diventato un territorio di crociate e di battaglie spesso ideologiche e riporta i problemi con i piedi per terra. Come risulta dall’indagine realizzata dall’associazione Manageritalia, che rappresenta oltre 35 mila direttori e capi d’impresa, con la collaborazione di Astra Ricerche, due manager su tre affermano che non è l’articolo 18 a impedire alle imprese di assumere personale (concorda con questa opinione il 61,7% degli intervistati). I dirigenti indicano con chiarezza quelle che dovrebbero essere le vere tutele in un moderno sistema del lavoro. Secondo l’86,7% degli interpellati, infatti, il punto critico è la forte competizione e l’obsolescenza di alcune professionalità, che vanno sostituite rapidamente, ma ciò deve …